I segreti di Bisignani

28 MAG – I rapporti dei servizi segreti degli Stati Uniti con Beppe Grillo sono il tema di un capitolo del libro intervista a Luigi Bisignani, ”L’uomo che sussurra ai potenti”, realizzato da Paolo Madron e in uscita giovedi’ da Chiarelettere. Bisignani oltre a raccontare una vicenda gia’ conosciuta come il pranzo tra Beppe Grippo e alcuni agenti e diplomatici amercani e il dispaccio dell’ex ambasciatore Ronald Spogli, aggiunge: ”Avendo avuto anch’io il dispaccio in mano, c’e’ qualcosa che andrebbe approfondito” in quanto sono stati occultati ”chirurgicamente quasi tutti i destinatari sensibili” tra cui oltre alla Casa Bianca, al Dipartimento di Stato e alla Cia ”c’e’ da scommetterci ci fosse il Dipartimento dell’energia e la National Secuity Agency, che si occupa soprattutto di terrorismo informatico”., ”Agli americani – spiega Bisignani – e’ noto il rapporto strettissimo che Grillo ha con due loro vecchie conoscenze. Franco Maranzana (Directors and Management stratex international), un geologo controcorrente di 78 anni, considerato il suo piu’ grande suggeritore su tematiche energetiche e ambientali non politically correct, in contrasto cosi’ con la linea ecologica che viene attribuita al movimento. E soprattutto Umberto Rapetto, un ex colonnello della Guardia di finanza”.

L’occhio degli Usa su Beppe Grillo fin da tempi non sospetti e la longa manus di Washington ad accompagnarlo, come vent’anni fa accadde con Antonio Di Pietro.
E’ l’analisi che Luigi Bisignani fa dei rapporti tra gli Stati Uniti e il leader di M5S in un capitolo di ‘L’uomo che sussurra ai potenti’ libro-intervista con Paolo Madron.
Mi sembra di rivedere il film con cui alcuni diplomatici Usa accompagnarono la corsa di Antonio Di Pietro” dice Bisignani nel volume pubblicato da Chiarelettere. Prova ne e’, secondo Bisignani, l’incontro che alcuni diplomatici e agenti Usa ebbero con il comico genovese nel 2008 “quando il fenomeno Grillo era ancora di la’ da esplodere”. “Agli americani e’ noto il rapporto strettissimo che Grillo ha con due loro vecchie conoscenze” dice Bisignani, “Franco Maranzana e Umberto Rapetto”. Il primo e’ un “geologo controcorrente, grande suggeritore su tematiche energetiche e ambientali, attenzionato perche’ molto polemico con le tesi portate avanti da Al Gore”.

Rapetto, “ex colonnello della Guardia di Finanza” e’ definito da Bisignani “amico degli americani” che lo hanno “consultato come uno degli esperti piu’ importanti di anticrimine tecnologico”. Nel volume e’ riportato per intero il cablogramma che parti’ dall’ambasciata di Via Veneto per informare Washington delle impressioni avute durante il pranzo.

“Molte idee di Grillo sono utopiche e irrealistiche” scrivevano i diplomatici che “quasi istintivamente” disconoscobbero “la validita’ del messaggio” pur riconoscendogli il ruolo di “credibile interlocutore per capire dal di fuori il sistema politico italiano” e la capacita’ di rappresentare una fetta di elettorato che non ha voce: “studenti e cittadini che si sentono privati dei diritti civili, ignorati dal sistema che al massimo ha nei loro confronti un atteggiamento accondiscendente”. Ma secondo Bisignani i rapporti tra il potere americano e Grillo non si fermano ai contatti con emissari del dipartimento di Stato. “Jim O’Neill, della banca d’affari Goldman Sachs, forse vede nei grillini il grimaldello per scardinare” l’euro.

Inoltre “l’unico studio scientifico fatto finora sul Movimento 5 Stelle e’ stato commissionato al think thank inglese Demos supportato dalla Open Society” di George Soros “un altro guru del capitalismo americano, che lavora per destabilizzare” la moneta unica. Da non dimenticare, secondo Bisignani, la visita fatta dal capogruppo di M5S in Senato, Vito Crimi, e alla Camera, Roberta Lombardi, all’ambasciatore David Thorne all’indomani delle elezioni, ne’ il pubblico apprezzamento espresso dal capo della missione diplomatica Usa in occasione di una visita al liceo romano ‘Visconti’.

Bisignani, poi, respinge ogni parallelo tra lo sbarco dei grillini in Parlamento e gli esordi romani della Lega. “Li’ c’era Umberto Bossi” dice, “erano pochi e c’era un capo assoluto che li aveva scelti e li comandava a bacchetta”, mentre Grillo “e’ un capo che la gran parte dei parlamentari eletti ha conosciuto solo via Internet: per questo i suoi di muovono disordinatamente”.

Fonte: http://www.imolaoggi.it/?p=51664

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Ecco chi è in realtà lo speculatore Georges Soros, arruolato dai radicali come “filantropo”

Pubblicato da ECONOMIA, ESTERI giu 21, 2012

Dopo aver letto l’articolo, vi invitiamo a riflettere quando Emma Bonino si propone come candidata alla Presidenza della Repubblica.

21 giu – “Pannella assolda persino Soros“. I radicali comunicano notizia sul loro sito, con una certa spavalderia, come se fosse un onore e come se tutti gli italiani avessero l’anello al naso: “Marco Pannella è riuscito anche in questo, il finanziere ungherese e filantropo George Soros si è iscritto al partito.”

Ma fino a che punto Soros è filantropo, nonché finanziere? Ce lo spiega egli stesso con questa affermazione:
‹‹Sono certo che le mie attività speculative hanno avuto delle conseguenze negative. Ma questo fatto non entra nel mio pensiero. Non può. Se io mi astenessi da determinate azioni a causa di dubbi morali, allora cesserei di essere un efficace speculatore. Non ho neanche l’ombra di un rimorso perché faccio un profitto dalla speculazione sulla lira sterlina. Io non ho speculato contro la sterlina per aiutare l’Inghilterra, né l’ho fatto per danneggiarla. L’ho fatto semplicemente per far soldi››.

Quindi Soros non è affatto un finanziere, ma un sicario economico, un cinico megaspeculatore che non si fa scrupoli di danneggiare una nazione per il suo tornaconto personale. I radicali la chiamano “filantropia”, sperando che gli italiani non capiscano che chi finanzia un partito, ha sullo stesso una certa influenza…, vero Pannella?

Ma la filantropia di Soros non si ferma qui, difatti ha acquistato titoli dei debiti pubblici  europei per 2 miliardi di dollari a prezzi stracciati da una liquidazione dalla MF Global, la compagnia speculativa  fallita ad ottobre, diretta da John Corzine (un altro ex di Goldman Sachs, ed ex governaore del New Jersey). La MF Global aveva in portafoglio 6,3 miliardi di dollari in titoli degli stati più indebitati: italiani e spagnoli, ma anche portoghesi, irlandesi e belgi. Corzine speculava su tali debiti sperando di profittare, apparentemente, dalla differenza che riceveva sui bond europei e gli interessi che pagava in base agli naccordi di ricomprare.

Ora, a profittare sarà Soros: i bot, btp  e bonos comprati a prezzo di fallimento  sono a scadenza breve, si dice. Anche se non è chiaro se Soros intende tenerseli fino alla maturazione, oppure realizzare un colpo gobbo a breve. Non l’ha detto, ovviamente.

E veniamo ai fatti di casa nostra. Ce li racconta Blondet
Nel 1992 Ciampi, allora governatore di Bankitalia, dilapidò 48 miliardi di dollari in una assurda difesa della lira, che era sotto attacco da parte di Soros.

Soros aveva più mezzi: grazie all’effetto-leva e alla speculazione coi derivati, agiva come avesse 100 dollari per ogni 5 realmente impiegati. In pratica, con questa leva, Soros vendeva lire che non possedeva, contando poi di ricomprarle a svalutazione avvenuta.

Il venerato maestro Ciampi, che sapeva come stavano le cose, avrebbe dovuto rinunciare fin dall’inizio alla sua difesa, salvando i 48 miliardi di dollari. Invece la fece ad oltranza: cosa che costò ai contribuenti italiani 60 mila miliardi di lire (due o tre stangate alla Prodi) che in parte (almeno 15 mila miliardi di lire) finirono nelle tasche di Soros. E cosa ancora più grave, Ciampi prosciugò quasi totalmente le riserve in valuta di Bankitalia.

Così, quando alla fine la lira fu svalutata del 30% – come i Rothschild e le banche d’affari USA volevano, per poter comprare a prezzi stracciati le imprese dell’IRI – non c’erano più soldi per la difesa della italianità di quelle imprese. La svendita era stata accuratamente preparata da Giuliano Amato che, appena diventato capo del governo, aveva trasformato gli enti statali in società per azioni, in vista delle privatizzazioni, in modo che le oligarchie finanziarie estere potessero controllarle diventandone azioniste, e poi rilevarle per il classico boccone di pane.

La cosa fu così sporca che Ciampi (come minimo, se non da complice, si comportò da incompetente) una volta prosciugate le riserve, offrì le sue dimissioni. Gli fu detto di star tranquillo; Ciampi sarebbe stato premiato con la presidenza della repubblica.

Ci fu anche un’inchiesta. Nel ‘96 la Guardia di Finanza indagò se «influenti italiani abbiano operato illegalmente dietro banche e speculatori», ricavando un guadagno accodandosi a Soros nella speculazione contro la lira. Secondo Il Mondo del dicembre ‘96, la «lobby a favore di Soros», secondo gli inquirenti, comprendeva Prodi, Enrico Cuccia (capo di Mediobanca per la Lazard) Guido Rossi, Isidoro Albertini, Luciano Benetton, Carlo Caracciolo.

Naturalmente, le procure insabbiarono. Gli indagati erano tutti padri della patria, venerati maestri, riserve della repubblica.

Per conoscere piu’ dettagliatamente come fu svenduta l’Italia, vi rimandiamo alla lettura di  questo articolo >>

E Prodi come si comportò nei riguardi di Soros? Gli consegnò la laurea honoris causa, (anzichè un mandato di cattura) presso facolta’ di economia dell’Universita’ di Bologna, presieduta da Stefano Zamagni, stretto collaboratore dell’ ex primo ministro emiliano.

