Borghezio,Geert, Le Pen e gli altri amici di Israele che fomentano guerra razziale e odio sociale

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Occhi “blu per un popolo che vuole restare bianco” . Così Mario Borghezio ha parlato al forum di “Bloc Identitaire”, movimento della variegata destra francese. E siccome anche a me piacciono gli occhi blu nei maschietti, mi sono venuti in mente gli occhi di Anders Breivik, l’autore della strage di Utoya (e di Oslo) dell’estate 2011. Alla terza udienza del suo processo, Breivik ha dichiarato che tra le motivazioni che lo avrebbero spinto al nefando gesto c’era quella didestabilizzare la società norvegese, di spingerla nella paura, cosicchè dietro la tensione generata dallo spavento per la morte che aspetta dietro l’angolo chiunque di noi, il popolo norvegese si sarebbe unito sulla scorta dell’istinto, secondo “il simile che cerca il simile”. Emarginando il diverso, l’abbronzato, l’arabo, l’africano… ilmusulmano insomma. I giornali, all’epoca della vicenda Breivik, prima e durante il processo, hanno piu’ volte accostato lo stragista ai nazisti e a Hitler. Cosi come anche Borghezio (che con la strage di Breivik non ha nulla a che fare, lo precisiamo per evitare pericolosi fraintendimenti)spesso viene accostato al nazismo . In special modo al razzismo nazista, al suprematismo della stirpe tedesca che se l’è presa con gli ebrei.

il filosionista borghezio

In realtà, né borghezio né Breivik hanno molto a che vedere con l’antisemitismo nazista. L’accostamento al nazismo che i giornali hanno piu’ volte ribadito nel caso dell’assassino norvegese, voleva semplicemente tener lontana, propagandisticamente, la vile strage di Utoya dall’ideologia sionista del suo autore, misconoscendola. Breivik scrive espressamente nei forum suprematisti in cui interveniva “odio Hitler”.

una delle ragioni politiche del raduno di Utoya era il boicottaggio di Israele

A Borghezio si puo’ dare del razzista, ma certo non dell’antisemita, giacchè si è preoccupato di difendere Israele sia all’epoca del boicottaggio alla fiera del libro di Torino che -addirittura- all’epoca di “piombo fuso” dove sostenne, senza riserve, che l’attacco rispondeva alla necessità di difendersi da parte di Israele
L’accostamento ( puramente ideologico: parliamo di comunanza di “brodo di coltura”) di questo tipo di personaggi avviene sulla base di un tratto molto preciso: essi sono di destra (indubbiamente), sono identitaristi , sono razzisti e suprematisti (il concetto espresso da Borghezio la dice tutta: “Viva i bianchi d’Europa, viva la nostra identità, la nostra etnia, la nostra razza: quando la nostra patria viene invasa, bisogna bastonare” ) ma non si rifanno ad Hitler ed al nazismo, al contrario: sono filoisraeliani in modo viscerale. Essi considerano israele come un avamposto bianco e occidentale contro l’”invasione islamica”, vista e dipinta come il pericolo piu’ imminente che l’Europa deve temere.  Questa è la paura su cui continuamente ci richiamano.

Il leitmotiv dell’obbligo occidentale di aver paura dei musulmani, in Italia è stato introdotto ideologicamente da oriana fallaci (la rabbia e l’orgoglio)e portato avanti dal suo epigono Magdi allam quando era vicedirettore del corriere della sera, nel quale, quando scriveva, non parlava quasi di altro. Oggi possiamo dire che questo timore è diventato una moda a cui quasi tutte le forze politiche, senza dirlo esplicitamente, se non sono pienamente di destra, strizzano l’occhio. Ed è questo terrore inespresso che fa sì che noi si accetti -senza fare un plisse’ – di intervenire militarmente (e finanziariamente) nei cambi di regime voluti dagli stati uniti, come in Libia, come in Siria e presumibilmente, contro l’Iran. La fobia del “dittatore islamico” e delle masse islamiche fanatiche ha contagiato tutti, nonostante le guerre che sono state perpetrate abbiano avuto di mira finora i regimi laici e nonostante siano proprio le guerre ad incentivare la grande migrazione dei rifugiati di guerra  nei paesi europei.

