LA RESA DEI CONTI IN VATICANO

Generalmente la Chiesa di Roma è considerata dai suoi fedeli come una certezza imperturbabile, mentre dai suoi detrattori come una rigida obsolescenza, ma sostanzialmente si concorda sul fatto che in Vaticano il tempo sembra essersi fermato e che tutto appaia perennemente immutabile. Ma forse è vero esattamente il contrario. Questa visione infatti pare alquanto impropria alla luce della storia millenaria del soglio pontificio, che è stato tormentato da fazioni in eterna lotta tra loro, intrighi, guerre militari, diplomatiche o teologiche, correnti, riforme, apostasie, scomuniche e persecuzioni. Una storia contraddistinta in realtà da un equilibrio instabile con tensioni interne che sono riaffiorate puntualmente in corrispondenza di ogni conclave fino ai nostri giorni. Ancora oggi infatti si possono distinguere fazioni contrapposte come per esempio quella spiritualista, la conservatrice, l’integralista (Opus Dei o CL) o la massonica-moderata che possono assumere dei connotati di vere lobby.

Ma le dimissioni papali di Benedetto XVI rimangono un evento storico, così raro che era

successo solo altre sei volte negli ultimi mille anni. Il penultimo predecessore del soglio pontificio a

compiere tale gesto è stato Celestino V (Pietro Angelerio del Morrone, 1215-1296), il papa che

Dante apostrofò nei canti infernali come “colui che fece per viltade il gran rifiuto“. L’analogia tra i

due papi potrebbe in realtà andare oltre al semplice dato statistico, in quanto Benedetto XVI ha

pronunciato un discorso di dimissioni molto simile a quello di Celestino V.

(continua…)

Inoltre il 28 aprile 2009 papa Ratzinger ha espresso un desiderio molto singolare, cioè di poter

lasciare il pallio papale proprio sopra le spoglie di Celestino V presso la basilica di Collemaggio

gravemente colpita dal terremoto dell’Aquila.

E dato che i simboli alto-ecclesiali sono importanti, già allora qualcuno pensò che Benedetto XVI

considerasse l’ipotesi delle dimissioni. A rafforzare il collegamento simbolico, il 4 luglio 2010 il papa commemorò anche l’ottavo centenario della nascita di Celestino V a Sulmona. Può sorgere quindi

il dubbio lecito se si possa trovare una qualche spiegazione a queste clamorose dimissioni

analizzando quelle di Celestino V.

Riassumiamo brevemente la sua storia. L’eremita fondatore della omonima congregazione dei frati di “Pietro da Morrone” è stato eletto da un conclave lungo e difficile (interrotto anche dalla peste)

che non è riuscito a far convergere i voti su nessun candidato tra la fazione dei Colonna e quella

opposta. Come spesso è successo in questi casi è stato scelto un papa di transizione al di fuori dei

giochi di potere, preferibilmente un carismatico eremita avulso dai riti romani, una persona che

poteva essere ritenuta influenzabile e Pietro Angelerio rispondeva a questi requisiti. Ma appena

divenuto papa col nome di Celestino V, su consiglio di Carlo d’Angiò re di Napoli, indisse subito un

Concistoro per eleggere 13 nuovi cardinali filo-francesi, quindi presi al di fuori delle storiche famiglie

romane da cui è sempre stato scelto il successore di san Pietro, per riequilibrare i giochi di potere

nella Santa Sede. Il pontificato di Celestino V fu, come previsto, molto difficoltoso per una evidente

incapacità amministrativa che generò confusione (anche nelle nomine) tale da convincerlo a

presentare clamorosamente le dimissioni dopo solo quattro mesi dall’investitura.

