Gianroberto Casaleggio, i rapporti con la finanza e gli intrecci tra economia e politica

Una poltrona per tre anni nel board di una società della galassia del finanziere bresciano pluri-inquisito Emilio ‘Chicco’ Gnutti e un’altra, nello stesso periodo, nel consiglio di amministrazione di una partecipata pubblica che ha di fatto monopolizzato il settore Ict in Valle d’Aosta.

CAPITALISMO ALL’ITALIANA. Sembrerebbe il profilo di uno dei tanti manager o raider finanziari che Beppe Grillo ha sempre dileggiato e che vivono per arraffare incarichi nel capitalismo straccione all’italiana, povero di risorse e ricco di relazioni e agganci con la politica. In realtà si tratta nientepopodimenoche del suo guru e mentore Gianroberto Casaleggio.

LA FOLGORAZIONE DEL 2004. Il 2004 per l’eminenza grigia del Movimento 5 stelle è stato l’anno della folgorazione sulla via di Genova. Anzi di Sant’Ilario, volendo essere precisi, là dove si trova la villa di Grillo. L’incontro con il comico genovese deve aver infatti provocato un rovesciamento di 180 gradi nelle convinzioni di Casaleggio.

I più credono che sia il genio milanese dell’e-commerce e del web marketing ad aver influenzato il Grillo-pensiero. Eppure si potrebbe dire il contrario, guardando con attenzione il curriculum professionale di Casaleggio fino al 2004, anno in cui conobbe l’attore nel camerino di uno spettacolo a Livorno.

Prima di allora, infatti, natura e scopi di alcune cariche societarie rivestite dal manager milanese stridevano in modo clamoroso con le idee e le battaglie storiche dell’ex comico.

Il «tronchetto dell’infelicità» e la carriera del guru della Rete

È noto, per esempio, cosa pensa da sempre Grillo della privatizzazione Telecom di fine Anni 90. Ma giusto per rinfrescare la memoria, ecco un passaggio, datato 2006, dal blog che detta il verbo pentastellato: «D’Alema, allora presidente del Consiglio, per motivi che nessuna mente umana (e forse neppure aliena) è in grado di capire, avalla la cessione al duo Colaninno-Gnutti» di Telecom.

LA TIRATA DI GRILLO CONTRO TELECOM. Era il «tempo delle privatizzazioni, il tempo dei ‘capitani coraggiosi’, ma senza una lira», ironizzava Grillo, che poi se la prese anche con la gestione Tronchetti Provera («il tronchetto dell’infelicità»). E in quel passaggio storico individuava l’inizio dei guai finanziari del colosso telefonico.

Dunque, Roberto Colaninno, Emilio Gnutti e la cosiddetta «razza padana» rappresentano forse per Grillo il peggio del parassitismo che la nostra classe imprenditoriale abbia mai espresso (il comico chiamò il presidente Alitalia «Mr. 19 mila licenziamenti»).

OLIVETTI, IL TRAIT-D’UNION. Eppure, come si sa, Casaleggio mosse i suoi primi passi nell’information technology proprio nell’Olivetti di Colaninno e poi divenne amministratore delegato di Webegg: joint venture tra Olivetti e Finsiel, un gruppo multidisciplinare per la consulenza alle aziende in Rete, controllato al 59,8% da I.T. Telecom Spa dopo la cessione, a giugno 2002, delle proprie quote da parte di Olivetti.

LA POLTRONA IN NETIKOS. Da uno spin-off di I.T. Telecom, nel 2000, era nata nel frattempo Netikos Spa, nella quale Casaleggio occupava una poltrona nel consiglio di amministrazione (dal 2000 al 2003) con Michele Colaninno, secondogenito dell’odiato (da Grillo) Roberto.

Quindi nel 2004, anno in cui conobbe il comico, il guru milanese della Rete archiviò Webegg e decise di fondare la Casaleggio Associati, dando così il via al percorso professionale e politico che lo ha condotto dov’è oggi.

E fin qui la storia è abbastanza nota.