magliette contro il muro sionista distribuite al raduno di Utoya

Se  andiamo all’estero, vediamo che questa tipologia di destra (razzista, suprematista, nazionalista, identitarista, antiislamica) va per la maggiore. In Olanda, c’è Geert Wilders, che addirittura ha fatto cadere il governo. In Francia c’è Marine Le Pen e in Inghilterra la EDL (che pero’ accetta anche le persone di colore purchè completamente “inglesizzate”). Negli stati uniti chi propugna questo tipo di paure sociali è il Tea Party (che è un raggrupamento populista del partito repubblicano). Tutti  si rivolgono alla piccola borghesia solitamente legata alle destre, tutti sono filosionisti fino al midollo e furiosamente islamofobi. Geert Wilders è uno che va in Israele almeno due volte l’anno, la Le Pen -con tutto che il movimento di suo padre fu accusato di simpatie naziste- è anche lei andata in israele ed accolta in modo familiare anche dai giornali locali che l’hanno intervistata abbondantemente.

L’EDL inglese ha fatto fare un comizio ad un rabbino americano sionista appartenente al Tea Party che ha infiammato i suoi uditori con la frase “Allah non è dio”. E all’epoca della strage di Breivik un esponente in vista della stessa EDL rilascio’ un’intervista in cui disse che Breivik non puo’ risultare totalmente odioso anche se quel che ha fatto sarebbe stato meno riprovevole se avesse ammazzato musulmani, anziché norvegesi protestanti (che comunque, precisò, “non erano del tutto innocenti”)

i ragazzi di Utoya ancora vivi con le bandiere palestinesi

Insomma, il gesto di Breivik ha trovato in Europa un terreno assolutamente fertile: vi sono decine di milioni di europei che considerano davvero pericolosa la religione islamica in se . Questi europei di destra sono noncuranti del fatto che attualmente vi sia anche all’interno dell’Islam stesso un conflitto tra i piu’ fanatici (alqaedisti, wahabiti e salafiti che sono finanziati, nutriti e foraggiati proprio dall’occidente per usarli nel senso del controllo delle masse a seguito degli esiti -spesso manovrati- della “primavera araba”) e i musulmani moderati e assimilazionisti . La politica guerrafondaia che anche noi italiani stiamo concretamente perseguendo per conto degli USA e di Israele (cui l’europa è completamente asservita) viene volutamente tenuta ai margini , liquidandola come necessità delle “missioni di pace”, mentre il leitmotiv dell’invasione islamista continua a scavare nelle coscienze irretite dai ma$$ media e a costituire, forse inconsciamente, una buona motivazione per la quale la cacciata del dittatore di turno continua ad essere preferibile alla pace, non importa se questo costa milioni di vite umane e sofferenze che durano decenni.

La realtà è che l’antiassimilazionismo di queste destre scioviniste e razziste trova un epigono storico in israele. Tutta la problematica della pulizia etnica che in palestina continua impunemente è dovuta alla necessità di espandere ad ogni costo lo stato per soli ebrei. In Iran, dove gli ebrei sono una comunità di un milione di persone, completamente assimilati da millenni e non rivendicano una supremazia di stirpe, la convivenza con la maggioranza musulmana (e le altre minoranze, tra cui i cristiani) funziona serenamente per tutti. Forse la guerra all’Iran che sembra ogni giorno piu’ probabile vuole essere da parte di Israele anche una punizione per questi ebrei “traditori” (hanno rinunciato anche a 100 mila dollari che sarebbero stati loro erogati dai sionisti se avessero fatto la aliah, il trasferimento in Israele) che hanno da sempre accettato l’assimilazione, rifiutando ogni forma di suprematismo armato.

L’entità sionista sta a queste destre scioviniste come l’Unione sovietica sta alle sinistre comuniste degli anni ’70:  è l’esempio storico che “si puo’ fare”, che gli stranieri, i diversi se ne possono andare se cacciati. Che -in fondo- sussistono giuste cause per la pulizia etnica, la quale -non venendo sanzionata in nessun modo, anzi venendo incoraggiata dalle istituzioni occidentali con sovvenzioni che non sono pari nemmeno a quelle erogate all’intera Africa, in qualche modo sdoganano l’idea dell’eticità di un comportamento antiassimilazionista, razzista e sciovinista. Che paradossalmente asserve a se la costruzione di un capitalismo mondialistico e che costituisce il “brodo di coltura” per criminali come Breivik e di cui in fondo le guerre imperialistiche costituiscono causa ed effetto contemporaneamente, com’è sempre accaduto per tutte le ideologie di odio razzista e di classe.

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