Dietro questo atto, che re Carlo II aveva più volte tentato di scongiurare, c’è il sospetto più che

fondato dell’opera del cardinale Benedetto Caetani, che non potendo controllare il papa come da lui

previsto per colpa delle ingerenze proprio del re del Regno di Napoli, avrebbe però approfittato

della situazione caotica e, secondo alcuni storici, avrebbe addirittura scritto di suo pugno la bolla

pontificia di dimissioni di Celestino V.

Successivamente proprio il cardinale Caetani venne eletto papa col nome di Bonifacio VIII. Questi

decise subito di mettere sotto controllo Celestino V che, avvertito del piano, tentò la fuga, ma venne

catturato presso Santa Maria di Merino e riportato a Roma. Dopo gli inutili tentativi di Celestino V di

persuadere Bonifacio VIII per ottenere la libertà, avrebbe concluso il colloquio con la famosa frase:

hai ottenuto il Papato come una volpe, regnerai come un leone, morirai come un cane”. Celestino

V venne quindi rinchiuso nella rocca di Fumone, in territorio dei Caetani, dove morì l’anno

seguente. La morte ha generato ulteriori sospetti e ombre su Bonifacio VIII dato che il cranio di

Celestino V presentava un foro secondo alcuni compatibile con un chiodo di dieci centimetri.

IL PONTIFICATO DI BENEDETTO XVI

Ma veniamo ai problemi del pontificato di Benedetto XVI, anch’esso probabilmente di “transizione”,

ugualmente caotico e duramente segnato dagli scandali.

Non passa neanche un mese dal suo insediamento (19 aprile 2005) che scoppia il caso pedofilia

da parte di prelati prima negli Stati Uniti, poi con effetto domino in America Latina e infine in

Europa. Al culmine delle accuse vengono divulgate coperture di alti prelati a casi di abusi in Irlanda.

In merito il Segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, ha fatto una quantomeno infelice e

inopportuna dichiarazione sostenendo che “studi scientifici affermano che la pedofilia è collegata

all’omosessualità, e non ha niente a che vedere con il celibato“. Vengono comunque scoperti anche

finti casi di pedofilia come quelli costruiti ad arte in ambienti anti-clericali tedeschi, ma il fenomeno

ha ormai assunto dimensioni indiscutibili: pervengono alla giustizia vaticana ben 600 denunce

all’anno per abusi del clero sui minori, anche se la maggior parte riguardanti abusi commessi dal

’65 all’85. Benedetto XVI parla di “crimini enormi”, di “stabilire sempre la verità”, di “portare

sostegno”, “assistenza e cura delle vittime” e traccia una linea di rigore.

Nel 2009 scoppia il caso Boffo, direttore di Avvenire, che accusa il direttore dell’Osservatore

Romano, Giancarlo Vian, di aver tramato per indurlo a dimettersi, procurando le fonti alla base delle

inchieste giornalistiche di “Libero” e “Il giornale” che lo attaccarono per una vicenda collegata ad

una condanna per molestie poi rivelatasi un falso, condita da insinuazioni di presunta

omosessualità da parte di Vittorio Feltri. La vicenda si è chiusa comunque con le effettive dimissioni

di Boffo e le pubbliche scuse di Feltri. Dalle inchieste, per quanto pilotate, era però emersa una

reale conflittualità negli ambienti vicini al pontefice.

Passando dalle polemiche con il collegio cardinalizio, ai problematici rapporti con l’islam, arriviamo

agli scandali finanziari. Nel 2010 lo IOR (Istituto Opere Religiose) viene accusato di violazione delle

norme di anti-riciclaggio. Tra gli imputati il presidente Ettore Gotti Tedeschi che gode però della

fiducia del papa. Benedetto XVI comunque reagisce e il 30 dicembre 2010 crea una Autorità per

l’Informazione Finanziaria per allinearsi alle normative, lo IOR aderisce quindi alla convenzione

monetaria UE e nell’anno seguente viene varato un apposito programma per l’anti-riciclaggio. Ma la

questione non finisce qui.