Soros si è ripetutamente giustificato per il fatto che, in gioventù, fungesse da corriere per le operazioni genocide delle Waffen SS nell’Ungheria occupata dai nazisti. Ad esempio, in un’intervista concessa a 60 Minutes, la trasmissione di Steve Kroft alla CBS, il 20 dicembre 1998, Soros spiegò che, quando era un adolescente, aiutò i nazisti a confiscare le proprietà degli ebrei mandati nei campi di sterminio, e che non si sentiva per niente in colpa nel farlo. Nella prefazione ad un libro pubblicato da suo padre, Soros aggiunge: “E’ una cosa sacrilega da dirsi, ma questi dieci mesi (dell’occupazione nazista) furono il periodo più felice della mia vita… vivevamo una vita avventurosa e ci divertivamo insieme”.

Putin ha ordinato di rilasciare un mandato di cattura Internazionale nei confronti di George Soros che è stato preso con le mani nel sacco mentre si preparava a mandare aiuti finanziari a quella che si definisce opposizione in Russia che ultimamente ha fatto scendere in piazza decine di migliaia di persone raccontando bugie e mistificazioni, imbrogli durante le elezioni, adesso il mister Soros ha poco spazio per continuare i suoi sporchi giochi con la speculazione che ha messo in ginocchio tutto il sistema finanziario mondial.

Soros è condannato all’ergastolo in Indonesia per Speculazione sulla moneta locale.
E’ condannato alla pena di Morte in Malesia per aver distrutto e speculato sulla moneta locale disastrando l’economia di questo paese.
E’ stato condannato dallo stato francese per insider trading cun una multa di 2 milioni di dollari. Il bieco individuo ricorse alla corte europea dei diritti dell’uomo, ma la condanna è stata confermata.
Soros che opera principalmente a Londra è inoltre ricercato dall’Fbi per insider trading in Usa.

Finito qui? Neanche per idea. Soros è anche il principale promotore della liberalizzazione della droga nel mondo. Ce lo spiega Movisol in questo articolo affermando Il tritolo che ha ucciso i soldati italiani in Afghanistan è stato comprato con i soldi di Soros.

E ancora I lacché di Soros ad Harvard raccomandano la droga come rimedio al deficit di bilancio

Un altro esempio di filantropia fu il caso di Rosia Montana.
La Brigata Soros-Goldman è festosa e piena di allegria. Ha appena mandato la cartolina di Natale a uno dei popoli più poveri d’Europa. Tanti auguri di congelare al buio.
Ci ridono in faccia mentre noi piangiamo. Sono felici della nostra disperazione,” dice con amarezza Marinela Bar. “I cosiddetti ecologisti si preoccupano solo di se stessi, non della comunità locale,” ha aggiunto Calin Cioara. “Loro la gente la deridono.”

Secondo il Wall Street Journal del 25 febbraio 2010, George Soros è al centro della massiccia campagna di vendite allo scoperto da parte degli hedge fund, che si prefigge l’obiettivo di portare l’euro ad una parità 1:1 con il dollaro. Si tratta dello stesso Soros che riceve grande attenzione mediatica per aver proposto che la UE emetta eurobonds (e cioè agisca come i governi) per finanziare aiuti alla Grecia. Il Journal scrive che l’attuale attacco finanziario all’euro ha preso forza dopo un “idea dinner” che si tenne a Manhattan l’8 febbraio, al quale parteciparono rappresentanti dei massimi hedge fund, come SAC Capital Advisors LP e Soros Fund Management LLC.

In altre parole, Soros è alla testa di un vasto movimento di scommesse finanziarie miranti ad una svalutazione dell’euro del 40%, mentre allo stesso tempo chiede di rafforzare il sistema di governo sovrannazionale dello stesso euro, allo scopo di eseguire programmi di brutale austerità. Questa speculazione non è contro l’euro, ma contro le nazioni europee!

Fonte: http://www.imolaoggi.it/?p=20011

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Lombardi: oggi delegazione M5S dall’ambasciatore Usa Thorne

2 apr 2013 – Oggi una delegazione di parlamentari grillini si rechera’ all’ambasciata statunitense per incontrare David Thorne. Lo rende noto la capogruppo alla Camera del Movimento 5 Stelle, Roberta Lombardi.

L’ambasciatore Usa, ex cognato di Kerry, figlio di un agente della Cia, apprezza i grillini

”Insieme a Vito Crimi e una ristretta delegazione di deputati e senatori del Movimento 5 Stelle – scrive su Facebook – oggi andremo a conoscere l’Ambasciatore americano Thorne”. asca

Fonte: http://www.imolaoggi.it/?p=45805

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L’ambasciatore Usa, ex cognato di Kerry, figlio di un agente della Cia, apprezza i grillini

13 mar 2013 – Noto imprenditore di Boston con la passione della politica, il 64enne Thorne è molto vicino al senatore democratico John Kerry, del quale è stato compagno di studi a Yale e d’armi in Vietnam. Kerry è stato anche il cognato di Thorne, marito della sorella gemella di Thorne, Julia, ma il loro divorzio e la successiva morte di cancro della donna non ha diviso i due ex cognati. Anzi, quando Kerry si è candidato alle presidenziali del 2004, il futuro ambasciatore ha diretto la sua campagna online. Finanziatore della campagna elettorale di Barack Obama e vicepresidente della società finanziaria Adviser Investment, Thorne era stato citato in aprile dal Washington Post nella lista di “amici e grandi donatori” del presidente e dei democratici ai quali tradizionalmente va “il 30 per cento dei circa 160 incarichi diplomatici”, spesso i più prestigiosi ed ambiti.

L’incarico di Thorne a Roma appare come un gesto nei confronti di Kerry, attuale presidente della commissione Esteri del Senato, rimasto fuori dall’amministrazione Obama dopo che Hillary Clinton gli è stata preferita alla guida del dipartimento di Stato. “David porterà nel suo incarico il legame di una vita con l’Italia, il suo acuto ingegno, la sua conoscenza della lingua italiana, e un ricco background di conoscenza dell’Europa meridionale”, ha commentato Kerry.

Nato a New York nel 1944, Thorne ha vissuto a Roma negli anni Cinquanta, quando suo padre Landon Thorne era il consigliere economico per il piano Marshall dell’ambasciatore in Italia Claire Boothe Luce, compito che in realtà fungeva da copertura al suo incarico di agente della Cia. Landon Thorne era anche l’editore del giornale Rome Daily American, funzione che poi sarà ricoperta per alcuni anni anche dal figlio David. La madre del futuro ambasciatore, Alice Smith Berry, fu tra le protagoniste della Dolce Vita. adnkronos

Intanto nel suo blog Grillo mette in evidenza un importante sostegno al movimento giunto dall’ambasciatore Usa in Italia, David Thorne.

“Voi giovani siete il futuro dell’Italia. Voi potete prendere in mano il vostro Paese e agire, come il MoVimento 5 Stelle, per le riforme e il cambiamento”, ha detto il diplomatico statunitense agli studenti del Liceo Visconti di Roma, per la giornata dell’orientamento professionale. “Tocca a voi ora agire per vostro Paese, un Paese importantissimo nel mondo. So che ci sono problemi e sfide in questo momento, problemi con la meritocrazia, ma voi potete prendere in mano il vostro Paese e agire, come il Movimento 5 Stelle, per le riforme e il cambiamento. Spero che molti di voi daranno un contributo positivo in questo senso per il vostro Paese”, ha aggiunto.

Fonte: http://www.imolaoggi.it/?p=44174

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In un libro la verità di Bisignani, “l’uomo che sussurra ai potenti” (direttori di giornali compresi…). E si parla anche di Grillo e dei servizi segreti Usa…

IL CASO/ Dal 30 maggio sarà in libreria per Chiarelettere “L’ uomo che sussurra ai potenti”, il libro del “faccendiere” Luigi Bisignani curato da Paolo Madron. Politica, finanza, nomine in aziende pubbliche: non c’è operazione in cui non ci sia stato il suo zampino… Nel libro-intervista si parla molto di giornali: Bisignani, tra l’altro, racconta il suo rapporto con De Bortoli (“Favorii certamente i suoi rapporti con Cesare Geronzi, ma non con D’Alema…”)

Affaritaliani.it pubblica in anteprima il capitolo “Il potere dei servizi segreti – Beppe Grillo, gli americani e la politica italiana”, in cui Bisignani spiega che “i servizi americani stanno «attenzionando» Beppe Grillo e il suo movimento (…). Mi sembra di rivedere il film con cui alcuni diplomatici Usa accompagnarono la corsa di Antonio Di Pietro all’epoca di Mani pulite”

Martedì, 28 maggio 2013 – 13:30:00

Dell’uscita (già ritardata) di questo libro ormai si parla da mesi. Come ha spiegato in una recente intervista ad Affaritaliani.it lo stesso Lorenzo Fazio, editore di Chiarelettere, sono stati infatti necessari dei controlli legali ulteriori prima di mandare in stampa l’atteso “L’ uomo che sussurra ai potenti” (in uscita il 30 maggio), il libro-intervista al faccendiere Luigi Bisignani curato da Paolo Madron.

L’EDITORE – “Non è certo la prima volta che lavoriamo alla pubblicazione di un libro ‘scomodo’. Ma è la prima volta che Chiarelettere dà la parola a un uomo che è stato ‘dentro il potere’ per 30 anni, come è successo a Bisignani. Finora avevamo sempre ospitato la voce di uomini esterni al potere…”, ha sottolineato Fazio.

IL RAPPORTO CON DE BORTOLI – Nel libro-verità di uno degli uomini più potenti della storia italiana recente, già al centro di delicate indagini giudiziarie, si parla molto anche del mondo dei giornali. E come già annunciato c’è spazio anche per il direttore del Corsera De Bortoli. Nell’estratto pubblicato da Dagospia, Bisignani lo definisce così: “Sempre compassato, dotato di una camaleontica capacità di infilarsi tra le pieghe del tuo discorso e di una grande dialettica, non sufficiente però a nascondere il fatto di non avere quasi ma un’opinione troppo discorde da quella dell’interlocutore: democristiano con i democristiani, giustizialista con i giustizialisti, statalista o liberista a seconda di chi ha davanti”. Bisignani rivela di aver aiutato De Bortoli: “Favorii certamente i suoi rapporti con Cesare Geronzi, ma non con D’Alema, visto che i due si detestavano cordialmente. E durante il governo Berlusconi i motivi di contatto sono stati molteplici. (…) Mezzo governo del cavaliere mi chiedeva riservatamente di mediare con lui, sollecitando la pubblicazione di interviste o di lettere. Verso le dieci di sera, quando il giornale stava chiudendo, spesso Ferruccio mi interpellava via sms per la conferma di una notizia, di una nomina o del varo di un provvedimento”.

