La terapia Profumo uccide la Scuola

La realtà a volte supera la fantasia. Il ministro Profumo, sebbene parli di merito, rinnovamento e riduzione del precariato, in realtà agisce in modo diametralmente opposto.
Bisogna riflettere su alcuni dati incontestabili. Gli stipendi dei docenti italiani sono sensibilmente inferiori a quelli dei loro colleghi della Unione Europea, Grecia, Romania e Bulgaria escluse, e pur essendo questo dato comune, per quanto riguarda la Germania o l’Inghilterra, ad altre tipologie di lavoratori non lo è per la Spagna; mentre, per esempio, un docente di scuola superiore in Italia non arriva a 1300 euro, in Spagna guadagna circa 1800 euro.
Inoltre la piaga del precariato, nelle notevoli dimensioni che assume nella scuola è un fenomeno assolutamente nostrano.
Naturalmente questo trattamento finisce per non motivare i docenti. La crisi economica ha ulteriormente aggravato la già delicata situazione. I docenti in questi anni hanno dovuto subire oltre ai tagli negli organici della scuola, decisi da Prodi e Berlusconi, un notevole aumento di pratiche burocratiche e di riunioni tanto fastidiose quanto inutili. Tutto ciò non soltanto non ha portato alcun beneficio alla scuola italiana ma ha comportato un aggravio del carico di lavoro dei docenti senza alcun aumento salariale.
E’ necessario fare un poco di storia. Fino agli anni Ottanta gli assistenti ordinari delle università, che ricevevano un salario molto basso, potevano chiedere, rinunciando alla carriera negli atenei, di diventare di ruolo nella scuola superiore. L’allora ministro liberale Valitutti, parliamo del 1981, riordinò le carriere accademiche stabilendo che gli assistenti ordinari diventavano ope legis professori associati. Quindi si poneva il problema della enorme differenza salariale tra gli ex assistenti diventati associati e i loro colleghi rimasti nelle scuole medie superiori. Tanto più che il livellamento salariale degli anni settanta aveva falcidiato gli stipendi dei docenti della scuola a differenza dei loro omologhi universitari che poterono salvarsi grazie alla parziale autonomia finanziaria degli atenei.
Il ministro Cirino Pomicino, in quanto titolare del Dicastero della Funzione Pubblica, per questi motivi e anche a causa del blocco degli scrutini organizzato dal sindacato autonomo Gilda, decise nel 1988 un notevole aumento salariale come parziale risarcimento e inizio di un processo di recupero del reddito perduto, il quale avrebbe dovuto essere ultimato con i successivi contratti.
Le cose andarono molto diversamente. Il contratto non fu più firmato per ben dieci anni annullando ogni effetto migliorativo del precedente accordo, e quando nel 1988 l’allora ministro Berlinguer firmò una nuova intesa si trattò di pochi spiccioli, un cifra perfino inferiore al tasso reale di inflazione. Purtroppo il peggio doveva ancora venire. I ministri che successero a Berlinguer: Moratti, Fioroni e Gelmini, tutti del Pd con o senza elle, continuarono sulla stessa strada.
Sarebbe legittimo chiedersi come mai i docenti, che pure nel 1988 mostrarono un notevole grado di compattezza sindacale, abbiano accettato questa situazione. La risposta è evidente. Il Parlamento approvò la legge 15 giugno 1990 numero 146, detta legge sui servizi pubblici essenziali con la quale si vietò il blocco degli scrutini. Tanto più che le agitazioni sindacali del corpo docente, alla fine degli anni ottanta, non furono guidate dai confederali ma dal sindacato autonomo Gilda, oggi federazione Gilda Unams, che si batte per gli stipendi europei e per l’autonomia contrattuale dei docenti. La Triplice sindacale (Cgil, Cisl e Uil) e il sindacato autonomo Snals, ormai spesso allineato alla triplice, non si opposero. Quindi i salari dei docenti diventarono sempre più inadeguati e la scuola si trasformò in una fabbrica di progetti.
Cercherò di spiegarmi per coloro che non conoscono bene le problematiche della pubblica istruzione nostrana. Una parte del bilancio destinato agli stipendi del personale fu traferito nel fondo integrativo d’istituto. La motivazione era la solita: bisogna privilegiare il merito e pagare chi effettivamente lavora.
L’effetto è stato devastante. Si organizzano progetti di ogni tipo, in orario pomeridiano, al fine di ottenere le, pur modeste, risorse del fondo, spesso a scapito delle normali attività scolastiche curricolari. Viene premiato chi svolge dei progetti spesso inutili mentre chi realmente lavora in aula non ottiene nulla. Così va il mondo!
