Come perdemmo la guerra: una guerra preventiva

world-war- IINel corso dei decenni del dopoguerra l’umanità ha conosciuto numerosi conflitti nei quali sono stati chiamati numerosi popoli tramite l’intervento e diciamo pure della strumentalizzazione degli eventi attraverso una meticolosa e preparata escalation tensiva da parte degli organi sovranazionali di cui, in questi nostri spazi di libero pensiero, siamo a conoscenza chi siano e da quali menti vengano gestiti proprio per gli scopi e le finalità di cui il loro dna è composto: l’assoluto potere economico, militare, politico e sociale. Siamo consapevoli altrettanto che la nostra azione è rivolta, in virtù dei nostri principi socialisti nazionali, a rivendicare nella verità, l’assoluta obiettività di ogni evento sia esso storico, politico o quant’altro scevrando le riflessioni e le valutazioni al di sopra di ogni giudizio di parte come è auspicato e sempre più sottolineato dal nostro credo ideologico che si discosta, come è bene ribadirlo, da ogni tipo di dicotomia al fine di conseguire nel dibattito ciò che i pennivendoli storici si sono ben guardati di esprimere ed hanno, altresì, propinato alle masse di generazioni emerite riflessioni e approfondimenti provenienti da quelle oligarchie di potere che oggi giorno controllano e determinano le sorti di ogni paese e che nel corso dei tempi hanno condizionato le vicende adulterandole attribuendo il cosidetto “male assoluto” solo a una parte dei contendenti.

Ci sembrava opportuno proporre al lettore casuale o agli internauti abituali di questo spazio, proporre un’interessante e approfondita analisi sui fatti antecedenti che causarono in Europa il secondo conflitto mondiale, in ragione del fatto che la storia, anche quella di oggi di cui ne seguiamo per quanto sia attraverso la pseudo-informazione dei media, si ripete sempre nei suoi cliché standardizzati e che ci fa riflettere su una realtà: gli autori degli eventi sono sempre gli stessi…Buona lettura e in alto i cuori!!!

Cuore Ribelle

Mussolini ha fatto molte cose buone… ma non doveva fare la guerra. Con questo giudizio lapidario, ripetuto decine di migliaia di volte da articoli di riviste e documentari televisivi, viene chiusa una vicenda che merita ben altrimenti approfondite considerazioni.

Dico subito che la mia tesi è opposta: intendo sostenere in questa sede gli argomenti che mi hanno convinto che l’Italia, come il Giappone nel 1941, sia stata obbligata ad entrare in guerra nel momento in cui la guerra avrebbe favorito gli interessi degli anglo-americani.

LA STRATEGIA DELLA GRANDE POTENZA

Immaginate una grande potenza, che domina il mondo con la sua forza, e mantiene le altre Nazioni sotto il suo predominio militare ed economico. La grande potenza controlla tutti i giacimenti petroliferi e minerali del mondo, e tutte le vie di comunicazione navale: essa può limitare o strangolare l’economia di qualsiasi altra nazione a suo piacimento per non lasciarne crescere la forza economica e militare, oltre il punto in cui quella nazione possa metterne in pericolo il predominio.

Immaginate ora che una o più nazioni minori vogliano liberarsi dal giogo della grande potenza: esclusa la via economica, perché la grande potenza strangolerebbe subito ogni sviluppo che possa mettere in pericolo la propria economia, non resta che la via militare. La guerra, che Clausewitz aveva definito come la diplomazia fatta con i cannoni.
La grande potenza userà ovviamente la sua forza militare, e la userà nel momento preciso nel quale la nazione ribelle sta per raggiungere un livello d’armamento per lei pericoloso. In quel momento la nazione ribelle non ha interesse ad iniziare la guerra, perché non è ancora pronta, la guerra deve quindi essere provocata dalla grande potenza e possibilmente con una provocazione tale da farsi dichiarare guerra e recitare il ruolo della vittima innocente.

Nonostante il tenore di vita dei suoi cittadini sia molto più alto di quello dei cittadini delle nazioni minori, non sarebbe facile mandarli a farsi ammazzare per difendere la politica imperialista, le banche e la grande finanza.

Molto meglio mandarli al fronte affermando che devono difendere la libertà e l’indipendenza della Patria… e se poi si riesce a dipingere il nemico come l’essenza della malvagità tanto meglio, i soldati combatteranno con maggiore determinazione e probabilmente nessuno farà domande imbarazzanti.
Questi erano i rapporti esistenti alla fine degli anni 30 tra Italia, Germania ed Inghilterra. Quest’ultima controllava i giacimenti di petrolio mediorientali, le miniere dei principali metalli industriali ed i principali mercati di negoziazione per tutti i materiali.