I documenti riservati resi pubblici

 

Il 25 gennaio 2012, nel corso di una trasmissione televisiva su La7 (“Gli intoccabili”) vengono rese

note lettere private dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò e nel frattempo “Il Fatto Quotidiano”

comincia a pubblicare altri documenti riservati riguardanti il papa e lo IOR. Era iniziata una

consistente fuga di dati vaticani secretati (da qui il soprannome di “Vatileaks”) che, oltre a clarare le

lotte ecclesiali intestine, certificavano delle irregolarità gestionali finanziarie dello IOR secondo le

normative di antiriciclaggio e quindi l’esistenza dello IOR parallelo che si credeva finito. La prima

denuncia vaticana viene formalizzata il 6 febbraio 2012 e la Procura Romana comincia ad indagare

sui movimenti dello IOR presso la JP Morgan. Intanto documenti riservati continuano ad essere

divulgati, come la lettera di padre Federico Lombardi sul caso Orlandi o un bilancio della

Fondazione Ratzinger. Uno dei divulgatori è Gianluigi Nuzzi, il conduttore del programma “Gli

intoccabili”, che cerca di trarre profitto dai documenti ricevuti pubblicando un libro. Ha suscitato

l’interesse dei media anche l’inserimento del Vaticano nella black list Statunitense degli stati a

rischio di riciclaggio, ma in realtà è stato solo un atto formale e poco significativo dato che agli

stessi Stati Uniti (come anche a UK, Italia o Germania) era assegnato un rischio maggiore.

Tra i documenti resi pubblici quelli che hanno fatto più scalpore sono stati comunque quelli

riguardanti un presunto complotto di morte nei confronti del papa. Il testo, risalente al 30 dicembre

2011, scritto in tedesco e intitolato “Mordkomplott” (complotto di morte), diceva che il cardinale

Paolo Romeo, in viaggio in Cina, aveva profetizzato la morte del papa entro 12 mesi e il suo

successore sarebbe stato l’arcivescovo di Milano Angelo Scola. Lo stesso cardinal Romeo ha

smentito tutta la storia. Anche Padre Federico Lombardi, capo della sala stampa vaticana, ha

smontato subito l’attendibilità del documento, che in effetti pare farneticante e poco credibile anche

dal punto di vista linguistico. A seguito di questa presunta rivelazione Benedetto XVI ha comunque

istituito una Commissione cardinalizia d’inchiesta composta dai cardinali Jozef Tomko, Julián

Herranz Casado e Salvatore De Giorgi.

Il 21 maggio 2012 avviene una drammatica riunione della Famiglia pontificia in cui papa

Ratzinger parla apertamente dei sospetti che sono ricaduti su Paolo Gabriele, l’aiutante di

camera di papa (o “maggiordomo”). Tra gli accusatori c’è anche padre Federico Lombardi.

 

Gabriele, presente a quella riunione, nega ogni coinvolgimento. Il 23 maggio vengono trovate copie

di documenti divulgati durante una perquisizione nel suo appartamento e il giorno seguente viene

arrestato per furto aggravato (manco a dirlo, caso unico nella storia della Gendarmeria Vaticana).

Successivamente, durante le indagini, la posizione di Gabriele si è alleggerita essendo decaduta

l’ipotesi che il tutto fosse gestito da lui solo e probabilmente anche per i dubbi sollevati dal papa

stesso che non riusciva a credere ad un suo coinvolgimento. Si continua comunque a vagliare altre piste e il numero dei sospettati sale a venti, ma in giudizio, oltre a Paolo Gabrile si aggiunge solo

Claudio Sciarpelletti, dipendente (laico) della Segreteria di Stato, che oltre tutto attira i sospetti

rilasciando due dichiarazioni contraddittorie. Benedetto XVI reagisce a queste notizie con tristezza e stupore e rinnova comunque la fiducia nei suoi più stretti collaboratori: “tutti coloro che ogni

giorno, con lealtà e spirito di sacrificio e in silenzio, mi aiutano nel compimento del mio ministero”. Il