GLI ALTRI PROTAGONISTI DEL LIBRO-INTERVISTA – Politica, finanza, nomine in aziende pubbliche, televisione… Come si racconta ne “L’ uomo che sussurra ai potenti”, non c’è operazione in cui non ci sia stato lo zampino di Bisignani, vuoi nelle vesti di consigliere vuoi in quelle di vero e proprio regista. Ma, sempre e comunque, da dietro le quinte. Di Bisignani girano poche e vecchie foto d’archivio, a riprova di quanto l’uomo detesti apparire in pubblico. Ma della sua influenza e del suo potere nessuno dubita. Tanto che Silvio Berlusconi, che durante la sua lunga permanenza a Palazzo Chigi lo ha spesso chiamato a consulto. Questa lunga intervista ha l’andamento di una spy-story mozzafiato. I protagonisti sono quelli che tutti conosciamo, da Andreotti a papa Wojtyla, da Berlusconi a Bernabè, a Geronzi (di cui traccia un ritratto impietoso) e alle vicende di Mediobanca

BISIGNANI SCRIVE UN ROMANZO SULLA VITA NEI GIORNALI – Nel corso della presentazione del libro a Milano, è stato annunciato che Bisignani sta lavorando a un romanzo, che si intitolerà “Il direttore”, e che sarà dedicato alla vita all’interno delle redazioni giornalistiche…

LEGGI IN ANTEPRIMA SU AFFARITALIANI.IT IL CAPITOLO “IL POTERE DEI SERVIZI SEGRETI – BEPPE GRILLO, GLI AMERICANI E LA POLITICA ITALIANA

(per gentile concessione di Chiarelettere)

“Nessuna replica…Non la merita”. Cosi’ il presidente dei senatori del Movimento Cinque Stelle, Vito Crimi, risponde a chi gli chiede un commento al contenuto del libro intervista di Luigi Bisignani, ‘L’uomo che sussurra ai potenti’. In un passaggio, infatti, Bisignani parla di Beppe Grillo e dei suoi rapporti con alcuni diplomatici e agenti Usa che ne avrebbero favorito la corsa. E, come controprova, cita l’incontro avuto dallo stesso Crimi e da Roberta Lombardi con l’ambasciatore americano David Thorne all’indomani delle elezioni.

Servizi segreti, un tema che da sempre la appassiona. Bisignani, qui ci deve stupire.
L’intelligence, se è fatta bene, non si vede. Però se ne possono intuire molte mosse, specie quando chi le compie lascia traccia.

Ce n’è qualcuna che l’ha colpita di recente?
Il modo in cui i servizi americani stanno «attenzionando» Beppe Grillo e il suo movimento. Centinaia di informative, leaks, come si usa dire dopo Assange, rapporti sui 5 Stelle e sulla loro attività.

Sa qualcosa o sta solo insinuando?
A pensar male si fa peccato, come dice Andreotti, ma quasi sempre si indovina. Mi sembra di rivedere il film con cui alcuni diplomatici Usa accompagnarono la corsa di Antonio Di Pietro all’epoca di Mani pulite.

Caspita. Per dirla alla Marlon Brando di Apocalypse Now, «adoro l’odore del napalm al mattino».
Niente napalm. Tutto parte dal protocollo numero C17586026, che sigla il primo documento sul MoVimento 5 Stelle. Destinatari: il Dipartimento di Stato e altri uffici governativi di Washington. Stiamo parlando di una informativa redatta nel 2008, quando il fenomeno Grillo era ancora di là da esplodere.

Di cosa si tratta?
Del resoconto di un pranzo tra Beppe Grillo e alcuni diplomatici e agenti americani. Un fatto anomalo per uno che
in Italia rifiuta ogni contatto.

Tutto di nascosto, immagino.
Il contenuto del dispaccio firmato dall’ex ambasciatore Ronald Spogli è stato rivelato da «La Stampa» nel febbraio 2013. Grillo ha replicato: «Non avrei voluto dire nulla, l’avevo promesso a Spogli». Avendo avuto anch’io il dispaccio in mano, c’è qualcosa che andrebbe approfondito.

Cosa?
Quando è stato declassificato dall’intelligence per permetterne la pubblicazione nel rispetto del Freedom of Information Act, sono stati chirurgicamente occultati quasi tutti i destinatari «sensibili», tra cui, oltre alla Casa bianca, al Dipartimento di Stato e alla Cia, c’è da scommetterci ci fosse il Dipartimento dell’energia e la National Security Agency (Nsa), che si occupa soprattutto di terrorismo informatico.

Cosa c’entrano questi due ultimi indirizzi?
Agli americani è noto il rapporto strettissimo che Grillo ha con due loro vecchie conoscenze. Franco Maranzana, un geologo controcorrente di 78 anni, considerato il suo più grande suggeritore su tematiche energetiche e ambientali non politically correct, in contrasto cioè con la linea ecologista che viene attribuita al movimento. E soprattutto Umberto Rapetto, un ex colonnello della guardia di finanza.

Solo conoscenze?
Direi grandi amici… Pensi che Rapetto, piemontese di Acqui Terme, più di vent’anni fa suonava in una bluesband accanto al comico genovese. Mentre Maranzana, nell’aprile del 2013, era sulla barca a vela con Grillo quando il comico, entrando nel porto di Trieste, fu contestato per la prima volta.

Amici solo di Grillo o anche degli americani?
Rapetto anche degli americani, di sicuro. Di un’intelligenza fuori dal comune, Rapetto ha frequentato anche la scuola dei paracadutisti negli Stati Uniti. E per un suo precedente incarico di capo del Gat, il Gruppo anticrimine tecnologico della guardia di finanza, è considerato uno dei più importanti esperti al mondo. Come tale era molto consultato tra le agenzie di intelligence Usa. Rapetto ora lavora per Franco Bernabè in Telecom. Maranzana invece è «attenzionato» da sempre perché, tra l’altro, molto polemico con le tesi portate avanti sull’ambiente da Al Gore.

Torniamo al documento. Quando è avvenuto l’incontro?
Non conosco il giorno esatto, ma l’informativa sull’incontro spedita al Dipartimento di Stato a Washington dall’ambasciata americana a Roma, a firma dell’ambasciatore Spogli, porta la data del 7 marzo 2008. Si intitola «Nessuna speranza per l’Italia. Un’ossessione per la corruzione». Una frase che evidentemente per loro sintetizza il «Grillo pensiero». Con ogni probabilità quel documento è finito sulla scrivania di Barack Obama.

Come si struttura il documento?
Sono sedici punti che riassumono la filosofia di Grillo, evidentemente il frutto di quel pranzo e di altre conversazioni, con molti commenti degli americani a margine. Scrivono che i loro uomini presenti all’incontro «quasi istintivamente disconoscono la validità del suo messaggio». Ma si capisce che gli stanno addosso e per non sbagliare riportiamo per intero la conclusione. «Molte idee di Grillo sono utopiche e irrealistiche. Ma a dispetto della sua visione politica incoerente, la sua prospettiva dà voce a una parte dell’opinione pubblica non rappresentata altrove. La sua miscela fatta di spumeggiante umorismo, supportata da dati statistici e ricerche, fa di lui un credibile interlocutore per capire dal di fuori il sistema politico italiano.» C’è anche un altro episodio rivelatore di questo filo diretto dei grillini con gli Usa.

Non c’è niente da fare. Grillo ha un debole per giornali e politici stranieri.
All’indomani delle elezioni politiche del febbraio 2013 una delegazione capeggiata dai due capigruppo in parlamento, Vito Crimi e Roberta Lombardi, è andata a omaggiare l’ambasciatore David Thorne. Lo stesso che, parlando agli studenti del liceo romano Visconti nel marzo del 2013, ha pubblicamente lodato il nuovo movimento come motore necessario per le riforme di cui ha bisogno l’Italia.

Se è per questo anche la finanza americana ha avuto per Grillo parole di elogio.
Le ha espresse un pezzo da novanta della banca d’affari Goldman Sachs, considerato uno dei re mondiali dei cambi, Jim O’Neill, un banchiere di relazioni straordinarie, soprattutto in Cina. O’Neill è da sempre convinto assertore che l’euro sia un freno per la crescita. Lui forse vede nei grillini il grimaldello per scardinare la costruzione europea.

In effetti ha fatto scalpore che una banca così istituzionale si  sia esposta in quel modo.
Infatti si sono scoperti troppo, tant’è che pochi giorni dopo Goldman Sachs ha dovuto fare un parziale dietrofront.

Se due indizi fanno una coincidenza, tre fanno una prova.
Bravo a citare Agatha Christie, vedo che qualche sospetto viene pure a lei. Ma non basta.

Cos’altro c’è?
Oltre alla Goldman Sachs, anche un altro guru del capitalismo americano lavora a destabilizzare l’euro. Ed è George Soros, il finanziere ungherese naturalizzato statunitense e da sempre finanziatore, con il suo Soros Fund Management e con l’Open Society Institute, dei nuovi movimenti: dalla Polonia con Solidarność negli anni Ottanta alla Cecoslovacchia con Charta ’77, fino alla Rivoluzione delle Rose in Georgia.

E che c’entra Soros con Grillo?
Sarà pure un caso, ma l’unico studio scientifico di decine di pagine fatto finora sul MoVimento 5 Stelle nel febbraio del 2013 è stato commissionato al think tank inglese Demos. Il supporto è stato dato proprio dalla Open Society di Soros.

A proposito. Siamo solo all’inizio della legislatura. Per lei come si stanno muovendo i grillini dentro al Palazzo?
Come polli in batteria: nei primi giorni li hanno chiusi tutti insieme nel salone della Regina di Montecitorio, con tre commessi che non consentivano a nessuno di entrare. Si dovevano conoscere tra di loro.

Un po’ come fu per gli esordi romani della Lega.
Sbaglia. Lì c’era Umberto Bossi. Erano pochi, e c’era un capo assoluto che li aveva scelti uno per uno e li comandava a bacchetta.

Perché Grillo cos’è?
Un capo che la gran parte dei parlamentari eletti ha conosciuto solo via internet, per questo i suoi si muovono disordinatamente. Tant’è che sulle prime nomine importanti le vecchie volpi del parlamento hanno imbrogliato le carte.

Cioè?
Anziché, come i grillini pretendevano, dare loro il questore alla Camera, carica dotata di un vero potere di controllo, hanno concesso quello del Senato, molto meno importante. E i 5 Stelle si sono accontentati della vicepresidenza di Montecitorio, dove di fatto il potere è esiguo.

(continua in libreria, dal 30 maggio…)

LE ALTRE RIVELAZIONI…

PER ANDREOTTI C’ERA IL KGB DIETRO LE STRAGI DI MAFIA

I motivi dell’uccisione di Giovani Falcone e Paolo Borsellino vanno cercati lontano da Palermo e dalla Sicilia. Ne era convinto Giulio Andreotti, secondo il quale i motivi di quelle stragi “erano da cercare tra Mosca e Roma”. Lo riferisce Luigi Bisignani nel libro intervista scritto da Paolo Madron, ‘l’uomo che sussurra ai potenti’, nel quale, ad Andreotti e’ dedicato un intero capitolo ‘il divo’. Andreotti era convinto “che Falcone sarebbe stato eliminato perche’ collaborava a una spinosa indagine della magistratura russa sui finanziamenti del Kgb al Partito comunista”.