La prima vita di Gianroberto: la Earchimede Spa della galassia Gnutti

Meno conosciuto è però un passaggio della «prima vita» lavorativa di Casaleggio che lo lega in modo ancora più stretto al discusso Chicco Gnutti.

Tra la sfilza di incarichi che ha rivestito, l’intellettuale «apocalittico» milanese è stato pure consigliere dal 2000 al 2003 della Earchimede Spa, società impegnata nel private equity e riconducibile proprio alla galassia Hopa di Gnutti.

COMPAGNI DI BOARD. Era quest’ultimo in persona, infatti, a guidare il board di cui Casaleggio faceva parte. Arrivarono entrambi lo stesso anno. Gnutti rimase presidente del consiglio di amministrazione di Earchimede fino al 2005, mentre il sodale di Grillo lasciò la società che oggi fa capo al gruppo Mittel nel settembre 2003 (la stessa Hopa fu poi incorporata in Mittel).

Gnutti al tempo era già stato uomo chiave della (famigerata) scalata Telecom e proprio in quel periodo di lavoro fianco a fianco con Casaleggio fu protagonista di un’altra vicenda: il fallimento della software house bresciana Shs multimedia.

Il finanziere finì poi a processo per bancarotta fraudolenta e nel gennaio scorso il tribunale di Brescia lo ha condannato in primo grado a quattro anni per la sottrazione di 20 miliardi di lire di patrimonio dell’azienda.

FIORANI E CONSORTE TRA GLI AZIONISTI. La Earchimede (4,68 milioni di euro di capitale sociale) in cui Casaleggio ha prestato servizio aveva invece tra gli azionisti personaggi come Gianpiero Fiorani e Giovanni Consorte. Si tratta dei grandi protagonisti dell’estate 2005, quella delle scalate bancarie e dei «furbetti del quartierino».

Non a caso, la stessa Earchimede finì nelle intercettazioni tra Fiorani e Gnutti in cui si orchestrava l’assalto Bpl ad Antonveneta. Mentre un contratto Earchimede-Bpl per la cessione da parte di Fiorani di minorities in alcune controllate fu al tempo sequestrato da Bankitalia.

IL CASO DELL’AUTODROMO DI VIGASIO. Insomma, siamo di fronte al milieu economico-finanziario che Grillo prende di mira da almeno un decennio. Così come nel mirino degli attivisti pentastellati è finito anni fa il progetto dell’autodromo di Vigasio, nel Veronese, che nel 2004 vide attive la stessa Earchimede e la Draco Spa (altra società controllata da Gnutti) nel ruolo di imprese realizzatrici che avevano firmato un contratto preliminare per rilevare una quota del capitale di Autodromo del Veneto srl, titolare a sua volta dei diritti d’opzione per l’acquisto delle aree su cui doveva sorgere la struttura.

Va precisato, comunque, che Casaleggio al tempo aveva già lasciato il board di Earchimede.

Dai «capitani coraggiosi» lombardi all’In.va della Val D’Aosta

Dai «capitani coraggiosi» lombardi all’intreccio politica-economia in Val d’Aosta il passo è più breve di quanto si pensi. Ed ecco ancora una volta materializzarsi lo zampino di Casaleggio.

Nella piccola regione alpina con 128 mila abitanti di cui 1.300 che vivono di politica (senza considerare i portaborse), il settore Ict è in mano a In.va Spa (5,1 milioni di capitale), società della Regione autonoma, del Comune di Aosta e della Usl locale. In.va nacque alla fine degli Anni 80 da un’iniziativa mista pubblico-privata e poi è stata man mano fagocitata dalla cosa pubblica fino a diventare il naturale provider inhouse dei sistemi informativi.

UN POSTO NELLA PARTECIPATA. Qual era tuttavia l’azionista privato di peso in In.va con il 40% delle quote fino al 2007? Olivetti prima e poi Telecom, guarda caso. Dunque ecco rispuntare i soliti «nemici» di Grillo. Ed ecco fare capolino puntualmente, come Lettera43.it ha scoperto, il solito Casaleggio, che è stato consigliere In.va dall’aprile 2001 al giugno 2004.

