I limiti dello sviluppo 40 anni fa e i limiti dello sviluppo nel 2052

A Rotterdam, in occasione dell’apertura dell’Annual Conference 2012 del WWF intitolata “The Economy of the Future”, tenutasi in questi giorni, Jorgen Randers, uno degli autori della straordinaria serie dedicata ai “Limits to Growth” (il cui primo rapporto pubblicato nel 1972 e voluto dalla geniale intuizione di Aurelio Peccei per il Club di Roma, scatenò il grande dibattito planetario sui limiti della nostra crescita materiale e quantitativa in un mondo dai limiti biofisici evidenti), ha presentato il nuovo rapporto al Club di Roma, “2052: A Global Forecast for the Next Forty Years” (pubblicato da Chelsea Green e che uscirà in italiano in autunno da me curato per Edizioni Ambiente). 

Il rapporto è molto interessante. Jorgen Randers che all’epoca del primo “Limits” era nel famoso Systems Dynamics Group di Jay Forrester al prestigioso Massachussetts Institute of Technology (MIT) di Boston insieme a Dana e Dennis Meadows, mentre ora è professore di Climate Strategy alla Norwegian School of Management, ricorda che la serie dei Limiti alla crescita hanno costituito studi dove l’analisi degli scenari descrivevano un certo numero di futuri differenti, discutevano il loro relativo merito e raccomandavano politiche che avrebbero potuto rendere il futuro meno insostenibile rispetto al corso attuale.

Ricordo che la serie dei Limiti è costituita dai seguenti volumi: Meadows D. H., Meadows D. L., Randers J. e Behrens III W. W., 1972, I limiti dello sviluppo, Mondadori, Meadows D. H., Meadows D.L., Randers J., 1993, Oltre I limiti dello sviluppo, Il Saggiatore e Meadows D. H., Meadows D. L., Randers J., 2006, I nuovi limiti dello sviluppo, Mondadori.

“2052” costituisce una significativa deviazione rispetto a questa linea: riguarda infatti ciò che lo stesso Randers pensa possa accadere su ampia scala nel periodo tra ora ed i prossimi quarant’anni (lo stesso periodo di tempo che è trascorso dalla pubblicazione del primo volume sui Limiti nel 1972 ed oggi). La previsione segue un modello computerizzato, come è avvenuto negli altri rapporti, ma con delle modificazioni importanti dovute a quanto le eventuali decisioni che si potrebbero prendere, giocheranno un ruolo negli anni a venire. Il libro è arricchito anche dalle previsioni di molti esperti, scienziati, economisti ed esperti di sostenibilità, una trentina, ai quali Randers ha chiesto di unirsi a lui nel comprendere e prospettare la visione di ciò che potrà essere il nostro mondo nel 2052.

Il volume diventa quindi un importante messa a punto di quelle che potrebbero essere le evoluzioni future degli andamenti delle nostre società rispetto alla problematica centrale di come sia possibile per l’umanità non raggiungere una collisione catastrofica con gli evidenti limiti biofisici del nostro meraviglioso Pianeta.

In maniera molto riassuntiva possiamo indicare le seguenti, come le conclusioni più evidenti del rapporto:
– È probabile che mentre il processo di adattare l’umanità ed i suoi modelli di sviluppo sociale ed economico alle limitazioni evidenti del Pianeta in qualche modo è già partito, la risposta umana potrebbe essere troppo lenta rispetto alla rapidità che sarebbe necessaria;
– Le attuali economie globali dominanti, particolarmente quella degli Stati Uniti potrebbe stagnare, Brasile, Russia, India e Sud Africa con altre dieci nazioni leader delle economie emergenti avranno economie in progresso (nel rapporto questi paesi vengono definiti BRISE); la Cina proseguirà una tendenza di economia in avanzamento per la sua capacità di agire
– Nel 2052 ci saranno ancora tre miliardi di esseri umani in condizioni generali che si possono definire di povertà;
– La popolazione globale incrementerà la sua dimensione urbana e ci sarà un ulteriore depauperamento della biodiversità;
– La popolazione globale potrebbe raggiungere un picco di crescita nel 2042 (la popolazione potrebbe raggiungere gli 8.1 miliardi), soprattutto a causa di un decremento della natalità nelle aree urbane;
– Il Prodotto Lordo Globale crescerà molto più lentamente del previsto, soprattutto a causa di un abbassamento della produttività nelle economie mature, vi potrebbe essere un incremento del PIL globale di 2.2 volte i livelli correnti intorno al 2052, mentre il consumo globale di beni e servizi potrebbe raggiungere un picco nel 2045;
– La concentrazione del biossido di carbonio nell’atmosfera continuerà a crescere e provocherà un incremento della temperatura media della superficie terrestre che raggiungerà l’incremento dei 2° C rispetto all’epoca preindustriale; le temperature potrebbero raggiungere un incremento di 2.8°C entro il 2080 e ciò provocherà una reazione di feedback positivo del cambiamento climatico;
– La mancanza di una seria ed adeguata risposta nella prima metà del 21° secolo ai problemi della tutela ambientale, del depauperamento delle risorse e dei cambiamenti climatici metterà il mondo su di una strada molto pericolosa per la seconda metà del secolo, soprattutto per quanto riguarda il pericolo dell’incremento dell’effetto serra naturale.
Il rapporto è molto chiaro nelle sue conclusioni seguendo e rafforzando il messaggio centrale già contenuto in tutta la serie dei Limiti: continuiamo a vivere in una maniera che non può più essere perseguita per le prossime generazioni senza significativi mutamenti di rotta. L’umanità continua a vivere oltre le capacità rigenerative e ricettive del Pianeta e, in diversi casi, si verificheranno situazioni di collasso locale prima del 2052. Stiamo emettendo almeno due volte più gas serra ogni anno rispetto a quanto può essere assorbito dai grandi ambienti che costituiscono aree di stoccaggio del carbonio, gli oceani e le foreste del mondo.

