I veri campi della morte della II guerra mondiale

Tutti abbiamo appreso dei campi di concentramento gestiti dal Terzo Reich durante la II Guerra Mondiale. Difficilmente passa un giorno

senza essere bombardati dalla grande stampa con racconti di atrocità commesse dai tedeschi contro gli ebrei in quei campi di lavoro. Dimentichiamo il fatto che i prigionieri nei campi di Hitler erano riforniti di cibo, vestiario, cure mediche, alloggi, impieghi, intrattenimenti ed altre facilitazioni. Comunque, se volete vedere un vero campo della morte – concepito per essere sicuri che gli internati non sarebbero sopravvissuti alla prigionia, veri recinti all’aperto – basta guardare quelli apprestati dal Comandante Supremo alleato Dwight Eisenhower dopo la sconfitta della Germania. Questi campi permisero agli Alleati di continuare a sterminare i disarmati, indifesi soldati tedeschi e i civili. Questa storia sconvolgente di genocidio criminale deve essere portata a conoscenza di tutti come uno dei peggiori crimini di guerra commessi nel 20° secolo.

 Durante la conferenza di pace dell’Aja all’inizio del 20° secolo i cosiddetti Stati civili accettarono di sottomettersi alla legge internazionale, che avrebbe dovuto eliminare la brutalità. Il 26 gennaio 1919, la “Convenzione dell’Aja” fu firmata da tutti gli Stati aderenti, fra cui gli Stati Uniti. Fu stabilito quanto segue:

Paragrafo 4: I prigionieri di guerra sono sotto la supervisione dello Stato nemico e non a quella di individui o unità che li catturarono. Essi devono essere trattati umanamente. Tutti i loro effetti personali, eccetto le armi, i cavalli e documenti di importanza militare, devono restare in loro possesso.

Paragrafo 6: Lo Stato nemico ha la facoltà di utilizzare i prigionieri di guerra come forza di lavoro. Gli ufficiali sono esentati. Il lavoro non deve essere eccezionalmente gravoso.

Paragrafo 7: Lo Stato nemico deve prendersi cura della vivibilità dei prigionieri di guerra. Se rispettivi accordi riguardanti il cibo, l’alloggio ed il vestiario non esistono, i prigionieri di guerra devono essere trattati allo stesso livello dei propri soldati.

Paragrafo 14: Non appena iniziano le ostilità deve essere costituito un ufficio per gli affari dei prigionieri di guerra.

Paragrafo 20: Dopo la firma dei trattati di pace, deve essere assicurato l’immediato rilascio dei prigionieri di guerra.

Il 27 luglio 1929, le Norme di Protezione delle Convenzioni di Ginevra per i soldati feriti furono estese. includendo i prigionieri di guerra: “Tutte le sistemazioni devono essere uguali agli standard delle proprie truppe. La Croce Rossa supervisiona. Dopo la fine delle ostilità i prigionieri di guerra devono essere rilasciati immediatamente”. Gli Alleati firmarono questi Regolamenti.

Nel 1943, in una futile esibizione di cavillosità, gli Alleati (Eisenhower! N.d.t.) decisero di trattare i prigionieri di guerra tedeschi non come tali, ma come punibili “Disarmed Enemy Forces”, trascurando la legge internazionale. Ai comandanti supremi delle varie forze alleate fu data mano libera nel trattamento dei prigionieri. Il 10 marzo 1945 Dwight D. Eisenhower, comandante supremo delle forze americane emise ordini in base ai quali i prigionieri tedeschi catturati in territorio germanico ma trattenuti in cattività come D.E.F. non si dovevano liberare. Pertanto non erano protetti dalla legge internazionale ed erano alla mercè dei vincitori. (Si rammenti che Eisenhower era protetto da Bernard Baruch, i cui consigli ad un malato e moribondo Franklin Roosevelt erano sacra scrittura – N.d.Ed.) Dopo l’attraversamento del Reno nel marzo 1945 il criminale di guerra Dwight Eisenhower creò delle recinzioni mortali per i prigionieri tedeschi. Vaste aree furono confiscate e recintate con filo spinato. Il crescente numero di prigionieri vi fu ammucchiato – feriti, amputati, donne, bambini e anziani.

I campi della morte del Reno – e, più propriamente, Rheinwiesenlager, ufficialmente chiamati “Prisoner of War Temporary Enclosures” – furono creati vicino alle città Andernach, Bad Kreuznach, Bickelsheim, Bretzenheim, Buederich, Budersheim, Dietersheim, Hechterheim, Heidelsheim, Ingelheim, Koblenz, Cuetzel, Ludwigshafen-Rheingoenheim, Mainz, Mainz Kassel, Mainz-Zahlbach, Mannheim, Mannheim-Kaefertal, Mannheim-Sandhofen, Mannheim-Schoenau, Mannheim-Waldorf, Miegenheim, Plaidt, Remagen, Rheinberg, Rheinheim, Schwarzenborn, Siershan, Sinzig, Trier, Urmitz, Wickrathberg e Winzenheim.