Nel libro, Bisignani, per corroborare la tesi di Andreotti tira fuori un dispaccio scovato dalla fondazione Craxi negli archivi del Kgb: “e’ un documento che risale al 1982 e che illumina sui rapporti economici tra il partito comunista sovietico e quello italiano”. Il faccendiere ricorda anche che Falcone avrebbe dovuto incontrare, due giorni dopo la strage, il procuratore penale di Mosca Valentin Stepankov, che voleva parlare con lui dell’inchiesta di cui era titolare, che indagava sui fondi segreti con cui il kgb , attraverso banche di San Marino, pagava i suoi informatori. “Andreotti – sottolinea Bisignani – era certo che da li’ bisognasse partire per capire meglio la strage, e su questo concordava anche Francesco Cossiga. Il quale era al corrente dell’iniziativa di Falcone”. Le prove di questo starebbero in dei telex tra Falcone e il magistrato russo, di cui Andreotti aveva conservato una copia e che “erano chiarissimi: portavano la dicitura finanziamenti del Pcus al Partito comunista italiano”. Su questo, secondo Bisignani “la sinistra ha sempre taciuto ma ora credo che dovra’ fare i conti con Piero Grasso, per anni capo della procura antimafia, ora presidente del senato”. Tra i primi atti ha chiesto l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulle stragi.

ALFANO E SCHIFANI TRAMARONO CONTRO IL CAVALIERE

Una ‘congiura’ contro Silvio Berlusconi sarebbe stata tramata da Angelino Alfano e Renato Schifani che “lavoravano alla costituzione di una nuova alleanza senza Berlusconi”. Ne parla nel suo libro ‘L’uomo che sussurra ai potenti’, Luigi Bisignani, che intervistato da Paolo Madron parla di quando il cavaliere decise di ricandidarsi alle ultime politiche. L’idea che Berlusconi “dovesse scendere nuovamente in campo e metterci la faccia” fu di Verdini che gli disse chiaramente di smetterla di tentennare e “anche Gianni Letta se ne convinse”.

‘Ma in mezzo a quel consesso – chiede indirettamente Madron nel libro – c’erano gia’ molti Giuda pronti a tradirlo….’. “Piu’ che di tradimento vero e proprio parlerei di piccoli uomini creati da Berlusconi dal nulla e improvvisamente convinti di essere diventati superuomini – risponde Bisignani – Il primo che mi viene in mente e’ Renato Schifani, avvocato della provincia di Palermo, ex presidente del Senato. Con Angelino Alfano, altro siciliano, lavoravano alla costituzione di una nuova alleanza senza Berlusconi”. Le frecciatine per il nuovo ministro dell’Interno non si contano: “Una volta incoronato nell’estate del 2011, contro il parere di tanti, Alfano ha pensato a costruire un monumento a se stesso. Se ne stava chiuso nell’ufficio bunker in via dell’Umilta’. Passava piu’ tempo con i giornalisti, su Facebook e Twitter che con i parlamentari”. Poi risvolti privati: “Alfano ha una vera mania per i giochini sul cellulare, cui non rinuncia neanche durante le riunioni. E poi ha la debolezza di consultare sempre l’oroscopo e di regolare le giornate in base a quel che c’e’ scritto”. Tornando alla politica e al piano per ‘mollare’ il Cavaliere, Bisignani spiega che Alfano comincio’ a muoversi nel momento in cui per Berlusconi iniziava la fase piu’ aspra di nun calvario politico e giudiziario”. Inizialmente Alfano cerco’ la sponda di Pier Ferdinando Casini, il quale in rewalta’ lo ha sempre illuso. Ma la sua corte cerco’ di costruirsela incontrando parlamentari nella casa dei Parioli che Ligresti gli aveva fatto avere in affitto. E in piu’ stringendo un asse con Roberto Maroni che preconizzava la morte civile del Cavaliere e l’investitura di Alfano come nuovo leader”.

BERLUSCONI CORTEGGIO’ IN TUTTI I MODI RENZI

Scenari politici, economici, trame e anche corteggiamenti. Nel libro di Luigi Bisignani ‘L’uomo che sussurra ai potenti’, presentato questa mattina a Milano, il faccendiere parla dell’interesse, ovviamente politico, di Silvio Berlusconi per il sindaco di Firenze Matteo Renzi. “Lo ha corteggiato in tutti i modi – dice il faccendiere -. Nei sondaggi riservati Renzi volava, tanto che Berlusconi non si sarebbe mai ributtato nella mischia. Solo Bersani – ha spiegato – fece finta di non accorgersene, mobilitando tutto l’apparato del partito per batterlo alle primarie. E scavandosi cosi’ la fossa”.

Fonte: http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/in-un-libro-la-verit-di-bisignani-l-uomo-che-sussurra-ai-potenti.html?refresh_ce

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Bisignani su Berlusconi, Grillo e rapporti con servizi segreti Usa

di: WSI Pubblicato il 29 maggio 2013| Ora 11:30

Luigi Bisignani è l’ex capo ufficio stampa di diversi ministeri della Prima Repubblica e oggi partner di una società di consulenza

ROMA (WSI) – “I servizi segreti americani controllano la politica italiana”. Questa una delle tanti rivelazioni di Luigi Bisignani, ex capo ufficio stampa per diversi ministeri della Prima Repubblica e oggi partner di una società di consulenza, coinvolto negli anni anche in alcune inchieste giudiziarie come la vicenda Enimont e l’affaire P4, dove in ambi i casi è stato condannato.

Nel libro edito da Chiarelettere che uscirà domani, “L’uomo che sussurrava ai potenti“, sono molte i segreti che svela, incominciando proprio dal Movimento 5 Stelle.

Secondo Bisignani, i servizi segreti americani puntarono gli occhi su Beppe Grillo già dal 2008, con una informativa poi indirizzata al Dipartimento di Stato Usa e ad altri uffici governativi degli Stati Uniti nella quale si presenta il “resoconto di un pranzo tra Beppe Grillo e alcuni diplomatici americani. Un fatto anomalo per uno che in Italia rifiuta ogni contatto”.

Il documento sarebbe poi stato firmato dall’ambasciatore Spogli in data 7 marzo 2008, “si intitola ‘Nessuna speranza per l’Italia’. Un’ossessione per la corruzione. Una frase che sintetizza il ‘Grillo pensiero’. Con ogni probabilità quel documento è finito sulla scrivania di Barack Obama“.

E questo cosa avrebbe portato gli americani a pensare? “Molte idee di Grillo sono utopiche e irrealistiche. Ma a dispetto della sua visione politica incoerente, la sua prospettiva dà voce a una parte dell’opinione pubblica non rappresentata altrove”.

Concludendo sul M5S, Bisignani, dichiara: “Sarà pure un caso ma l’unico studio scientifico di decine di pagine fatto finora sul Movimento 5 Stelle nel febbraio 2013 è stato commissionato al think tank inglese Demos. Il supporto è stato dato proprio dalla Open Society di George Soros“.

I presunti traditori di Berlusconi e la corte a Renzi

Nella ricostruzione dei punti salienti del libro, Il Fatto Quotidiano si concentra sul periodo delle dimissioni di Berlusconi da premier e sui tentativi di tradimento dei “piccoli uomini” da lui creati.

“Più che di tradimento vero e proprio parlerei di piccoli uomini creati da Berlusconi dal nulla e improvvisamente convinti di essere diventati superuomini. Il primo che mi viene in mente è Renato Schifani, avvocato di provincia di Palermo, ex presidente del Senato. Con Angelino Alfano, altro siciliano, lavoravano alla costruzione di una nuova alleanza senza Berlusconi. Tra chi tramava poi c’erano in primis alcuni di An: Gasparri, La Russa, Mantovano e Augello. Certamente non Altero Matteoli che è rimasto sempre leale”.

Tutti loro “si montavano a vicenda, senza capire che, quando è ferito, Berlusconi dà il meglio di sé”.

Ma Berlusconi, secondo Bisignani, puntava su un altro cavallo: Matteo Renzi: “lo ha corteggiato in tutti i modi. Nei sondaggi riservati, Renzi volava, tanto che Berlusconi non si sarebbe mai ributtato nella mischia. Solo Bersani fece finta di non accorgersene, mobilitando tutto l’apparato del partito per batterlo alle primarie. E scavandosi così la fossa”.

“Alfano? Pensava a costruirsi il monumento”

“Anche perché Alfano pensava soprattutto a costruire un monumento a se stesso. Se ne stava chiuso nel suo ufficio bunker in via dell’Umiltà, dove per chiunque era impossibile entrare. Passava più tempo con i giornalisti, su Facebook e Twitter, che con i parlamentari e con la base del partito e gli esponenti del mondo imprenditoriale, bancario e culturale che pure avevano desiderio di conoscerlo”.

“Inoltre Alfano ha una vera mania per i giochini sul cellulare, cui non rinuncia nemmeno durante le riunioni. E poi ha la debolezza di consultare sempre l’oroscopo e di regolare le giornate in base a quel che c’è scritto…”.

“Monsignor Fisichella lavorava a un dopo Berlusconi”

In molti, insomma, secondo Bisignani, lavoravano a un dopo Berlusconi. Tra questi monsignor Rino Fisichella, a lungo rettore della Pontificia Università Lateranense e attualmente presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. “Con Alfano e il fidatissimo Maurizio Lupi lavorava sodo al dopo Berlusconi anche l’arcivescovo Rino Fisichella” sostiene Bisignani. “Alcuni incontri riservati con Casini e Lorenzo Cesa – ricorda – si svolsero proprio Oltretevere, in un ufficio nella disponibilità di Fisichella, il quale era molto amareggiato per non essere stato fatto cardinale da Joseph Ratzinger”.

