Gli eventi mondiali condivisi sui social network si intervallano per pochi giorni, Zuckerberg intanto lancia la telepatia dei post

Terremoti, attentati, epidemie: l’attenzione? Sul web dura poco più di una settimana.

Terremoti, attentati, epidemie: l'attenzione? 
Sul web dura poco più di una settimanaLa strage di Charlie Hebdo a Parigi. Le scosse in Nepal. Gli omicidi del Bardo a Tunisi, o i più recenti di Sousse. Episodi gravissimi. Su cui la Rete si muove come un’onda: un picco d’attenzione e poi via. Dopo 10 giorni le ricerche vanno a zero.

Su Twitter dura poco più di un giorno, l’attenzione. Alle parole “strage” e “attentato” s’alza il volume il 26 giugno, in contemporanea all’incursione terroristica sulle spiaggia di Sousse , che ha lasciato 38 morti fra turisti e dipendenti dell’albergo. Oltre cinquemila persone corrono sul social network a parlare in italiano di cosa sta succedendo. Il giorno dopo i “cinguettii” già scivolano sotto i tremila. All’inizio di luglio ne restano poche centinaia.

Il numero di tweet con la parola...
Il numero di tweet con la parola “strage” nell’ultimo mese

È logico, in qualche modo: Twitter è uno strumento dedicato all’immediatezza, non alla riflessione. All’urgenza, non all’analisi. Ma lo stesso andamento si riscontra a guardare cosa succede sul motore di ricerca di Google. Confrontando l’interesse dimostrato nell’ultimo anno per eventi catastrofici come il terremoto in Nepal, epidemie  come Ebola o le azioni dei miliziani del Califfato: da Charlie Hebdo a Parigi al museo del Bardo.

Partiamo proprio dal Bardo, il museo nazionale archeologico di Tunisi dove sono morti anche quattro italiani . L’attentato avviene il 18 marzo. Apre i quotidiani per circa cinque giorni, poi scivola in seconda fila. E sul web? La parola ha il picco di ricerche nelle stesse ore delle notizie dall’altra parte del Mediterraneo. Ma il 22 marzo è già in calo. Ed entro il 5 aprile l’attenzione è tornata ai livelli pre-attentato: bassissimi.

L’avevamo già raccontato per Ebola, spiegando come l’interesse di media e lettori si fosse acceso solo al primo morto occidentale , mentre già in Africa se ne erano contati a migliaia. E come questa bolla di informazione, con inchieste, paure, e articoli, non fosse durata più di poche decine di giorni, scomparendo di nuovo fra gli ultimi problemi su cui fare ricerche nonostante restasse un fronte aperto nei paesi del contagio.

La stessa altalena si riscontra con qualsiasi grande evento globale. Intervistato da “l’Espresso” solo quattro giorni dopo le scosse che hanno distrutto il Nepal, Maurizio Busatti dell’Oim disse subito: «Dobbiamo raccogliere adesso fondi che serviranno per il dopo, per la ricostruzione, perché l’attenzione del pubblico fra una settimana sarà già su altro». La sua previsione si è rivelata lineare. Nell’arco di quindici giorni le ricerche sulla parola terremoto erano già scomparse dalle classifiche di Google.

“Matematica dei sentimenti e telepatia”: il futuro secondo il visionario Zuckerberg

"Matematica dei sentimenti e telepatia": il futuro secondo il visionario ZuckerbergIl fondatore di Facebook ha risposto per un’ora ai quesiti degli utenti parlando di futuro e informazione. Tra chi gli ha posto le domande anche Stephen Hawking e Arianna Huffington.

La prossima frontiera di Facebook sarà la telepatia: condividere a distanza sentimenti, emozioni e pensieri con i nostri amici su un social network più che immateriale. Non si tratta della previsione di un folle, a meno di non voler considerare tale il visionario per antonomasia, Mark Zuckerberg, lo stesso creatore di Facebook. Il 31enne n.1 del social network ha annunciato che “un giorno saremo in grado di scambiarci pensieri pieni e ricchi l’un l’altro direttamente usando la tecnologia. Sarete in grado di pensare a qualcosa e i vostri amici saranno in grado di vivere la stessa esperienza immediatamente, se voi lo vorrete. Questa sarà l’ultima frontiera della tecnologia”. Così lo stesso Zuckerberg in uno scambio di opinioni globale durato un’ora, ovviamente su Facebook, su come vede il futuro della sua creatura.