L’8 maggio 1945, fine della guerra, i soldati tedeschi si arrendevano nei diversi fronti di guerra e furono catturati, inzeppati su vagoni per bestiame e autocarri e quindi scaricati come spazzatura al di là degli steccati. Alcuni prigionieri erano già morti. In aggiunta a questi vi erano i soldati

provenienti dal fronte russo che fuggivano dai sovietici, nella credenza e speranza che gli Alleati occidentali si sarebbero comportati più umanamente. Scaraventati in questi campi vi erano anche civili, soprattutto capi-partito, alti funzionari statali e capitani di industria, caduti nei cosiddetti arresti automatici senza processi legali. Quando gli americani avanzarono ancora più verso Est, crearono nuovi campi. Dopo un po’ gran parte dei campi situati all’esterno del Reno furono chiusi, e i prigionieri avviati ai campi sul Reno. Si stima che circa 5 o 6 milioni di tedeschi furono internati in quei campi.

 CONDIZIONI ORRIBILI

Alcune persone potrebbero aver sentito qualcosa sulle condizioni in quei campi, ma alcuni fatti importanti meritano di essere ripetuti:

• Non esisteva una registrazione dei prigionieri – né all’arrivo né durante il soggiorno.

• I campi erano illuminati a giorno e pattugliati nottetempo.

• Qualche volta i soldati americani si esercitavano a sparare a casaccio sulla massa senza ragione.

• I prigionieri, nonostante pioggia, neve o nevischio erano senza riparo, dormendo sulla nuda terra, che dopo qualche tempo diventava un enorme pantano. Ai prigionieri non era consentito costruire dei ripari. Le tende non venivano distribuite anche se i depositi dell’esercito tedesco come pure quelli americani ne erano pieni. I prigionieri scavavano fosse nel terreno per proteggersi dal freddo. Allora veniva loro imposto di non farlo ed erano costretti a riempire le buche con i detriti degli scavi.

• Non c’erano servizi igienici per le necessità corporee.

• Quando si apprestarono i campi non c’erano cibo, né acqua, anche se erano abbondantemente disponibili nei depositi tedeschi e americani.

• I magazzini tedeschi furono saccheggiati. Più tardi i prigionieri ricevettero polvere di uova, latte in polvere, biscotti, barrette di cioccolato e polvere di caffè, ma ancora niente acqua. Fame e gravi infezioni intestinali dilagavano.

Iprigionieri non avevano contatti col mondo esterno. Non ricevevano posta. I civili erano minacciati di morte se avessero fornito cibo agli internati attraverso lo steccato. Le autorità tedesche erano avvertite di informarne il pubblico. Se qualcuno ci provava, veniva cacciato o gli sparavano.

• La Croce Rossa non poteva entrare in Germania. Eisenhower ordinò che i treni della Croce Rossa svizzera carichi di vettovaglie fossero rimandati indietro.

• Gli ammalati gravi o moribondi non venivano assistiti.

• Le guardie erano parzialmente reclutate fra lavoratori stranieri liberati. Ex internati vendicativi del penitenziario militare tedesco di Thorgau furono utilizzati come polizia dei campi. I maltrattamenti erano quotidiani e non venivano puniti.

Per ulteriori dettagliate notizie sui Rheinwiesenlager vi invitiamo a consultare il libro di James Bacque (giornalista canadese, n.d.t.) “Other Losses”. Due dei rapporti di testimonianze oculari illustrano la condizione dei campi. Secondo un americano: “Il 30 aprile era un giorno di maltempo, pioggia e neve ed un vento che ghiacciava le ossa proveniente dal nord attraverso la pianura della valle del Reno. I prigionieri erano rannicchiati insieme per avere un po’ di calore – centinaia di migliaia di uomini emaciati, sporchi, con le occhiaie infossate, vestiti con luride uniformi da campo, immersi nel fango fino alle anche… Qua e là si potevano vedere macchie biancastre. Guardandole un po’ più da vicino si notavano uomini con la testa o le mani fasciate con bende, con soltanto una camicia. Il comandante della divisione tedesca disse che non mangiavano da almeno due giorni e non bevevano, anche se il fiume Reno scorreva a duecento metri di distanza (“Other Losses”, 51).

Un prigioniero, Heinz Jansen, scriveva: “Un milione di soldati tedeschi, ammalati fuori dagli ospedali, donne dei servizi ausiliari e civili erano stati catturati. Un internato del campo di Rheinsberg aveva 80 anni, un altro solo 9 anni. Fame permanente e sete li tormentavano. Molti morivano di dissenteria. Un cielo crudele mandava giù, per settimane, pioggia torrenziale. Uomini amputati scivolavano sul fango inzuppati d’acqua e accampati senza speranza (“Other Losses”,52).