“Falcone, Andreotti pensava che c’entrasse il Kgb”

Poi un po’ di sguardi verso il passato. Prima tappa, le stragi del 1992. Giulio Andreotti, ha sempre avuto un convincimento e cioè che i motivi delle stragi di mafia in cui morirono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino “non si dovessero cercare a Palermo, ma fra Mosca e Roma”. Il sette volte presidente del Consiglio, secondo Bisignani, era convinto che Falcone sarebbe stato eliminato “perché collaborava a una spinosa indagine della magistratura russa sui finanziamenti del Kgb al Partito comunista”. Bisignani ricorda anche che Falcone avrebbe dovuto incontrare, due giorni dopo la strage, il procuratore penale di Mosca Valentin Stepankov: “Andreotti era certo che da lì bisognasse partire per capire meglio la strage, e su questo concordava anche Francesco Cossiga. Il quale era al corrente dell’iniziativa di Falcone”. Secondo il faccendiere “la sinistra ha sempre taciuto ma ora “credo che dovrà fare i conti con Piero Grasso, per anni capo della procura antimafia, ora presidente del Senato”. Dovrà fare i conti con lui “per la sua onestà intellettuale e perché, tra i primi atti, ha chiesto l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulle stragi”.

“Tangentopoli? Tutti, da Agnelli a De Benedetti, tentarono di bloccare i pm”

Poi la vicenda Tangentopoli: “I protagonisti sotto assedio” del capitalismo italiano, “tutti indistintamente, da Agnelli a De Benedetti, cercarono disperatamente di bloccare il pool dei giudici di Milano”. La “fortezza” in cui si arroccò il capitalismo per respingere l’offensiva giudiziaria contro il sistema delle tangenti fu Mediobanca. “Fu lì – racconta Bisignani – che si tenne una riunione riservata presieduta da Enrico Cuccia, il custode di tutti i segreti. Vi presero parte, oltre all’avvocato Agnelli e a Cesare Romiti, Leopoldo Pirelli accompagnato da Marco Tronchetti Provera, Carlo De Benedetti, Giampiero Pesenti, Carlo Sama per il Gruppo Ferruzzi e ovviamente l’amministratore delegato dell’istituto, Vincenzo Maranghi”.

Proprio Maranghi, dopo una perquisizione della polizia giudiziaria a Piazzetta Cuccia, organizzo nella notte “un pulmino che portò via tutte quelle carte dal contenuto inquietante” che non erano state scoperte. Agli investigatori era infatti sfuggita una parete mobile “celata dietro una libreria in una delle sale del piano nobile dell’istituto – dove si custodivano altri segreti”. Secondo Bisignani, “tutta la storia di Mediobanca è fitta di episodi simili” a quello sul “pulmino” di Maranghi, come il caso dei fondi neri scoperti nella Spafid, la fiduciaria di Mediobanca che “custodiva la contabilità ufficiale e parallela dei grandi gruppi”, fino alle “carte segrete su Gemina” rinvenute in “una botola” dalla Guardia di Finanza.

Tornando alla riunione “anti-pool” in Mediobanca “fu unanimemente decisa la totale chiusura a ogni possibile collaborazione con la Procura di Milano” nonché la “perentoria denuncia dei metodi che stavano destabilizzando il paese e la sua economia”. Cuccia incaricò Romiti di “coordinare ogni iniziativa” e ordinò “a quegli imprenditori che avevano interessi nell’editoria” di supportare la linea “senza tentennamenti”. Il fronte però si sfaldò presto un po’ perché i tg di Berlusconi, che “all’epoca non faceva parte del giro di Mediobanca”, cavalcarono l’onda di Mani Pulite ma soprattutto perché le delle ammissioni di un dirigente Fiat “fecero cambiare radicalmente la strategia decisa” facendo scattare il “tana libera tutti”.

Quando Cossiga mandò i carabinieri al Csm

Un altro retroscena riguarda Cossiga, il “presidente picconatore”. Nel novembre del 1991 l’allora presidente della Repubblica fece intervenire i carabinieri davanti al Csm, rivela Bisignani. “Non fidandosi in quel momento – racconta Bisignani – nonostante fossero suoi amici, dei ministri della Difesa Virginio Rognoni e dell’Interno Vincenzo Scotti, chiamò personalmente al telefono il comandante della legione dei carabinieri di Roma, il colonnello Antonio Ragusa, perché si preparasse a fare irruzione al Csm in piazza Indipendenza”. “In quella riunione – spiega Bisignani – il Csm doveva occuparsi dei rapporti tra i capi degli uffici giudiziari e i loro sostituti. Una materia che, secondo Cossiga, non era di sua pertinenza”. Secondo il racconto di Bisignani, Ragusa mise in stato d’allerta la vicina caserma: “I carabinieri rimasero al loro posto. Ma Ragusa che era in contatto telefonico diretto con Cossiga, entrò da solo negli uffici di piazza Indipendenza e convinse il vicepresidente Giovanni Galloni a togliere dall’ordine del giorno l’argomento incriminato”.

I rapporti tra i servizi segreti Usa e Beppe Grillo

I rapporti dei servizi segreti degli Stati Uniti con Beppe Grillo sono il tema di un capitolo del libro intervista a Bisignani. Oltre a raccontare una vicenda già conosciuta come il pranzo tra Beppe Grillo e alcuni agenti e diplomatici americani e il dispaccio dell’ex ambasciatore Ronald Spogli, aggiunge: “Avendo avuto anch’io il dispaccio in mano, c’è qualcosa che andrebbe approfondito” in quanto sono stati occultati “chirurgicamente quasi tutti i destinatari sensibili” tra cui oltre alla Casa Bianca, al Dipartimento di Stato e alla Cia “c’è da scommetterci ci fosse il Dipartimento dell’energia e la National Secuity Agency, che si occupa soprattutto di terrorismo informatico”. “Agli americani – spiega Bisignani – è noto il rapporto strettissimo che Grillo ha con due loro vecchie conoscenze. Franco Maranzana, un geologo controcorrente di 78 anni, considerato il suo più grande suggeritore su tematiche energetiche e ambientali non politically correct, in contrasto così con la linea ecologica che viene attribuita al movimento. E soprattutto Umberto Rapetto, un ex colonnello della Guardia di finanza”.

Secondo Bisignani l’incontro con Grillo dovrebbe essere avvenuto nel marzo del 2008 in quanto il rapporto dell’ambasciatore Spogli dal titolo “Nessuna speranza. Un’ossessione per la corruzione” reca la data del 7 marzo 2008. Con ogni probabilità, secondo Bisignani, quel documento è finito nelle mani del presidente Obama. Quindi fornisce le conclusioni del rapporto sulle idee di Grillo: “La sua miscela fatta di spumeggiante umorismo, supportata da dati statistici e ricerche, fa di lui un credibile interlocutore per capire dal di fuori il sistema politico italiano”. Inoltre, racconta che dopo le elezioni del febbraio scorso una delegazione di grillini “capeggiata dai due capigruppo in parlamento, Vito Crimi e Roberta Lombardi, è andata a omaggiare l’ambasciatore David Thorne. Lo stesso che, parlando agli studenti, ha pubblicamente lodato il nuovo movimento come motore necessario per le riforme di cui ha bisogno l’Italia”.

“Il Pdl voleva far cadere Monti subito, fu Letta ad arrabbiarsi e a scongiurare la crisi”

La crisi del governo Monti poteva arrivare molto prima e non a fine dicembre. “Dopo pochi mesi di governo – riferisce Bisignani – mezzo Pdl voleva far cadere Monti. Ma fu proprio Letta, con voce alterata, a convincere tutti che lo spread sarebbe schizzato alle stelle e che la colpa sarebbe ricaduta tutta sul Cavaliere che a quel governo aveva appena dato appoggio”. Sul ruolo di Gianni Letta, Bisignani ricorda anche che quando Berlusconi e Fini fecero saltare l’accordo sulla Bicamerale, “fece sapere a D’Alema che il Cavaliere aveva commesso un errore”. “Allo stesso modo – ricorda – nel febbraio del 1996 dissentì dal no di Berlusconi a un governo guidato da Antonio Maccanico, grand commis di Stato che avrebbe aperto le porte a una collaborazione tra Forza Italia e la sinistra. La bocciatura di Maccanico segnò la successiva vittoria elettorale dell’Ulivo di Romano Prodi”.

“Scalfari ad ogni scoop mi regalava champagne”

Spazio anche ai ricordi personali nei rapporti con i personaggi più influenti della stampa italiana. Nel libro sono descritti i rapporti con i direttori dei giornali più importanti. Di Eugenio Scalfari ricorda di avergli offerto diverse notizie quando era capo ufficio stampa del ministero del Tesoro Gaetano Stammati. “Ogni volta che lo aiutavo a fare uno scoop – ricorda – mi mandava una bottiglia di champagne. Credo che fosse altrettanto con un’altra sua fonte, Luigi Zanda, portavoce di Francesco Cossiga, al Viminale e poi alla presidenza del consiglio, con il quale credo abbia conservato una forte amicizia”. Sul direttore del Corriere Ferruccio De Bortoli invece dice: “Sempre compassato, dotato di una camaleontica capacità di infilarsi tra le pieghe del tuo discorso e di una grande dialettica, non sufficiente però a nascondere il fatto di non aver quasi mai un’opinione troppo discorde da quella dell’interlocutore: democristiano con i democristiani, giustizialista con i giustizialisti, statalista o liberista a seconda di chi ha davanti”. Bisignani racconta inoltre di aver favorito i suoi rapporti con Geronzi ma non con D’Alema “visto che i due si detestavano cordialmente”. “E durante il governo Berlusconi – ricorda – i motivi di contatto sono stati molteplici”.

Papa Francesco e la riforma dello Ior

In un passaggio del libro Bisignani parla anche delle mosse future di papa Francesco per trasformare lo Ior: “Secondo alcune autorevoli indiscrezioni lo riformerà trasformandolo in una vera banca della solidarietà al servizio dell’evangelizzazione. Uno strumento di aiuto per le chiese povere e per le missioni sparse nel mondo. I centri missionari saranno uno dei punti fondamentali di papa Francesco, secondo la miglior tradizione dei gesuiti”.

Secondo Bisignani, la riforma dello Ior avverrà attraverso la riclassificazione di tutti i conti e saranno “autorizzati solo quelli che fanno capo ufficialmente a congregazioni e ordini religiosi. Nessuno potrà più gestire fondi, depositi e titoli se non nell’esclusivo interesse di enti religiosi”. Bisignani ha quindi spiegato che “la Curia conosce bene le sue intenzioni”. “Non fu un caso – ha aggiunto – se nel conclave precedente, per scampare il pericolo della sua salita al soglio pontificio come voleva il suo grande elettore di allora, Carlo Maria Martini, gesuita come lui, gli fu preferito Ratzinger. Meglio conosciuto nei palazzi apostolici e quindi considerato più malleabile”.