6 giugno Gabriele ammette di essere la talpa e di avere avuto contatti con Nuzzi. Un mese dopo gli viene contestato anche il possesso illegittimo di oggetti provenienti dall’appartamento papale: un

assegno, un libro antico e una non meglio definita “pepita”. Il processo lampo a fine settembre dello stesso anno condanna per furto aggravato Garbiele a tre anni di reclusione, poi ridotti a 6 mesi ed

infine è giunta la grazia del perdono papale il 22 dicembre 2012. Analogamente Sciarpelletti viene condannato per favoreggiamento a 4 mesi, successivamente ridotti a 2, poi la pena viene sospesa

e alla fine annunciato il condono anche per lui.

L’inchiesta comunque non è ancora chiusa. All’apertura dell’anno giudiziario il cardinal Bertone,

Segretario di Stato Vaticano, ha chiesto “giustizia con umiltà e nella verità”, ma ha cercato di

buttare un pò di acqua sul fuoco esortando “a mettere da parte il protagonismo” e assicurando che

il Vaticano è “sempre più integrato nella legislazione internazionale”. La cerimonia si è conclusa

stranamente con l’accusa del promotore di giustizia Grossi nei confronti degli avvocati a cui ha

attribuito testualmente “assoluta ignoranza del diritto canonico”. Si parla comunque anche di un

rapporto segreto, definito “sconvolgente”, che tre cardinali anziani avrebbero consegnato nei mesi

scorsi agli inquirenti e quindi c’è da pensare che l’inchiesta sia solo agli inizi.

LO IOR – GOTTI TEDESCHI – BERTONE

 

Ma gli scandali non sono ancora finiti : Il 25 maggio 2012, giusto il giorno dopo l’arresto di Paolo

Gabriele, il presidente dello IOR, Ettore Gotti Tedeschi, viene sfiduciato e allontanato dal suo

incarico da parte della commissione cardinalizia di vigilanza presieduta ancora dal Segretario di

Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, proprio colui che gli aveva assegnato l’incarico nel 2009. Ci

sarebbe anche da dire che con Gotti Tedeschi lo IOR sarebbe passato nelle mani dell’Opus Dei,

mentre prima era tradizionalmente territorio dell’ala massonica del “sacro collegio“. Stranamente

anche in questo caso è stato attuato il cosiddetto “metodo Boffo” per demolire inspiegabilmente la

figura umana di Gotti Tedeschi. Il motivo della rottura tra Bertone e Gotti Tedeschi sarebbe da

ricondurre al desiderio del prelato di creare una s.p.a. che gestisse sia l’ospedale “Gemelli”, che il

“San Raffaele” di don Verzè travolto da un enorme scandalo finanziario e quindi con una pesante

situazione debitoria che Gotti Tedeschi non voleva accollarsi. Ma indiscrezioni sottolineano un altro

screzio del banchiere nei confronti di Bertone, cioè la scelta di farsi volontariamente interrogare dai

magistrati di Roma nell’inchiesta sulle presunte violazioni delle norme anti-riciclaggio. Indiscrezioni

arrivano addirittura a sostenere che Gotti Tedeschi abbia lasciato un memoriale in cassaforte e

l’abbia affidato alla segretaria con le seguenti parole: “Ho paura di morire; se mi uccidono, mandi

questi tre plichi“. Da allora la IOR è rimasto senza presidente fino alla settimana scorsa, quando la commissione cardinalizia, presieduta da Bertone, ha annunciato l’insediamento del tedesco Ernest

von Freyber, con un tempismo quanto meno sospetto se non inopportuno, dato che questa nomina

avviene proprio nel periodo di vacanza della sede papale.