Le conclusioni a cui giungeva lo studio del MIT nel 1972 erano le seguenti:
1. Nell’ipotesi che l’attuale linea di crescita continui inalterata nei cinque settori fondamentali (popolazione, industrializzazione, inquinamento, produzione di alimenti, consumo delle risorse naturali) l’umanità è destinata a raggiungere i limiti naturali della crescita entro i prossimi cento anni. Il risultato più probabile sarà un improvviso, incontrollabile declino del livello di popolazione e del sistema industriale.

2. E’ possibile modificare questa linea di sviluppo e determinare una condizione di stabilità ecologica ed economica in grado di protrarsi nel futuro. La condizione di equilibrio globale potrebbe essere definita in modo tale che venissero soddisfatti i bisogni materiali degli abitanti della Terra e che ognuno avesse le stesse opportunità di realizzare compiutamente il proprio potenziale umano.

3. Se l’umanità opterà per questa seconda alternativa, invece che per la prima, le probabilità di successo saranno tanto maggiori quanto più presto essa comincerà a operare in tale direzione.

I due Meadows e Randers nell’ultimo rapporto dei tre, pubblicato nel 2004, affermano :” Il risultato è che oggi siamo più pessimisti sul futuro globale di quanto non fossimo nel 1972. E’ amaro osservare che l’umanità ha sperperato questi ultimi trent’anni in futili dibattiti e risposte volenterose ma fiacche alla sfida ecologica globale. Non possiamo bloccarci per altri trent’anni. Dobbiamo cambiare molte cose se non vogliamo che nel XXI secolo il superamento dei limiti oggi in atto sfoci nel collasso.”

Essi ricordano alcuni punti fondamentali che hanno sinora impedito il progresso verso una strada di minore insostenibilità del nostro modello di sviluppo socio-economico:
1. La crescita dell’economia fisica è considerata desiderabile; essa è al centro dei nostri sistemi politici, psicologici e culturali. Quando la popolazione e l’economia crescono, tendono a farlo in modo esponenziale.

2. Vi sono limiti fisici alle sorgenti di materiali e di energia che danno sostegno alla popolazione ed all’economia e vi sono limiti ai serbatoi che assorbono i prodotti di scarto delle attività umane.

3. La popolazione e l’economia in crescita ricevono, sui limiti fisici, segnali che sono distorti, disturbati, ritardati, confusi o non riconosciuti. Le risposte a tali segnali sono ritardate.

4. I limiti del sistema non sono solo finiti, ma anche suscettibili di erosione quando vengano sollecitati o sfruttati all’eccesso. Vi sono inoltre forti elementi di non linearità – soglie superate le quali i danni si aggravano rapidamente e possono anche diventare irreversibili.

L’elenco delle cause del superamento e del collasso è anche un elenco dei modi che consentono di evitarli. Per indirizzare il sistema verso la sostenibilità e la governabilità, basterà rovesciare le medesime caratteristiche strutturali:

1. La crescita della popolazione e del capitale deve essere rallentata, e infine arrestata, da decisioni umane prese alla luce delle difficoltà future, e non da retroazione derivante da limiti esterni già superati.

2. I flussi di energia e di materiali devono essere ridotti aumentando l’efficienza del capitale. In atri termini, occorre ridurre l’impronta ecologica e ciò può avvenire in vari modi: dematerializzazione (utilizzare meno energia e meno materiali per ottenere il medesimo prodotto), maggiore equità (ridistribuire i benefici dell’uso di energia e di materiali a favore dei poveri), cambiamenti nel modo di vivere (abbassare la domanda o dirottare i consumi verso beni e servizi meno dannosi per l’ambiente fisico).

3. Sorgenti e serbatoi devono essere salvaguardati e, ove possibile, risanati.

4. I segnali devono essere migliorati e le reazioni accelerate; la società deve guardare più lontano ed agire sulla base di costi e benefici a lungo termine.

5. L’erosione deve essere prevenuta e, dove sia già in atto, occorre rallentarla ed invertirne il corso.”

Il nuovo rapporto al Club di Roma deve farci riflettere molto seriamente, ancor di più considerando gli scarsi risultati del processo negoziale che sta conducendo alla Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile a Rio de Janeiro: deve finire l’epoca dell’inazione. Dobbiamo agire e dobbiamo farlo rapidamente.

Fonte: http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=15797

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