Fissando il prezzo delle materie prime e del petrolio, l’Inghilterra poteva decidere se e quanto la nostra industria potesse fare concorrenza alla sua. Controllando assieme agli americani i principali mercati mondiali, l’Inghilterra poteva decidere se e quanto la nostra industria potesse esportare e quindi crescere.

In altre parole gli elegantissimi ed educatissimi banchieri inglesi potevano decidere, dalle comode poltrone del loro club, del tenore di vita e del futuro del popolo italiano.

Sono sicuro che queste considerazioni vi fanno pensare ad avvenimenti recenti, e come vedremo nel seguito la cosa non è affatto casuale: un filo rosso si snoda lungo la storia dei secoli passati per giungere sino ai nostri giorni… e lega avvenimenti che sono sì distanti l’uno dall’altro decine d’anni, ma sono anche straordinariamente simili.

IL MONDO SI RIARMA

Preparare una nazione alla guerra è un processo che dura anni, e sessanta anni fa con una tecnologia meno progredita di quella odierna, possiamo stimare questo periodo in modo realistico in circa cinque anni.

Intendiamoci, nessuno è mai veramente pronto alla guerra, manca sempre qualcosa, però ad un certo momento non si può più rimandare e si parte. Numerosi indizi fanno ritenere che gli anglo-americani si preparassero per il 1941, italiani e tedeschi per il 1943.

Per i primi era importante la data del 1941, perché in quell’anno si doveva rieleggere Roosevelt, il quale poteva vincere solo assicurando agli americani che non avrebbe fatto la guerra, come fece in varie dichiarazioni in incontri pubblici e discorsi alla radio.

Una volta eletto… cambio completo di registro, con l’ordine alle navi da guerra americane di proteggere i convogli inglesi, anche attaccando i sommergibili tedeschi. I comandanti tedeschi avevano l’ordine di non rispondere anche ad attacchi intenzionali da parte americana, proprio per non dare motivo agli americani di entrare un guerra.

Non riuscendo in questo modo, gli americani provvederono con un ultimatum al governo giapponese, perché rinunciasse all’invasione della Cina, ed al relativo embargo sul petrolio.

Vale la pena di osservare che se il Giappone conduceva una guerra imperialista in Cina, nessuno dava agli americani il diritto di immischiarsi nella politica altrui.
In aggiunta l’embargo sul petrolio coinvolgeva anche le compagnie petrolifere anglo-olandesi, e ciò conferma la concertazione tra Washington e Londra.

Senza petrolio l’economia del Giappone si sarebbe fermata. Alla data dell’ultimatum i giapponesi avevano riserve di petrolio per sei mesi: l’attacco di Pearl Harbour arrivò dopo quattro mesi.

La dichiarazione di guerra americana al Giappone ebbe come conseguenza automatica le dichiarazioni di guerra italiana e tedesca agli Stati Uniti: Roosevelt aveva ottenuto il suo scopo, proprio nel 1941.

Di Pearl Harbour ci occuperemo in uno dei prossimi capitoli, qui ci basta dire che lunghe ricerche storiche e diversi processi hanno stabilito che Washington era al corrente sia delle intenzioni giapponesi che della data d’attacco: tutto fu tenuto nascosto per poter entrare in guerra con qualche migliaio di morti al motto di difendiamo la libertà.

Per quanto riguarda l’Italia è noto che Mussolini preparasse l’Esposizione Universale di Roma per il 1942, quindi non sarebbe potuto entrare in guerra che nel 1943 al più presto. Ed a riprova di ciò nel 1943 il nostro Esercito ebbe finalmente le prime armi moderne, ma quando ormai la guerra era persa.
Per parte tedesca è più difficile riportare informazioni, l’unica che posso citare proviene dal resoconto di un incontro fra Hitler e Raeder, il comandante in capo della Marina tedesca, dove Hitler afferma che la guerra si sarebbe dovuta concludere entro il 1946, perché per allora il vantaggio delle nuove armi tedesche si sarebbe presumibilmente azzerato.

Come sopra esposto, tutte le nazioni si preparavano alla guerra almeno dal 1936 e casomai, se il termine dei cinque anni vale per tutti, gli anglo-americani avevano cominciato con almeno un anno d’anticipo.