«È un colosso con 300 dipendenti che ha schiacciato gli operatori privati del settore Ict in Val d’Aosta e ha creato un monopolio di fatto», spiega un consigliere regionale che chiede l’anonimato. «Ha un board di designazione politica e viene utilizzato dai politici per aggirare le normali procedure concorsuali di reclutamento del personale nel settore pubblico».

Alla faccia della meritocrazia oggi tanto invocata dal M5s.

AGENZIA DI COLLOCAMENTO PER LA PA. Risulta infatti che negli anni molti dipendenti assunti da In.va siano poi stati dislocati negli uffici delle più disparate pubbliche amministrazioni valdostane, dalla Regione al Comune di Aosta, fino alle strutture sanitarie.

In attesa che la spending review aggredisca anche gli sprechi degli enti locali e del sistema delle partecipate, In.va rimane comunque una Spa e (malgrado le certificazioni Iso che vanta) può in qualche modo aggirare i paletti di rigore finanziario e i criteri di trasparenza che valgono per le assunzioni nel settore pubblico.

LA POLEMICA POLITICA. I resoconti delle sedute d’aula in Consiglio regionale testimoniano scontri durissimi tra maggioranza e opposizione sugli stretti rapporti tra le amministrazioni pubbliche valdostane e la debordante partecipata Ict. Anche nel periodo in cui Casaleggio era consigliere In.va.

Ci si accapigliava, per esempio, sul personale della società spostato in altre strutture, personale che inglobava figure con alta formazione informatica ma anche unità con generiche mansioni di «data entry». La Giunta fece persino un numero: 19 unità.

LA DENUNCIA DEL PDL. Ma l’opposizione sospettava che le cifre fossero più alte. E così nel novembre 2004 (Casaleggio aveva da poco lasciato il board In.va) un consigliere dell’allora Casa delle libertà denunciava: «Forse non ci sono all’interno dell’organico regionale sufficienti capacità professionali per far fronte a questi incarichi?».

Tre anni prima, nel dicembre 2001, l’allora vicepresidente dell’assemblea Massimo Lattanzi (Forza Italia, oggi Pdl) fece un’interpellanza sulla convezione tra Usl e In.va e in aula denunciò: «Abbiamo invece il sospetto, che è quasi una certezza, che In.va stia per diventare il vero ufficio di collocamento dell’amministrazione sanitaria, un ufficio di collocamento che ha una caratteristica molto anomala (…). Mentre tutti quelli che vogliono lavorare in ospedale devono fare un normale concorso, superare gli esami di francese, che quasi mai vengono superati, creando anche difficoltà a chi deve reperire risorse umane per far fronte ai servizi, questa società non ha nessun obbligo di fornire personale che abbia superato gli esami di francese, personale che abbia una qualifica di tipo sanitario anche nei processi amministrativi, dove bisogna comunque conoscere le terminologie».

UN CARROZZONE DA 4 MLD DI LIRE. La pratica, inoltre, non produsse certo risparmi per la cosa pubblica, visto che il carrozzone In.va pesava sul bilancio dell’azienda sanitaria per una cifra che esplose da 1,3 miliardi di lire del 1998 ai 4 miliardi a fine 2001, quando Casaleggio era già consigliere.

Malgrado ciò, i privati gradualmente si disimpegnarono dalla società perché essa già dagli Anni 90 non apparì in grado di generare abbastanza ricchezza e dividendi.

Oggi l’In.va si avvia a diventare una centrale delle forniture e degli acquisti per gli 83 enti locali della Valle d’Aosta, una specie di Consip regionale. Ma la fonte ribadisce: «Certe convenzioni con gli enti pubblici sono state fatte in passato per aggirare le norme sulle assunzioni. E poi In.va è diventata un pachiderma che ha schiacciato tutto e tutti nel settore Ict, creando un monopolio che pure Casaleggio in quegli anni si è guardato bene dal contrastare».

Il Movimento 5 stelle non è un fiero nemico delle posizioni dominanti e del parassitismo? Casaleggio evidentemente ha cambiato idea. Certo che Grillo, nel 2004, in quel camerino di Livorno, deve averlo davvero folgorato.

di Ulisse Spinnato Vega

Fonte: http://www.lettera43.it

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