Movimento 5 Stelle, il codice di comportamento di Casaleggio

01/03/2013

Grillo dice no alle alleanze con altri partiti e minaccia espulsioni. Per gli eletti niente tv e sì ai rimborsi. Ma soprattutto: il nodo alleanze è già stato sciolto. E per le partecipazioni ai talk show si rischia il processo

 di Donato De Sena

 “Uno vale uno”, ha ripetuto Beppe Grillo per anni sul suo blog dando lezioni di democrazia partecipativa. Probabilmente sarebbe stato più opportuno dire “La metà più uno vale uno”, perché leggendo il regolamento che dovranno rispettare i neo eletti parlamentari a 5 Stelle emerge chiaramente come, all’interno dei gruppi di Camera e Senato del Movimento, sarà fortemente ostacolato il dissenso e ogni decisione sul destino degli eventuali dissidenti sarà presa a maggioranza dello stesso gruppo di appartenenza.

ESPULSO CHI VIOLA IL REGOLAMENTO – Dunque, al comico genovese basterà conquistare il sostegno convinto della metà più uno dei deputati e senatori delle sue liste per ridurre al minimo le divergenze intestine. Le poche norme del Codice di Comportamento dei nuovi inquilini di Montecitorio e Palazzo Madama pubblicato in questi giorni sul sito di Grillo non lasciano adito a dubbi. Le decisioni verranno calate dall’alto:

I parlamentari del M5S riuniti, senza distinzione tra Camera e Senato, potranno per palesi violazioni del Codice di Comportamento, proporre l’espulsione di un parlamentare del M5S a maggioranza. L’espulsione dovrà essere ratificata da una votazione online sul portale del M5S tra tutti gli iscritti, anch’essa a maggioranza.

NO ALLEANZE – Cosa può comportare questo tipo di regola? Certamente il parlamentare 5 Stelle perde i margini di manovra che ha tradizionalmente mantenuto finora e resta ancorato al volere del Movimento. Ma è anche vero – è bene precisarlo – che norme rigide possono spingere i dissidenti convinti ad approdare al gruppo misto o altre formazioni politiche. Non si tratta di aspetti secondari. Lo stesso regolamento stabilisce che:

I gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle non dovranno associarsi con altri partiti o coalizioni o gruppi se non per votazioni su punti condivisi.

Dunque, se uno o più parlamentari grillini considereranno giusto un provvedimento proposto dal centrosinistra (che conserva la maggioranza alla Camera) e lo sosterranno con un voto (magari perfino ininfluente ai fini della approvazione) rischieranno di essere ‘processati’ con un referendum. O dentro o fuori, quindi, per non aver seguito il verbo del leader. Senza possibilità di mediazione, trattativa, confronto sul pensiero dominante.

MAI IN TV – Si rischia il ‘processo’ (e l’espulsione) anche per le partecipazioni alle trasmissioni televisive. Il Movimento 5 Stelle, infatti, senza considerare che i parlamentari rilasciano frequentemente dichiarazioni ad agenzie di stampa ed emittenti radiofoniche, ed aggiornano poi con le loro riflessioni siti personali e profili di Twitter e Facebook, vieta ai suoi rappresentanti di comparire sul piccolo schermo. Recita il Codice di Comportamento:

Evitare la partecipazione ai talk show televisivi.

Hanno già pagato la sanzione per aver violato questa regola, lo scorso dicembre,  Federica Salsi, consigliera regionale in Emilia Romagna, cacciata dal Movimento per ordine di Grillo (senza alcuna ratifica) per aver preso parte alla trasmissione di Raitre Ballarò, e Giovanni Favia, espulso per aver criticato il comico genovese e il guru Gianroberto Casaleggio in un fuorionda mandato in onda su La7.

SI’ AI RIMBORSI – Incongruenze emergono anche nella parte del regolamento parlamentare del M5S che detta norme sui compensi economici. Il Movimento delle proposte che arrivano dal web, della lotta agli sprechi della casta, e della riduzione dei costi della politica (dai vitalizi alle auto blu, passando per scorte e contributi ai giornali di partito), offre la possibilità ai suoi eletti di munirsi, “se previsto per legge”, di un collaboratore (portaborse), e di incassare poi, per il personale a supporto, un rimborso di importo pari all’indennità stabilita per i parlamentari:

Le persone eventuali di supporto ai parlamentari se previste per legge, per la loro attività non potranno superare un rimborso economico di 5 mila euro lordi mensili.

I grillini che dicono no all’assegno di fine mandato non rinunceranno comunque a una  ”diaria a titolo di rimborso delle spese a Roma, rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, benefit per le spese di trasporto e di viaggio, somma forfettaria annua per spese telefoniche e trattamento pensionistico con sistema di calcolo contributivo”. Insomma: arrivano i tagli, ma senza esagerare.

 http://www.giornalettismo.com/archives/804653/movimento-5-stelle-il-codice-di-comportamento/

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