Per quanto sopra, atteggiarsi a vittime incolpevoli, sorprese dalla improvvisa follia guerrafondaia di Mussolini, sembra proprio una rappresentazione teatrale ad uso e consumo degli ingenui.

L’ENTRATA IN GUERRA DELL’ITALIA

I tedeschi, con l’annessione dell’Austria e l’occupazione dei Sudeti, cercavano di ricostruire uno spazio economico smembrato dai trattati di pace del 1918, che diversi storici hanno giudicato inutilmente severi e tali da originare un’altra guerra.

Gli inglesi ovviamente cercavano di impedire che l’industria e l’economia tedesche avessero modo di crescere e tornare ad essere un pericolo per la loro supremazia.

Tuttavia, come già detto, nel 1939 nessuno si sentiva veramente pronto e gli inglesi avevano due lunghi anni da aspettare, prima che Roosevelt rieletto potesse entrare in guerra.

In una prima fase cercarono di evitare la guerra, scomodarono persino Roosevelt, perché scrivesse a Mussolini una lettera mielosa esortandolo alla pace e lo invitasse ad un incontro alle Azzorre. Poi, improvvisamente, cambiarono idea, e fu la dichiarazione di guerra alla Germania. Per quali motivi?

Non certamente la difesa della libertà polacca che fu solo un pretesto, visto che nel 1945 abbandonarono tranquillamente i poveri polacchi al loro misero destino di Repubblica Popolare e a 60 anni di miseria fisica e spirituale sotto il regime comunista.

I motivi che voglio elencare come probabili sono i seguenti:

ENIGMA

Gli inglesi erano venuti in possesso dei mezzi per decifrare i messaggi Enigma, un sistema che i tedeschi ritenevano impenetrabile e che avrebbero usato lungo tutta la guerra per trasmettere ordini ai comandi delle unità combattenti.

Un vantaggio di enorme importanza militare, che fece pendere la bilancia da parte inglese. Parleremo di Enigma, per l’importanza dell’argomento, in un capitolo a parte.

LA LEGGEREZZA DI CIANO

Come ammette lui stesso nella sue memorie, Ciano ebbe la leggerezza imperdonabile di far capire, anzi di dichiarare all’ambasciatore inglese Percy Lorraine il 30 Agosto, che l’Italia non sarebbe entrata in guerra.

In data 7 Novembre scrive sul suo diario ‘…Ribbentrop continua a dire che l’Inghilterra è entrata in guerra perché ha saputo per tempo che l’Italia sarebbe rimasta neutrale…’.

Sapere di dover affrontare solo la minaccia tedesca, e non anche una guerra navale nel Mediterraneo contro la temibile Marina italiana fu un vantaggio enorme per gli inglesi.

I tedeschi non lo perdonarono mai a Ciano, e pretesero la sua fucilazione a Verona.

I MILIONI DI BADOGLIO

Vale anche la pena di riportare qui la voce di provenienza dal capo della Polizia Senise, che asseriva essere a sua conoscenza il fatto che Badoglio avesse ricevuto dai francesi la somma di 50 milioni di lire per assicurare la neutralità italiana.

Di questa voce non esiste a mia conoscenza alcun riscontro positivo, non posso tuttavia fare a meno di dire che, nella mia opinione, il comandante militare che ha maggiormente danneggiato la nostra condotta di guerra è il generale Badoglio. Vedremo in seguito alcune delle sue brillanti decisioni.

LA DISINFORMAZIONE ORGANIZZATA

Una serie di eventi mi spinge a credere che gli inglesi ingannarono deliberatamente Hitler, facendogli credere che una parte consistente della classe dominante inglese fosse contraria alla guerra e l’avrebbe impedita o quantomeno resa una commedia se fosse scoppiata, allo scopo di guadagnare qualche mese di tempo verso il traguardo del 1941:

 La visita in pompa magna di Edoardo VII e Wally Simpson in Germania, con grandi dichiarazioni di ammirazione per il Nazismo e ricevimenti ufficiali presso tutte le più alte cariche del Reich.

 I contatti frenetici a mezzo corriere tra Londra e Berlino in tutta la settimana precedente la dichiarazione di guerra, e la meravigliata costernazione dei tedeschi nel ricevere la dichiarazione di guerra inglese.

 La totale assenza di ogni seria operazione militare sul fronte franco-tedesco per il periodo straordinario di sei mesi dopo la dichiarazione di guerra, mentre sarebbe stato normale approfittare del fatto che metà della Wehrmacht fosse impegnata in Polonia.