Cairo editore di La7? “Facilita future alleanze”

Telecom ha venduto La7 a Urbano Cairo, preferendolo al fondo Clessidra, perché “si dice nell’ambiente che si è scelto il contendente finanziariamente più debole così da facilitare una possibile futura alleanza con Diego Della Valle o con De Benedetti, a seconda di come butterà la politica”. In particolare sull’interesse di De Benedetti per La7, Bisignani sostiene che l’Ingegnere sarebbe stato disponibile all’acquisto “però solo con un’adeguata dote, quella che poi il consiglio Telecom ha concesso proprio a Cairo e non a lui, secondo me facendolo irritare. Vedrà che alla fine rientrerà nella partita”. Infine “ad accelerare la vendita de La7 – racconta – ha contribuito anche lo studio legale Erede con una lettera che nelle ore che precedettero il consiglio d’amministrazione decisivo”. Del legale Bisignani ricorda che “ha assistito Cairo nell’operazione e ha ottimi rapporti con De Benedetti“.

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Esce il libro shock di Bisignani: “Grillo telecomandato dagli Usa. Alfano e Schifani ‘giuda’ nel Pdl”

I servizi segreti americani puntano gli occhi su Beppe Grillo già dal 2008. E’ quanto emerge dal libro intervista di Paolo Madron, “L’uomo che sussurra ai potenti”, con Luigi Bisignani (edizioni Chiarelettere). Tutto parte da una informativa redatta 5 anni fa e indirizzata al Dipartimento di Stato Usa e ad altri uffici governativi Usa nella quale si presenta il “resoconto di un pranzo tra Beppe Grillo e alcuni diplomatici americani. Un fatto anomalo per uno che in Italia rifiuta ogni contatto”.
Il documento sul tavolo di Obama – In base a quanto detto da Bisignani a Madron, il documento, firmato dall’ambasciatore Spogli in data 7 marzo 2008, “si intitola ‘Nessuna speranza per l’Italia. Un’ossessione per la corruzione’. Una frase che sintetizza il ‘Grillo pensiero’. Con ogni probabilità quel documento è finito sulla scrivania di Barack Obama”. In 16 punti gli specialisti americani riassumono la filosofia di Grillo, e questa è la conslusione: “Molte idee di Grillo sono utopiche e irrealistiche. Ma a dispetto della sua visione politica incoerente, la sua prospettiva dà voce a una parte dell’opinione pubblica non rappresentata altrove”.
Grillo e gli Usa – I rapporti dei servizi segreti degli Stati Uniti con Beppe Grillo sono il tema di un capitolo del libro intervista a Luigi Bisignani. Il faccendiere, oltre a raccontare una vicenda già conosciuta come il pranzo tra Beppe Grippo e alcuni agenti e diplomatici amercani e il dispaccio dell’ex ambasciatore Ronald Spogli, aggiunge: “Avendo avuto anch’io il dispaccio in mano, c’é qualcosa che andrebbe approfondito” in quanto sono stati occultati “chirurgicamente quasi tutti i destinatari sensibili” tra cui oltre alla Casa Bianca, al Dipartimento di Stato e alla Cia “c’é da scommetterci ci fosse il Dipartimento dell’energia e la National Secuity Agency, che si occupa soprattutto di terrorismo informatico”. “Agli americani – spiega Bisignani – è noto il rapporto strettissimo che Grillo ha con due loro vecchie conoscenze. Franco Maranzana, un geologo controcorrente di 78 anni, considerato il suo più grande suggeritore su tematiche energetiche e ambientali non politically correct, in contrasto così con la linea ecologica che viene attribuita al movimento. E soprattutto Umberto Rapetto, un ex colonnello della Guardia di finanza”.
Goldman Sachs e Soros – Nel discorso di Bisignani entrano anche Goldman Sachs e il controverso finanziere George Soros. “Sarà pure un caso – dice Bisignani – ma l’unico studio scientifico di decine di pagine fatto finora sul Movimento 5 Stelle nel febbraio 2013 è stato commissionato al think tank inglese Demos. Il supporto è stato dato proprio dalla Open Society di Soros”.
“Alfano tramava contro Berlusconi” – Luigi Bisignani in un altro capitolo choc sostiene che Angelino Alfano, una volta insediato il governo Monti, si mosse per cercare alleanze per abbandonare Berlusconi. “Finché il governo Berlusconi stava in piedi, seppur con una maggioranza risicata, Alfano non si mosse. Cominciò a farlo non appena insediato l’esecutivo Monti, nel momento in cui per Berlusconi iniziava la fase più aspra di un calvario politico giudiziario che sembra non finire mai”. Secondo Bisignani, Alfano cercò la sponda di Casini “il quale in realtà lo ha sempre illuso. E non interrompendo mai un filo sotterraneo con Enrico Letta, all’epoca vice segretario del Pd”.
I “molti Giuda” del Pdl – Bisignani ha poi aggiunto che “la sua corte cercò di costruirsela incontrando parlamentari nella casa ai Parioli che Salvatore Ligresti gli aveva fatto avere in affitto. E in più stringendo un asse con Roberto Maroni, che da ex potente ministro dell’Interno, dopo aver fatto fuori Umberto Bossi, preconizzava la morte civile del Cavaliere e l’investitura di Alfano come nuovo leader”. Bisignani ha anche fatto cenno alle liste del Pdl alle ultime politiche. “Più che di tradimento vero e proprio parlerei di piccoli uomini creati da Berlusconi dal nulla e improvvisamente convinti di essere diventati superuomini”, ha detto riferendosi ai “molti Giuda”. “Il primo che mi viene in mente – dice Bisignani – è Renato Schifani, avvocato di provincia di Palermo, ex presidente del Senato. Con Angelino Alfano, altro siciliano, lavoravano alla costruzione di una nuova alleanza senza Berlusconi”.
Gli industriali cercarono di bloccare il Pool di “Mani Pulite” – “I protagonisti sotto assedio” del capitalismo italiano, “tutti indistintamente, da Agnelli a De Benedetti, cercarono disperatamente di bloccare il pool dei giudici di Milano”, afferma il faccendiere in un altro capitolo del libro-intervista. La “fortezza” in cui si arroccò il capitalismo per respingere l’offensiva giudiziaria contro il sistema delle tangenti fu “Mediobanca”. “Fu lì – racconta Bisignani – che si tenne una riunione riservata presieduta da Enrico Cuccia, il custode di tutti i segreti. Vi presero parte, oltre all’avvocato Agnelli e a Cesare Romiti, Leopoldo Pirelli accompagnato da Marco Tronchetti Provera, Carlo De Benedetti, Giampiero Pesenti, Carlo Sama per il Gruppo Ferruzzi e ovviamente l’amministratore delegato dell’istituto Vincenzo Maranghi”. Proprio Maranghi, dopo una perquisizione della polizia giudiziaria a Piazzetta Cuccia, organizzò nella notte “un pulmino che portò via tutte quelle carte dal contenuto inquietante” che non erano state scoperte. Agli investigatori era infatti sfuggita una parete mobile “celata dietro una libreria in una delle sale del piano nobile dell’istituto – dove si custodivano altri segreti”.
28 maggio 2013
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Dallo Ior a Mani pulite: le verità di Bisignani

Il destino della banca vaticana. I rapporti tra Grillo e gli servizi segreti Usa. E i documenti nascosti da Mediobanca al pool di Milano. Brani da L’uomo che sussurra ai potenti, libro intervista di Paolo Madron.

Il destino dello Ior, che papa Francesco «ha intenzione di riformare trasformandolo in una vera banca della solidarietà al servizio dell’evangelizzazione». I rapporti dei servizi segreti degli Stati Uniti con Beppe Grillo. E il gotha della finanza, da Agnelli a De Benedetti, che «cercò disperatamente di bloccare il pool dei giudici di Milano» nell’inchiesta Mani pulite.
Ne L’uomo che sussurra ai potenti, nel libro scritto con Paolo Madron, ed edito da Chiarelettere (in libreria dal 30 maggio) Luigi Bisignani alza il velo su fatti centrali della recente storia politica italiana, come la «congiura» di Alfano e Schifani alle spalle di Berlusconi prima che lo stesso Cavaliere annunciasse la sua nuova discesa in politica alle elezioni politiche di febbraio 2013.
«LO IOR DIVENTA UN AIUTO ALLE CHIESE POVERE». «Secondo alcune autorevoli indiscrezioni», svela, papa Francesco ha intenzione di fare della banca vaticana «uno strumento di aiuto per le chiese povere e per le missioni sparse nel mondo. I centri missionari saranno uno dei punti fondamentali di papa Francesco, secondo la miglior tradizione dei gesuiti». Secondo Bisignani, la riforma dello Ior avverrà attraverso la riclassificazione di tutti i conti e saranno «autorizzati solo quelli che fanno capo ufficialmente a congregazioni e ordini religiosi. Nessuno potrà più gestire fondi, depositi e titoli se non nell’esclusivo interesse di enti religiosi». Bisignani ha quindi spiegato che «la Curia conosce bene le sue intenzioni». «Non fu un caso se nel conclave precedente, per scampare il pericolo della sua salita al soglio pontificio come voleva il suo grande elettore di allora, Carlo Maria Martini, gesuita come lui, gli fu preferito Ratzinger. Meglio conosciuto nei palazzi apostolici e quindi considerato più malleabile».
IL PRANZO TRA GRILLO E GLI AGENTI USA. I rapporti dei servizi segreti degli Stati Uniti con Beppe Grillo sono il tema di un altro capitolo del libro- intervista. Bisignani oltre a raccontare una vicenda già conosciuta come il pranzo tra Beppe Grippo e alcuni agenti e diplomatici amercani e il dispaccio dell’ex ambasciatore Ronald Spogli, aggiunge: «Avendo avuto anch’io il dispaccio in mano, c’è qualcosa che andrebbe approfondito» in quanto sono stati occultati «chirurgicamente quasi tutti i destinatari sensibili» tra cui oltre alla Casa Bianca, al dipartimento di Stato e alla Cia «c’è da scommetterci ci fosse il dipartimento dell’Energia e la National secuity agency, che si occupa soprattutto di terrorismo informatico». «Agli americani è noto il rapporto strettissimo che Grillo ha con due loro vecchie conoscenze. Franco Maranzana, un geologo controcorrente di 78 anni, considerato il suo più grande suggeritore su tematiche energetiche e ambientali non politically correct, in contrasto così con la linea ecologica che viene attribuita al movimento. E soprattutto Umberto Rapetto, un ex colonnello della guardia di finanza».
LA VISITA DI CRIMI E LOMBARDI ALL’AMBASCIATORE USA. Secondo Bisignani l’incontro con Grillo dovrebbe essere avvenuto nel marzo del 2008 in quanto il rapporto dell’ambasciatore Spogli dal titolo Nessuna speranza. Un’ossessione per la corruzione reca la data del 7 marzo 2008. Con ogni probabilità, secondo Bisignani, quel documento è finito nelle mani del presidente Obama. Quindi fornisce le conclusioni del rapporto sulle idee di Grillo: «La sua miscela fatta di spumeggiante umorismo, supportata da dati statistici e ricerche, fa di lui un credibile interlocutore per capire dal di fuori il sistema politico italiano». Inoltre, racconta che dopo le elezioni del febbraio scorso una delegazione di grillini «capeggiata dai due capigruppo in parlamento, Vito Crimi e Roberta Lombardi, è andata a omaggiare l’ambasciatore David Thorne. Lo stesso che, parlando agli studenti, ha pubblicamente lodato il nuovo movimento come motore necessario per le riforme di cui ha bisogno l’Italia».
«IN MEDIOBANCA I SEGRETI CELATI A MANI PULITE». La ‘fortezza’ in cui si arroccò il capitalismo per respingere l’offensiva giudiziaria di Mani pulite contro il sistema delle tangenti fu «Mediobanca». «Fu lì», racconta Bisignani, «che si tenne una riunione riservata presieduta da Enrico Cuccia, il custode di tutti i segreti. Vi presero parte, oltre all’avvocato Agnelli e a Cesare Romiti, Leopoldo Pirelli accompagnato da Marco Tronchetti Provera, Carlo De Benedetti, Giampiero Pesenti, Carlo Sama per il Gruppo Ferruzzi e ovviamente l’amministratore delegato dell’istituto Vincenzo Maranghi». Proprio Maranghi, dopo una perquisizione della polizia giudiziaria a Piazzetta Cuccia, organizzò nella notte «un pulmino che portò via tutte quelle carte dal contenuto inquietante» che non erano state scoperte. Agli investigatori era infatti sfuggita una parete mobile «celata dietro una libreria in una delle sale del piano nobile dell’istituto, dove si custodivano altri segreti».
LE CARTE NASCOSTE SU SPAFID E GEMINA. Secondo Bisignani, «tutta la storia di Mediobanca è fitta di episodi simili» a quello sul ‘pulmino’ di Maranghi, come il caso dei fondi neri scoperti nella Spafid, la fiduciaria di Mediobanca che «custodiva la contabilità ufficiale e parallela dei grandi gruppi», fino alle «carte segrete su Gemina» rinvenute in «una botola» dalla guardia di finanza. Tornando alla riunione ‘anti-pool’ in Mediobanca «fu unanimemente decisa la totale chiusura a ogni possibile collaborazione con la procura di Milano» nonché la «perentoria denuncia dei metodi che stavano destabilizzando il paese e la sua economia». Cuccia incaricò Romiti di «coordinare ogni iniziativa» e ordinò «a quegli imprenditori che avevano interessi nell’editoria» di supportare la linea «senza tentennamenti». Il fronte però si sfaldò presto un po’ perché i tg di Berlusconi, che «all’epoca non faceva parte del giro di Mediobanca», cavalcarono l’onda di Mani Pulite ma soprattutto perché le delle ammissioni di un dirigente Fiat «fecero cambiare radicalmente la strategia decisa» facendo scattare il «tana libera tutti».