Ci sarebbe poi da valutare l’inchiesta in corso sul Monte dei Paschi di Siena, dato che lo IOR

probabilmente ha avuto un ruolo importante sull’acquisizione di Antonveneta da parte di MPS con

delicate riunioni tra l’allora direttore dello IOR Piero Pioppo e il banchiere Andrea Orcel che seguiva

il Banco Santander, banca da cui MPS ha acquisito Antonveneta per la cifra spropositata di 10

miliardi euro, mentre solo tre anni prima Santander l’aveva ottenuta per 6,6. Un testimone ha

raccontato che “per quell’operazione furono aperti almeno quattro conti intestati a quattro

organizzazioni religiose che coprono cinque personaggi che hanno avuto un ruolo chiave

nella costruzione dell’acquisto di Antonveneta“. Gli inquirenti ipotizzano una mega tangente di

circa 2 miliardi pagata da MPS ad una banca londinese, poi ritornata in Italia attraverso lo scudo

fiscale dopo aver transitato per il Brasile. Una parte poi sarebbe transitata proprio dallo IOR, come

ai tempi della maxi-tangente Enimont di Raul Gardini. ( leggi più info ) Per ora il Vaticano ha

seccamente smentito coinvolgimenti con dirigenti MPS, ma Gotti Tedeschi è comunque già stato

interrogato in merito dai pm e probabilmente a breve verranno svelati nuovi aspetti della vicenda giudiziaria.

Benedetto XVI, soffocato da così tanti e tali scandali, cerca comunque di portare avanti una

“azione purificatrice” che porta alle dimissioni ben 77 vescovi in sei anni. La “pulizia silenziosa

riguarda sacerdoti colpevoli di abusi sessuali, una minoranza per malattia e un discreto numero per cattiva amministrazione economica o difficoltà dottrinali. Ovviamente il repulisti ha finito per acuire

maggiormente le tensioni all’interno della Chiesa e, per non peggiorarle ulteriormente, Benedetto XVI ha preferito non scardinare le alte cariche ecclesiastiche, ma ha assegnato comunque a

cardinali e vescovi stranieri incarichi importanti. Ultimo fra questi Rafael García de la Serrana

Villalobos posto il 26 gennaio 2013 a capo della Direzione dei Servizi Tecnici del Governatorato

Vaticano, una delle strutture più colpite dallo scandalo della corruzione. Con questo atteggiamento

il pontefice tende a giustificare la tesi che imputa le sue dimissioni ad un estremo tentativo di

rinnovamento nella Chiesa, a coronamento di un percorso di purificazione che evidentemente non

potrebbe proseguire oltre se non con la sfiducia dei più stretti collaboratori. Cosa che

probabilmente il pontefice auspica possa riuscire al suo successore e, per quanto sia certificato il fatto che il papa non possa influenzare il conclave, tanto meno parteciparvi, si può immaginare che

abbia cercato comunque di spingere le forze in gioco in una certa direzione o almeno avrà scelto il momento che lui considerava più propizio e opportuno a questo (dato che a quanto pare meditava

già da parecchio tempo queste dimissioni). Significativa la prima omelia di Benedetto XVI dopo le dimissioni, incentrata proprio sull’unità della Chiesa, in cui ha detto che <Il vero discepolo non

serve se stesso o il “pubblico”, ma il suo Signore> e che le <divisioni deturpano il volto della

Chiesa, basta rivalità>, invitando alla riflessione su come <il volto della Chiesa venga a volte

deturpato da colpe contro l’unità della Chiesa e divisioni del corpo ecclesiale>.