 L’altrimenti inspiegabile decisione di Hitler di fermare le sue forze corazzate e la Luftwaffe a Dunquerque, lasciando che le divisioni inglesi, ormai sconfitte e disarmate, tornassero in Inghilterra su una variopinta flotta di pescherecci, barche a vela e natanti di ogni tipo, tutti rigorosamente senza difesa.

Fin qui per quanto riguarda l’inizio della Guerra Mondiale, all’inizio di Settembre del 1939. Poi otto mesi di non belligeranza italiana, e la nostra dichiarazione di guerra a Francia ed Inghilterra il 10 Giugno del 1940.

L’opinione diffusa sul perché siamo entrati in guerra: perché quel furbone di Mussolini pensava che la Germania avesse già vinto e voleva la sua fetta del bottino, lo hanno letto tutti gli italiani cento volte, su tutti i giornali.

Chi non crede ai giornali può invece riflettere sui fatti seguenti:

I FRANCESI ERANO DISPERATI

Il generale Gamelin aveva dichiarato il 23 Agosto 1939 la totale impreparazione delle forze armate francesi… un’offensiva non sarebbe stata possibile che nel 1942, sempre che si potesse contare sulle divisioni inglesi e su grandi quantità di materiali americani (interessante che queste dichiarazioni concordino con le mie deduzioni di sopra circa i piani anglo-americani).

Così gli inglesi si trovarono nella situazione di avere scatenato una guerra, dove quelli che avevano sempre mandato a morire al loro posto, i francesi, non erano pronti.

Cosa fare non era un problema, mica per niente l’Inghilterra era una grande potenza marittima: se non si poteva battere sul terreno e su di un fronte limitato un nemico più forte, la soluzione era allargare il conflitto, costringere il nemico ad impiegare parte delle sue forze su di un fronte lontano sottraendo uomini, munizioni e carburanti al fronte principale.

Da qui il tentativo inglese di occupare nella primavera del 1940 la Norvegia, per tagliare le linee di trasporto che rifornivano le acciaierie tedesche con minerali di ferro svedesi. La cosa finì male, i tedeschi li presero prima a legnate e poi occuparono la Norvegia, mentre gli inglesi strillavano alla violazione della neutralità norvegese.

Dopo di che… l’unico altro luogo dove si potesse allargare il fronte era il Mediterraneo.

L’EMBARGO SUL CARBONE

Con scorte di carbone per circa un mese di consumi, la nostra industria dipendeva totalmente dalle importazioni di carbone tedesco via mare dal porto di Rotterdam.

L’Italia era in quel momento un paese neutrale e nessuno avrebbe potuto bloccare secondo le norme internazionali le nostre importazioni, ma il governo inglese, dopo una lunga serie di vessazioni speciose iniziate nel Novembre del 1939, annunciò ai primi di Marzo del 1940 un blocco totale di tutte le navi italiane.

L’annuncio era stato preceduto da una dichiarazione dell’ambasciatore inglese che il suo paese sarebbe stato lieto di fornire il nostro intero fabbisogno di carbone contro pagamento in macchine utensili, armi ed aerei militari.

Qui occorre dire che un paese ha bisogno di essere armato anche quando vuole difendere la sua neutralità: consegnare armi ed aerei agli inglesi ci avrebbe costretto a chiedere la loro protezione e perdere completamente la nostra libertà di azione.

Come ben notato nelle memorie del generale Faldella ‘…se il governo inglese avesse voluto affrettare l’intervento dell’Italia in guerra, non avrebbe potuto fare meglio…’.

E’ appena il caso di menzionare che lo stesso schema, sostituendo il carbone con il petrolio, fu usato l’anno seguente dagli Stati Uniti con il Giappone. Anche ai giapponesi fu offerto, se avessero rinunciato alle loro sciocche mire espansionistiche sulle zone riservate alle grandi potenze, un bel pacchetto di vantaggiosi accordi commerciali.

L’ambasciatore americano che presentò l’offerta non aveva sicuramente dubbi sul tipo di risposta che avrebbe ricevuto.

IL FATTORE NAVALE

La maggior parte di noi quando parla di guerra pensa principalmente ai combattimenti terrestri, talvolta magari a qualche scontro aereo; le regole e la strategia di impiego della potenza militare navale non ci sono familiari.