Questi fatti provano che le condizioni nei Rheinwiesenlager non erano, come spesso sostenuto, causati dalla impossibilità degli americani di gestire le masse dei prigionieri. Al contrario, quelle situazioni, con tutte le loro conseguenze, erano volute. Bacque conferma che Eisenhower ne era responsabile… La responsabilità del trattamento dei prigionieri tedeschi era dei comandanti dell’esercito degli Stati Uniti in Europa, subordinati soltanto dal controllo politico del loro Governo. Tutte le decisioni sulla gestione dei prigionieri erano pertanto responsabilità del “U.S. Army Europe” (James Bacque,”Other Losses”, 45).

Il Dr. Ernst F. Fisher, un colonnello dello esercito degli Stati Uniti, scrive: “L’odio di Eisenhower, tollerato dalla sua sottomessa burocrazia militare, causò gli orrori dei campi della morte, unici negli annali della storia militare americana. Quando si stabilirono le zone di occupazione, nel luglio1945, alcuni dei campi furono trasferiti agli inglesi e ai francesi, secondo la geografia. Gli inglesi, e va a loro credito, cercarono di migliorare le distribuzioni alimentari ai prigionieri. I francesi non fecero nulla del genere ma cominciarono a trasportare i prigionieri fisicamente ancora abili come lavoro forzato in Francia. Soltanto pochi di questi schiavi fecero ritorno (il mio amico Waldemar Pollock, un pilota, fu uno di questi).

 I DECESSI

Non appena furono organizzati i campi, le condizioni locali causarono l’inizio dei decessi. Dal 1° maggio fino al 15 giugno 1945, i medici militari dei campi di concentramento videro un terribile aumento dei decessi – fino ad 80 volte di quanti ne avessero mai visti. Efficienti e coscienziosi, essi

registrarono le cause di morte: Molti prigionieri morirono di diarrea, molti altri di dissenteria e febbre tifoidea, molti di tetano ed avvelenamento del sangue: numeri mai visti fin dal Medio Evo. La terminologia medica non può descrivere la catastrofe cui i medici stavano assistendo. Ogni mattina i morti venivano portati via e gettati in fosse comuni.

Un testimone oculare scrive: “I corpi dei defunti vengono trasportati giornalmente con autocarri fuori dai campi e quindi gettati in fosse profonde in strati di cinque salme in lunghe file” (Willi Griesheimer, “Die Hoelle der amerikanischen Kriegsgefangenschaft” Eigenverlag, 2). Altri corpi giacquero immersi nel fango, mai più ritrovati.

Dal campo chiamato Buederich viene questo rapporto: “Si stima che 230 corpi vengono sepolti ogni notte. Nessuno dei decessi viene registrato”.

Basandosi su documenti e testimonianze oculari, Bacque prova che fra gli 800.000 ad 1.000.000 di uomini furono uccisi nei campi americani, e più tardi francesi.

Ufficiali bene al corrente della situazione permisero l’assassinio di massa. C’era abbastanza cibo ed altri rifornimenti disponibili per salvare la vita dei prigionieri.

Organizzazioni caritatevoli cercarono di aiutare i prigionieri dei campi americani, ma Eisenhower non lo permise. Per nascondere le atrocità i documenti furono distrutti, falsificati o resi segreti (“Other Losses”, 11).

La storia ufficiale americana riporta circa 5.000 vittime nelle praterie del Reno. La Germania occupata ufficialmente riporta che i decessi nei campi furono al massimo 10.000 (Wikipedia ne cita 3.000-10.000 – n.d.Ed.).

Andrà avanti così? Perché i crimini di guerra commessi nelle pianure del Reno sono ancora ignorati? Perché non si recuperano i corpi dalle fosse comuni, dalle buche nelle paludi, dalle latrine del fiume Reno? Perché i vinti tedeschi sopravvissuti, perfino dopo mezzo secolo, non osano toccare le salme dei loro morti? Perché i vinti ancora accettano la proibizione delle esequie? Perché è quasi un reato onorare i Morti del Reno? Sembra che una maledizione pesi non solo sui campi della morte del Reno, ma sull’intera Germania!

 Bibliografia:

 Kurt W. Boehme, “Die deutschen Kriegsgefangenen in amerikanischer Hand”, Monaco, 1973.

http://www.deutscherosten.de

 Note sull’Autrice

Maria Gruettner è nata in Germania: nel 1939. Vide la II G.M. in prima persona. Prima della costruzione del Muro di Berlino la sua famiglia attraversò il confine per rifugiarsi in Germania Occidentale. Là completò gli studi ed imparò l’inglese, studiò Storia e Teologia. Il suo principale

interesse è lo studio della II G.M..

Tratto da The BARNES REVIEW Vol.XVIII n.4 luglio/agosto 20012

Barnesreview.com

Traduzione di Alfio Faro

fonte:http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=15987

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Un pensiero su “I veri campi della morte della II guerra mondiale

  1. E’ giunto il tempo, dopo le relative riflessioni su tutte le vicende storiche si dei vinti e dei vincitori fra tutti coloro che combatterono in virtù di sani ideali, che la verità venga maifestata, affinchè generazioni di individui escano da quell’oblio becero creato ad hoc dai pennivendoli della storia sia di destra che di sinistra…in alto i cuori!!!

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