IL SEGRETARIO DI STATO VATICANO “L’ INSOSTITUIBILE” Tarciso Bertone

Secondo diversi vaticanisti ci sarebbe un altro personaggio che avrebbe attuato una sua personale

epurazione e questo sarebbe ancora Tarcisio Bertone che, divenuto sottosegretario nel 2006, ha

smantellato la vecchia struttura di papa Wojtyla, assegnando per esempio Crescenzio Sepe e

Renato Boccardo incarichi lontani da Roma. Altro aspetto da tenere in considerazione è il

contemporaneo aumento di potere e influenza dello stesso Bertone all’interno del Vaticano e anche

al di fuori. Ha forti legami con il mondo politico, soprattutto con Gianni Letta e Berlusconi, ma

anche coi “tecnici” Renato Balduzzi, Francesco Profumo e Mario Monti. Da notare anche

l’accesissimo antagonismo tra Bertone e Scola, proprio colui che era stato incriminato del presunto

complotto contro il papa. Il papa è stato costretto a rinnovare la propria fiducia a Bertone per ben

tre volte sull’Osservatore Romano, caso unico, e se l’ha fatto è perchè la tensione interna era

molto forte. Bertone, per quanto ufficialmente riconosciuto come storico e fedele braccio destro del

papa, è accusato al contrario, di essere responsabile di buona parte degli errori diplomatici e di

gestione della Chiesa che hanno reso il Papa un bersaglio facile agli attacchi sia interni che esterni.

Ma Bertone non si è limitato a mettere nei guai solo il papa, per esempio l’Ordine dei Salesiani (da

cui deriva) è a rischio fallimento per colpa sua o meglio, secondo quanto da lui scritto ai giudici,

poichè è stato “raggirato” da persone che avrebbero “abusato della sua ingenuità“.

Arriviamo quindi a citare il secondo paragrafo del fantomatico documento “Mordkomplott” che è intitolato proprio al Segretario di Stato Tarcisio Bertone e da cui è tratta la seguente frase: “il rapporto fra Papa Benedetto XVI e il suo Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone sarebbe

molto conflittuale. In un’atmosfera di confidenzialità il Cardinale Romeo ha riferito che Papa

Benedetto XVI odierebbe letteralmente Tarcisio Bertone e lo sostituirebbe molto volentieri con un altro Cardinale. Romeo ha aggiunto però, che non esisterebbe un altro candidato adatto a ricoprire

questa posizione e che per questo il Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone continuerebbe a

svolgere il suo incarico“. In definitiva se prendessimo come vero il suddetto documento,

l'”insostituibile” Bertone ne uscirebbe come una vittima del papa e il suo acerrimo nemico Scola sarebbe un complottista, se invece la prendessimo come una montatura i ruoli si invertirebbero

completamente e la storia sembrerebbe curiosamente ancora più simile a quella di Celestino V e Bonifacio VIII.

Chi sarà quindi il futuro papa?

Qualcuno che ha lavorato per costringere Benedetto XVI alle dimissioni o un outsider che possa

ristabilire nuovi equilibri? Non dovremo aspettare molto per saperlo, ma per gli amanti dell’arte

divinatoria c’è già una risposta a questo quesito e sarebbe scritta nella famosa profezia di San

Malachia di Armagh (1094-1148). Questa profezia indicherebbe il prossimo come l’ultimo papa

della Chiesa di Roma e la sua descrizione sarebbe racchiusa in queste due parole: Petrus

Romanus. Se per puro diletto volessimo prendere in considerazione la lista dei papabili per

cercarne uno rispondente a questa sibillina descrizione, potremmo considerare per esempio il

ganese “Peter” Kodwo Appiah Turkson, il brasiliano Odilo “Pedro” Scherer o il francese

Jean-Louis “Pierre” Tauran, ma una strana coincidenza vuole che, ancora una volta, non si possa

escludere un certo Tarcisio “Pietro” Evasio Bertone di “Romano” Canavese.

In persecutione extrema sacrae romanae ecclesiae sedebit Petrus romanus, qui pascet oves in

multis tribulationibus; quibi transactis, civitas septis collis diruetur, ed Judex tremendus judicabit

populum suum. Amen.

http://clubcapretta.it/index.php?option=com_zoo&task=item&item_id=134&Itemid=206#.UTHMxFdrQ4I

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