Non può essere così per chi intenda parlare di storia, e per convincersene basta pensare che l’Inghilterra ha retto per tre secoli il più grande impero del mondo senza quasi combattere grandi battaglie terrestri. Persino la vittoria di Waterloo, che gli storici attribuiscono al genio di Wellington, fu vinta alla fine grazie ai prussiani del generale Blucher.

Ancora, quando la Russia sovietica decise di sfidare la potenza militare americana il suo maggiore sforzo fu la costruzione di una possente flotta oceanica.

La potenza navale inglese si è sempre basata sulla capacità di poter mettere contemporaneamente in linea nel Mediterraneo, nell’Atlantico e nel Pacifico una flotta comunque più potente di qualunque altra (come oggi fanno gli Stati Uniti).

Nel Settembre 1939 l’Ammiragliato inglese si rese conto che, se avesse voluto proteggere i convogli in Atlantico che erano vitali per l’industria inglese, non aveva navi moderne sufficienti per presidiare il Mediterraneo ed il Pacifico.

L’Ammiraglio Cunningham aveva preteso che non ci fossero ostilità nel Mediterraneo nel 1939 perché ‘…la perdita di qualche nave avrebbe avuto un effetto deleterio in Giappone…’.

Tuttavia nell’estate del 1940 la situazione per gli inglesi sarebbe ancora peggiorata: a fronte delle due navi da battaglia tipo King George che sarebbero entrate in linea, gli italiani avrebbero potuto schierare le due corazzate tipo Littorio, ed i tedeschi le due tipo Bismarck.

Per evitare di trovarsi nei guai a breve, l’unica strada degli inglesi era quella di una guerra preventiva contro l’Italia, che spazzasse via la flotta italiana dal Mediterraneo, prima che le due Littorio entrassero in servizio, e lasciasse loro il pieno controllo di questa preziosa via di comunicazione che permette di trasferire una flotta intera dall’Atlantico al Pacifico in sole due settimane.

La Warspite, la Ramilles, la Royal Sovereign e la Malaya… un’impressionante forza navale di quattro navi da battaglia fu riunita ad Alessandria il 10 Maggio senza alcun motivo apparente e, soprattutto, quando la loro presenza era vitale per proteggere il traffico marittimo inglese dalle scorrerie delle corazzate tascabili tedesche.

Assieme alle navi francesi avrebbero potuto fare a fette le due sole corazzate italiane. Nulla poi successe, perché nella stessa data del 10 Maggio i tedeschi diedero l’avvio alla loro campagna di Francia, che in sole due settimane polverizzò l’esercito francese ed obbligò ad un generale cambio di strategie.

Ma la gigantesca concentrazione di navi da battaglia ed il suo sinistro significato non sfuggirono sicuramente allo Stato Maggiore della nostra Marina, che dovette riferire le sue conseguenze a Mussolini. Mancavano meno di 30 giorni alla nostra dichiarazione di guerra.

LA MISSIONE DI HESS

Il volo di Hess in Inghilterra, da tutti liquidato come l’impresa di un folle: Hess era nientemeno che il numero due del Nazismo ed il successore dichiarato di Hitler.

Che sia volato in Inghilterra, sia pure per iniziativa personale, a chiedere se fossero diventati matti e volessero veramente la guerra, mi pare provato dal fatto che per tutta la durata della sua lunghissima prigionia gli sia stato letteralmente impedito di parlare con chiunque; non poteva parlare di niente con nessuno.

Hess era detenuto nel carcere tedesco di Spandau come unico prigioniero, con una guardia composta da reparti delle quattro potenze vincitrici.

E quando alla caduta del Comunismo i russi hanno dichiarato di non poter più mantenere la loro guardia alla prigione di Spandau, il che avrebbe significato smettere il teatrino e lasciarlo in libertà.

Hess secondo la versione ufficiale si è suicidato. I dati dell’autopsia richiesta dai familiari rivelano che è stato strangolato: sul serio, non doveva parlare con nessuno per nessun motivo.

Bibliografia:

Bandini F., ‘Tecnica della sconfitta’, Longanesi Editore 1969
Scarfoglio C., ‘Dio stramaledica gli Inglesi’, Editrice Barbarossa 1999

http://www.controstoria.it/italia-in-guerra/guerra-preventiva.html

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Un pensiero su “Come perdemmo la guerra: una guerra preventiva

  1. Ero a conoscenza di molti dei fatti citati, ma devo dire che si tratta di un affresco molto interessante di quegli anni convulsi. Adesso faremmo bene a riflettere su quello che stiamo facendo: probabilmente non abbiamo i numeri per giocare a fare la potenza regionale.

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