Rispondendo a una domanda Zuckerberg ha spiegato che “ci sono poche ma importanti tendenze nella comunicazione umane che speriamo di migliorare. Prima”, ha ricordato, “abbiamo condiviso testi, ora postiamo principalmente foto. Nel futuro i video saranno molto più importanti (usati) delle foto. Dopo tutto questo (verranno) esperienze totalizzanti come essere immersi nella realtà virtuale e saranno la norma. Dopo avremo il potere di condividere tutta la nostra gamma di sensi ed esperienze emotive con la gente quando vorremo”. Centrali per raggiungere l’obiettivo di questo “Facebook- telepatico” sarà lo sviluppo di strumenti sempre più portatili e potenti come quelli “di realtà aumentata (non li ha citati ma il pensiero è corso ai ‘Google Glass’, finora rivelatisi un mezzo flop commerciale) che potremmo indossare quasi tutto il giorno per migliorare le nostre esperienze comunicative”. Il passo successivo per Zuckerberg, il “Facebook-telepatico”.

facebook-twitterTra i tanti che hanno posto domande al Ceo del social network anche nomi noti. Come Stephen Hawking, per esempio, che chiede: “Il mio desiderio è conoscere una teoria unificata di gravità e altre forze. A quale delle grandi domande della scienza vorresti dare una risposta e perché?”. “Sono più interessato alle domande che riguardano la gente”, ha risposto Zuckerberg. “Cosa ci farà vivere per sempre? Come possiamo curare tutte le malattie? Come lavora il cervello? Come funziona l’apprendimento e come possiamo far sì che gli esseri umani possano imparare milioni di volte tanto? E poi sono curioso di sapere se esiste una formula matematica che sottosta alle relazioni sociali e che governa il nostro interesse per cose e persone. Scommetto che esiste”.

La domanda di Arianna Huffington, invece, si concentra sull’informazione: “Facebook negli ultimi tempi ha giocato un ruolo molto importante nell’editoria digitale. Come pensi che si evolverà il modo in cui testate e giornalisti presenteranno le loro storie online nei prossimi anni?”. “Per quanto riguarda la ricchezza dell’informazione”, ha risposto il fondatore di Facebook, “online vediamo contenuti sempre più ricchi. Invece di soli testi e foto, per esempio, ci sono sempre più video. È una tendenza che crescerà in futuro insieme a contenuti più immersivi di realtà virtuale. Sulla velocità delle notizie, penso che l’informazione tradizionale, quella accuratamente verificata, sia un modello che non riesce a tenerci aggiornati in modo immediato su tutto quello che di importante accade. C’è un grande spazio per l’industria dell’informazione: recapitare le notizie frequentemente e in piccole parti. Queste instant news non rimpiazzeranno i lavori più complessi e di ricerca e credo che nessuno punti a questo”.

E, in attesa della telepatia, parlando della tecnologia di un futuro più prossimo, Zuckerberg ha parlato di Intelligenza Artificiale: “La maggior parte delle nostre ricerche si concentrano sul capire il significato di quello che la gente condivide. Per esempio, se scatti una foto in cui c’è un amico, noi vogliamo assicurarci che quell’amico la veda. Se fai la foto a un cane o scrivi un post di politica, dovremmo aiutarti a connetterti con persone che amano i cani e la politica. Per fare queste cose sempre meglio, il nostro obiettivo è costruire un sistema di Intelligenza Artificiale che funzioni meglio degli umani per quanto riguarda i sensi: la vista, l’ascolto… Per la vista stiamo costruendo un sistema che riesca a riconoscere tutto quello che c’è in una foto o in un video: persone, oggetti, paesaggi… Questo deve capire tanto il contesto delle immagini quanto ciò che è raffigurato. Per l’ascolto e il linguaggio, ci stiamo concentrando nella traduzione voce-testo e di quella di testi da una qualsiasi lingua a un’altra”.

Alla classica domanda, su cosa porterebbe su un’isola deserta, infine, il Ceo ha risposto citando uno dei suoi progetti più ambiziosi: “Su quell’isola Facebook ha già fatto arrivare la connessione via satellite di Internet.org? Perché a questo progetto stiamo lavorando e in un futuro non troppo lontano, sono sicuro che ci sarà il wifi anche su quell’isola. In quel caso porterei mia moglie, il mio cane e il mio telefono. In caso contrario, mia moglie, il mio cane e un libro”.


fonte 1 – fonte 2

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