Martedì, 28 Maggio 2013

Fonte: http://www.lettera43.it/politica/dallo-ior-a-mani-pulite-le-verita-di-bisignani_4367596866.htm

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Pdl, Bisignani: “Schifani e Alfano giuda che volevano liberarsi di Berlusconi”

Le rivelazioni del faccendiere nel libro “L’uomo che sussurra ai potenti” secondo il quale molti nel centrodestra erano pronti a mollare il Cavaliere che dal canto suo ha corteggiato in tutti i modi Renzi. Le stragi di Palermo? “Ideate tra Mosca e Roma”. E poi i legami tra Grillo e la Cia

Berlusconi ha corteggiato in tutti i modi Matteo Renzi. Il Cavaliere ha rischiato di essere tradito dai suoi, compreso Renato Schifani. Alfano voleva mollare il leader Pdl. Le stragi che hanno ucciso Falcone e Borsellino sono state ideate tra Mosca e Roma. Poi i rapporti tra Grillo e i servizi segreti americani. Sono alcune delle verità di Luigi Bisignani nel libro-intervista realizzato con il giornalista Paolo Madron, “L’uomo che sussurra ai potenti” (edito da Chiarelettere, in vendita dal 30 maggio). Come dice il sottotitolo del libro il faccendiere, quello che Berlusconi definì “l’uomo più potente d’Italia”, racconta di “trent’anni di potere in Italia tra miserie, splendori e trame mai confessate”. Bisignani è stato condannato in via definitiva a 2 anni e mezzo per l’inchiesta Enimont e ha patteggiato una pena di un anno e 7 mesi per il processo P4.

I presunti traditori di Berlusconi e la corte a Renzi
Innanzitutto i presunti tradimenti (o tentativi di tradimento) all’interno del centrodestra. “Più che di tradimento vero e proprio – precisa Bisignani – parlerei di piccoli uomini creati da Berlusconi dal nulla e improvvisamente convinti di essere diventati superuomini”. Il faccendiere e ex giornalista parla di “molti Giuda”. “Il primo che mi viene in mente – continua – è Renato Schifani, avvocato di provincia di Palermo, ex presidente del Senato. Con Angelino Alfano, altro siciliano, lavoravano alla costruzione di una nuova alleanza senza Berlusconi”. Nella ricostruzione sui presunti complotti contro Berlusconi all’interno del Pdl, Bisignani assicura che tra chi tramava c’erano “in primis alcuni di An: Gasparri, La Russa, Mantovano e Augello. Certamente non Altero Matteoli che è rimasto sempre leale”. “E tra le donne – aggiunge – la favorita di Angelino, Beatrice Lorenzin, premiata con il ministero della salute”.

Quanto ad Alfano, in particolare, una volta insediato il governo Monti, si mosse per cercare alleanze per abbandonare Berlusconi. “Finché il governo Berlusconi stava in piedi, seppur con una maggioranza risicata, Alfano non si mosse. Cominciò a farlo non appena insediato l’esecutivo Monti, nel momento in cui per Berlusconi iniziava la fase più aspra di un calvario politico giudiziario che sembra non finire mai”. Secondo Bisignani, Alfano cercò la sponda di Casini “il quale in realtà lo ha sempre illuso. E non interrompendo mai un filo sotterraneo con Enrico Letta, all’epoca vicesegretario del Pd”. Il faccendiere ha poi aggiunto che “la sua corte cercò di costruirsela incontrando parlamentari nella casa ai Parioli che Salvatore Ligresti gli aveva fatto avere in affitto. E in più stringendo un asse con Roberto Maroni, che da ex potente ministro dell’Interno, dopo aver fatto fuori Umberto Bossi, preconizzava la morte civile del Cavaliere e l’investitura di Alfano come nuovo leader”.

A Bisignani arriva la risposta secca di Schifani: “Io mi occupo di politica e non di malaffare – dichiara a Porta a Porta – e non ho mai avuto il piacere di incontrare questo faccendiere, e la non veridicità delle sue parole è dimostrata dal fatto che io sono capogruppo del Pdl al Senato e Alfano è vicepremier”.

Ma Berlusconi, secondo Bisignani, guardava altrove. Aveva già un’altra carta da giocare: Matteo Renzi. “Berlusconi lo ha corteggiato in tutti i modi” spiega nell’intervista. “Nei sondaggi riservati – prosegue – Renzi volava, tanto che Berlusconi non si sarebbe mai ributtato nella mischia. Solo Bersani fece finta di non accorgersene, mobilitando tutto l’apparato del partito per batterlo alle primarie. E scavandosi così la fossa”.

“Alfano? Pensava a costruirsi il monumento”
Il tentativo di “eliminare” politicamente Berlusconi partì proprio quando il Cavaliere fece diventare Alfano segretario politico del partito. Ma “una volta incoronato, nell’estate del 2011, contro il parere di tanti – spiega Bisignani nel libro – Alfano ha pensato soprattutto a costruire un monumento a se stesso”. Secondo quanto racconta il faccendiere l’ex ministro della Giusizia “se ne stava chiuso nel suo ufficio bunker in via dell’Umiltà, dove per chiunque era impossibile entrare. Passava più tempo con i giornalisti, su Facebook e Twitter che con i parlamentari e con la base del partito e gli esponenti del mondo imprenditoriale, bancario e culturale che pure avevano desiderio di conoscerlo. Inoltre Alfano ha una vera mania per i giochini sul cellulare, cui non rinuncia nemmeno durante le riunioni. E poi ha la debolezza di consultare sempre l’oroscopo e di regolare le giornate in base a quel che c’è scritto…”. E sui parlamentari del Pdl che definisce “Giuda” perché complottavano contro Berlusconi afferma: “Si montavano a vicenda, senza capire che, quando è ferito, Berlusconi dà il meglio di sé”.

“Monsignor Fisichella lavorava a un dopo Berlusconi”
In molti, insomma, secondo Bisignani, lavoravano a un dopo Berlusconi. Tra questi monsignor Rino Fisichella, a lungo rettore della Pontificia Università Lateranense e attualmente presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. “Con Alfano e il fidatissimo Maurizio Lupi lavorava sodo al dopo Berlusconi anche l’arcivescovo Rino Fisichella” sostiene Bisignani. “Alcuni incontri riservati con Casini e Lorenzo Cesa – ricorda – si svolsero proprio Oltretevere, in un ufficio nella disponibilità di Fisichella, il quale era molto amareggiato per non essere stato fatto cardinale da Joseph Ratzinger”.

“Falcone, Andreotti pensava che c’entrasse il Kgb”
Poi un po’ di sguardi verso il passato. Prima tappa, le stragi del 1992. Giulio Andreotti, ha sempre avuto un convincimento e cioè che i motivi delle stragi di mafia in cui morirono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino “non si dovessero cercare a Palermo, ma fra Mosca e Roma”. Il sette volte presidente del Consiglio, secondo Bisignani, era convinto che Falcone sarebbe stato eliminato “perché collaborava a una spinosa indagine della magistratura russa sui finanziamenti del Kgb al Partito comunista”. Bisignani ricorda anche che Falcone avrebbe dovuto incontrare, due giorni dopo la strage, il procuratore penale di Mosca Valentin Stepankov: “Andreotti era certo che da lì bisognasse partire per capire meglio la strage, e su questo concordava anche Francesco Cossiga. Il quale era al corrente dell’iniziativa di Falcone”. Secondo il faccendiere “la sinistra ha sempre taciuto ma ora “credo che dovrà fare i conti con Piero Grasso, per anni capo della procura antimafia, ora presidente del Senato”. Dovrà fare i conti con lui “per la sua onestà intellettuale e perché, tra i primi atti, ha chiesto l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulle stragi”.