I governi della sedicente seconda Repubblica decisero per esempio, a fronte di una responsabilità civile e penale enorme, di tagliare le missioni per le gite. Molte scuole ripristinarono gli indennizzi ricorrendo al fondo d’Istituto. Anche in questo caso le cose non andarono bene. Infatti i continui tagli, decisi a livello centrale, al fondo decurtarono i rimborsi, poi una legge approvata dall’esecutivo Berlusconi stabilì che le missioni all’estero degli statali, quindi anche dei docenti, venivano abrogate con l’eccezione dei militari in missione di “pace”. Evidentemente gli interessi dei padroni euroatlantici sono sacri. Perciò i docenti che accompagnano le classi all’estero devono anche pagare di tasca loro uno dei pasti, gli altri, forse, con il modesto rimborso, qualora previsto dall’intesa sindacale d’Istituto, forse riescono a recuperare una parte delle spese sostenute. Si è giunti così, per il corpo docente, ad avere una… mezza pensione ma una responsabilità intera. Il docente in gita è in servizio l’intera giornata.
Purtroppo i guai non finirono affatto. Il ministro Tremonti, nel 2009, bloccò gli scatti di anzianità e il contratto dei dipendenti statali. Il contratto della scuola scaduto nel 2007 da allora non è mai stato rinnovato. La federazione Gilda Unams così decise di organizzare una forma di protesta: bloccare le gite e tutte le attività al di fuori delle ore di insegnamento. Questa mobilitazione si dimostrò efficace; a differenza del tradizionale sciopero che comporta, ovviamente, una trattenuta molto gradita al Tesoro, questa protesta danneggia gli interessi del settore turistico. I docenti ottennero una, seppure parziale, piccola vittoria. Il ministero dell’Economia , considerando che i tagli previsti dalla Riforma Gelmini comportavano un risparmio per l’erario di quasi il quaranta per cento, pagò gli scatti d’anzianità maturati durante l’anno solare 2010.
Il governo Monti ha invece compiuto un miracolo capace di far rimpiangere Cirino Pomicino. Gli insegnanti hanno commesso l’errore di abbassare la guardia. I ministri Tremonti prima e Monti dopo, in quanto già titolare ad interim dell’Economia , promisero che gli scatti d’anzianità sarebbero stati corrisposti: invece gli emolumenti relativi all’anzianità per gli anni 2011 e 2012 non sono stati pagati.
Il “tecnico” Profumo, approfittando della legge di stabilità, ha decretato di aumentare da 18 a 24 ore l’orario settimanale dei docenti italiani senza alcun aumento di stipendio. Oltre tutto l’aumento dell’orario delle lezioni comporterà l’aumento anche dei tempi accessori (riunioni, preparazione e correzione degli elaborati, incontri con i genitori etc.).
Il ministro ha anche “organizzato un concorso”… ma ci si chiede per quali posti visto che assegnando, senza alcun corrispettivo, sei ore in più ai docenti di ruolo e rimanendo in vigore i precedenti tagli della Gelmini i posti sarebbero ancora di meno.
I dignitari del Pd con o senza elle si dicono contrari ma avranno il coraggio di votare contro in Parlamento? Il sospetto è che il ministero possa fare finta di fare un mezzo passo indietro, per esempio non aggiungere sei ore ma solo due o tre, in modo da salvare la faccia a Bersani e soci. Non si tratterebbe di una mezza vittoria ma di una pesante sconfitta. La maggioranza dei professori ha iniziato un giusto boicottaggio delle attività extrascolastiche, ma quello di evitare le sei ore in più è soltanto, anche se il principale, uno degli obiettivi . Rimangono aperte le questioni degli scatti di anzianità, congelati fino al 2017, e del contratto collettivo scaduto dal lontano 2007. Lo stipendio del personale della scuola è fermo da cinque anni e rischia di rimanere fermo per altri cinque.
I mandarini della Ue tanto cari al primo ministro pensano alle missioni belliche atlantiche e a ricapitalizzare le banche. Visto che il senatore Monti ha dichiarato che le modifiche debbono avvenire a saldi invariati ecco da dove potremmo cominciare. Il Parlamento è contrario a un contributo di solidarietà del cinque per cento per chi guadagna oltre centomila euro ma gli insegnanti che dopo quaranta anni di servizio non raggiungono neanche duemila euro mensili devono perdere il venti per cento della retribuzione nominale. Cosa aspettarsi da un esecutivo che tassa la prima casa, modifica in peggio la legislazione del lavoro, aumenta le imposte indirette e l’età pensionabile?
Che Dio ci salvi dal governo tecnico.

Fonte: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=17522

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...