“Tangentopoli? Tutti, da Agnelli a De Benedetti, tentarono di bloccare i pm”
Poi la vicenda Tangentopoli: “I protagonisti sotto assedio” del capitalismo italiano, “tutti indistintamente, da Agnelli a De Benedetti, cercarono disperatamente di bloccare il pool dei giudici di Milano”. La “fortezza” in cui si arroccò il capitalismo per respingere l’offensiva giudiziaria contro il sistema delle tangenti fu Mediobanca. “Fu lì – racconta Bisignani – che si tenne una riunione riservata presieduta da Enrico Cuccia, il custode di tutti i segreti. Vi presero parte, oltre all’avvocato Agnelli e a Cesare Romiti, Leopoldo Pirelli accompagnato da Marco Tronchetti Provera, Carlo De Benedetti, Giampiero Pesenti, Carlo Sama per il Gruppo Ferruzzi e ovviamente l’amministratore delegato dell’istituto, Vincenzo Maranghi”.

Proprio Maranghi, dopo una perquisizione della polizia giudiziaria a Piazzetta Cuccia, organizzo nella notte “un pulmino che portò via tutte quelle carte dal contenuto inquietante” che non erano state scoperte. Agli investigatori era infatti sfuggita una parete mobile “celata dietro una libreria in una delle sale del piano nobile dell’istituto – dove si custodivano altri segreti”. Secondo Bisignani, “tutta la storia di Mediobanca è fitta di episodi simili” a quello sul “pulmino” di Maranghi, come il caso dei fondi neri scoperti nella Spafid, la fiduciaria di Mediobanca che “custodiva la contabilità ufficiale e parallela dei grandi gruppi”, fino alle “carte segrete su Gemina” rinvenute in “una botola” dalla Guardia di Finanza.

Tornando alla riunione “anti-pool” in Mediobanca “fu unanimemente decisa la totale chiusura a ogni possibile collaborazione con la Procura di Milano” nonché la “perentoria denuncia dei metodi che stavano destabilizzando il paese e la sua economia”. Cuccia incaricò Romiti di “coordinare ogni iniziativa” e ordinò “a quegli imprenditori che avevano interessi nell’editoria” di supportare la linea “senza tentennamenti”. Il fronte però si sfaldò presto un po’ perché i tg di Berlusconi, che “all’epoca non faceva parte del giro di Mediobanca”, cavalcarono l’onda di Mani Pulite ma soprattutto perché le delle ammissioni di un dirigente Fiat “fecero cambiare radicalmente la strategia decisa” facendo scattare il “tana libera tutti”.

Quando Cossiga mandò i carabinieri al Csm
Un altro retroscena riguarda Cossiga, il “presidente picconatore”. Nel novembre del 1991 l’allora presidente della Repubblica fece intervenire i carabinieri davanti al Csm, rivela Bisignani. “Non fidandosi in quel momento – racconta Bisignani – nonostante fossero suoi amici, dei ministri della Difesa Virginio Rognoni e dell’Interno Vincenzo Scotti, chiamò personalmente al telefono il comandante della legione dei carabinieri di Roma, il colonnello Antonio Ragusa, perché si preparasse a fare irruzione al Csm in piazza Indipendenza”. “In quella riunione – spiega Bisignani – il Csm doveva occuparsi dei rapporti tra i capi degli uffici giudiziari e i loro sostituti. Una materia che, secondo Cossiga, non era di sua pertinenza”. Secondo il racconto di Bisignani, Ragusa mise in stato d’allerta la vicina caserma: “I carabinieri rimasero al loro posto. Ma Ragusa che era in contatto telefonico diretto con Cossiga, entrò da solo negli uffici di piazza Indipendenza e convinse il vicepresidente Giovanni Galloni a togliere dall’ordine del giorno l’argomento incriminato”.

I rapporti tra i servizi segreti Usa e Beppe Grillo
I rapporti dei servizi segreti degli Stati Uniti con Beppe Grillo sono il tema di un capitolo del libro intervista a Bisignani. Oltre a raccontare una vicenda già conosciuta come il pranzo tra Beppe Grillo e alcuni agenti e diplomatici americani e il dispaccio dell’ex ambasciatore Ronald Spogli, aggiunge: “Avendo avuto anch’io il dispaccio in mano, c’è qualcosa che andrebbe approfondito” in quanto sono stati occultati “chirurgicamente quasi tutti i destinatari sensibili” tra cui oltre alla Casa Bianca, al Dipartimento di Stato e alla Cia “c’è da scommetterci ci fosse il Dipartimento dell’energia e la National Secuity Agency, che si occupa soprattutto di terrorismo informatico”. “Agli americani – spiega Bisignani – è noto il rapporto strettissimo che Grillo ha con due loro vecchie conoscenze. Franco Maranzana, un geologo controcorrente di 78 anni, considerato il suo più grande suggeritore su tematiche energetiche e ambientali non politically correct, in contrasto così con la linea ecologica che viene attribuita al movimento. E soprattutto Umberto Rapetto, un ex colonnello della Guardia di finanza”.

Secondo Bisignani l’incontro con Grillo dovrebbe essere avvenuto nel marzo del 2008 in quanto il rapporto dell’ambasciatore Spogli dal titolo “Nessuna speranza. Un’ossessione per la corruzione” reca la data del 7 marzo 2008. Con ogni probabilità, secondo Bisignani, quel documento è finito nelle mani del presidente Obama. Quindi fornisce le conclusioni del rapporto sulle idee di Grillo: “La sua miscela fatta di spumeggiante umorismo, supportata da dati statistici e ricerche, fa di lui un credibile interlocutore per capire dal di fuori il sistema politico italiano”. Inoltre, racconta che dopo le elezioni del febbraio scorso una delegazione di grillini “capeggiata dai due capigruppo in parlamento, Vito Crimi e Roberta Lombardi, è andata a omaggiare l’ambasciatore David Thorne. Lo stesso che, parlando agli studenti, ha pubblicamente lodato il nuovo movimento come motore necessario per le riforme di cui ha bisogno l’Italia”.

“Il Pdl voleva far cadere Monti subito, fu Letta a arrabbiarsi e a scongiurare la crisi”
La crisi del governo Monti poteva arrivare molto prima e non a fine dicembre. “Dopo pochi mesi di governo – riferisce Bisignani – mezzo Pdl voleva far cadere Monti. Ma fu proprio Letta, con voce alterata, a convincere tutti che lo spread sarebbe schizzato alle stelle e che la colpa sarebbe ricaduta tutta sul Cavaliere che a quel governo aveva appena dato appoggio”. Sul ruolo di Gianni Letta, Bisignani ricorda anche che quando Berlusconi e Fini fecero saltare l’accordo sulla Bicamerale, “fece sapere a D’Alema che il Cavaliere aveva commesso un errore”. “Allo stesso modo – ricorda – nel febbraio del 1996 dissentì dal no di Berlusconi a un governo guidato da Antonio Maccanico, grand commis di Stato che avrebbe aperto le porte a una collaborazione tra Forza Italia e la sinistra. La bocciatura di Maccanico segnò la successiva vittoria elettorale dell’Ulivo di Romano Prodi”.

“Scalfari ad ogni scoop mi regalava champagne”
Spazio anche ai ricordi personali nei rapporti con i personaggi più influenti della stampa italiana. Nel libro sono descritti i rapporti con i direttori dei giornali più importanti. Di Eugenio Scalfari ricorda di avergli offerto diverse notizie quando era capo ufficio stampa del ministero del Tesoro Gaetano Stammati. “Ogni volta che lo aiutavo a fare uno scoop – ricorda – mi mandava una bottiglia di champagne. Credo che fosse altrettanto con un’altra sua fonte, Luigi Zanda, portavoce di Francesco Cossiga, al Viminale e poi alla presidenza del consiglio, con il quale credo abbia conservato una forte amicizia”. Sul direttore del Corriere Ferruccio De Bortoli invece dice: “Sempre compassato, dotato di una camaleontica capacità di infilarsi tra le pieghe del tuo discorso e di una grande dialettica, non sufficiente però a nascondere il fatto di non aver quasi mai un’opinione troppo discorde da quella dell’interlocutore: democristiano con i democristiani, giustizialista con i giustizialisti, statalista o liberista a seconda di chi ha davanti”. Bisignani racconta inoltre di aver favorito i suoi rapporti con Geronzi ma non con D’Alema “visto che i due si detestavano cordialmente”. “E durante il governo Berlusconi – ricorda – i motivi di contatto sono stati molteplici”.

Papa Francesco e la riforma dello Ior
In un passaggio del libro Bisignani parla anche delle mosse future di papa Francesco per trasformare lo Ior: “Secondo alcune autorevoli indiscrezioni lo riformerà trasformandolo in una vera banca della solidarietà al servizio dell’evangelizzazione. Uno strumento di aiuto per le chiese povere e per le missioni sparse nel mondo. I centri missionari saranno uno dei punti fondamentali di papa Francesco, secondo la miglior tradizione dei gesuiti”. Secondo Bisignani, la riforma dello Ior avverrà attraverso la riclassificazione di tutti i conti e saranno “autorizzati solo quelli che fanno capo ufficialmente a congregazioni e ordini religiosi. Nessuno potrà più gestire fondi, depositi e titoli se non nell’esclusivo interesse di enti religiosi”. Bisignani ha quindi spiegato che “la Curia conosce bene le sue intenzioni”. “Non fu un caso – ha aggiunto – se nel conclave precedente, per scampare il pericolo della sua salita al soglio pontificio come voleva il suo grande elettore di allora, Carlo Maria Martini, gesuita come lui, gli fu preferito Ratzinger. Meglio conosciuto nei palazzi apostolici e quindi considerato più malleabile”.

Cairo editore di La7? “Facilita future alleanze”
Telecom ha venduto La7 a Urbano Cairo, preferendolo al fondo Clessidra, perché “si dice nell’ambiente che si è scelto il contendente finanziariamente più debole così da facilitare una possibile futura alleanza con Diego Della Valle o con De Benedetti, a seconda di come butterà la politica”. In particolare sull’interesse di De Benedetti per La7, Bisignani sostiene che l’Ingegnere sarebbe stato disponibile all’acquisto “però solo con un’adeguata dote, quella che poi il consiglio Telecom ha concesso proprio a Cairo e non a lui, secondo me facendolo irritare. Vedrà che alla fine rientrerà nella partita”. Infine “ad accelerare la vendita de La7 – racconta – ha contribuito anche lo studio legale Erede con una lettera che nelle ore che precedettero il consiglio d’amministrazione decisivo”. Del legale Bisignani ricorda che “ha assistito Cairo nell’operazione e ha ottimi rapporti con De Benedetti”.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/28/pdl-bisignani-schifani-e-alfano-giuda-che-volevano-liberarsi-di-berlusconi/608745/

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