MONTEZEMOLO. IL TECNOCRATE ATLANTISTA

Articolo apparso su Repubblica il 31.10.2011.

IL TEMPO E’ SCADUTO

Da maggioranza e opposizione non arrivano risposte adeguate. Il governo è paralizzato da conflitti interni. L’opposizione ha una linea di politica economica confusa e non è in grado di garantire quanto richiesto dall’Europa. Le elezioni non rappresenterebbero dunque una soluzione e paralizzerebbero il paese. La lettera all’Unione europea è manifestamente insufficiente rispetto alla gravità della situazione. Le tensioni che percorrono l’Italia non consentono di affrontare i problemi con soluzioni parziali, che diano l’impressione di riservare i sacrifici solo a una parte dei cittadini, magari proprio quelli che non votano i partiti di governo. Con questo metodo l’Italia rischierebbe di esplodere.

Esiste oggi una ampia condivisione, da parte di cittadini e di esponenti politici moderati e riformisti, sulle misure prioritarie da adottare.

1. Prima di chiedere ulteriori sacrifici ai cittadini, la politica e le istituzioni devono mettere mano ai loro stessi costi, partendo dal numero dei parlamentari, dall’abolizione delle province e degli altri enti inutili. Non ci vuole una legge costituzionale per abolire il novanta per cento delle provincie. E poi varando una “patrimoniale sullo Stato”, una vendita massiccia di cespiti pubblici che vada ben oltre quanto attualmente prospettato dal governo.
2. Lavoro. Non possiamo chiedere più flessibilità in uscita senza affrontare il problema del precariato permanente e la riforma degli ammortizzatori sociali. La proposta Ichino è del tutto condivisibile e attuabile, ma va presa nella sua interezza. Bisogna abolire i contratti a termine (mantenendo solo quelli fisiologici e stagionali), sostituendoli con un contratto unico, che consenta il licenziamento per motivi economici o organizzativi, ma che protegga il lavoratore dalle discriminazioni, gli eviti di dover rincorrere rinnovi periodici e lo supporti in caso di perdita del lavoro. I lavoratori che attualmente godono di un contratto a tempo indeterminato, protetto dall’art.18, continuerebbero a beneficiare di una protezione più ampia rispetto ai giovani lavoratori, ma in cambio dovrebbero andare in pensione più tardi, contribuendo così a finanziare i nuovi ammortizzatori sociali.
3. Dobbiamo tornare ad essere il paese del lavoro e della produzione. Non possiamo più permetterci di avere un fisco che premia rendite e patrimoni. Non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche di efficienza dell’economia. Se la crescita scompare anche il valore dei patrimoni diminuisce. Occorre reperire risorse da destinare all’abbattimento delle aliquote su lavoratori e imprese. Con l’introduzione di una imposta permanente sulle grandi fortune e l’abolizione degli incentivi alle imprese si potrebbe tagliare in maniera radicale l’Irap. Mentre, vincolando per legge i proventi della lotta all’evasione alla diminuzione dell’Irpef, ad iniziare dai redditi medi e bassi, si creerebbero le condizioni per un positivo conflitto di interessi tra chi paga e chi evade. Un ulteriore ritocco all’Iva può essere valutato, ma solo a patto che vada automaticamente a diminuire la pressione fiscale sulle persone. Tutta la manovra sul fisco deve essere sottoposta al vincolo di destinazione. La sfiducia dei contribuenti, che non sanno più dove vanno a finire i loro soldi, si combatte evitando discrezionalità nell’uso delle risorse che provengono dalle loro tasche.
4. Bisogna intervenire subito sulle pensioni, abolendo quelle di anzianità e passando ad un sistema interamente contributivo. Una parte consistente dei proventi generati andranno utilizzati per investire in un welfare dedicato ai giovani e alle donne.
5. Per esperienza diretta so quanto rapidamente la liberalizzazione di un settore può dare impulso a investimenti e occupazione e quanto però siano forti le resistenze della politica per mantenerne il controllo. La lista dei settori da liberalizzare è lunghissima. E’ fondamentale che insieme ai provvedimenti di apertura alla concorrenza si rafforzino i poteri dell’Antitrust per dare agli investitori la garanzia del rispetto delle regole. Questi cinque provvedimenti, se attuati simultaneamente e accompagnati da un grande piano di rilancio dell’immagine internazionale dell’Italia, rappresenterebbero un valido argine alla speculazione, ridarebbero una prospettiva di crescita al paese e opererebbero nella direzione di una maggiore equità sociale.
Sappiamo però che nessuno dei due schieramenti porterà avanti questa agenda. Al contrario di quanto avviene nelle democrazie avanzate, dove l’obiettivo è la conquista dell’elettorato moderato, in Italia la preoccupazione dei partiti è quella di compattare la parte più populista dell’elettorato, appellandosi ad un “serrate i ranghi” permanente.
Oggi, per fortuna, molte persone non si riconoscono più in questa logica. Dentro la destra e la sinistra stanno emergendo forze che spingono per un rinnovamento vero del proprio schieramento. Compito di tutta la classe dirigente è quello di mettere da parte ogni ambizione personale per dare un contributo affinché queste forze vengano valorizzate e trovino un terreno di incontro.
Questo è quello che dobbiamo fare oggi in vista di un prossimo futuro. Ma l’urgenza della situazione richiede soluzioni immediate. Non abbiamo tempo di attendere la naturale evoluzione del quadro politico. Il Presidente del Consiglio deve rendersi conto che l’unica strada per salvare il paese passa oggi attraverso un governo di salute pubblica. In passato, in situazioni non più gravi di questa e con un’opposizione ideologicamente più radicale, i leader del partito di maggioranza relativa trovarono il coraggio per aprire una stagione di ampia collaborazione, nella consapevolezza che ci sono momenti in cui ridare coesione al paese viene prima di ogni altra considerazione.
Se Berlusconi continuerà ad anteporre le proprie ambizioni al bene dell’Italia, e se la sua maggioranza lo asseconderà in questa pericolosa scelta, si concluderà nel peggiore dei modi un percorso politico che ha ombre e luci, ma che non merita di affondare nellospirit del “dopo di me il diluvio.”

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Un pensiero su “MONTEZEMOLO. IL TECNOCRATE ATLANTISTA

  1. Come possiamo constatare, senza ormai piu’ alcuna ombra di dubbio, gli attori principali della vita politica, economica e sociale del nostro paese, sia di centro-destra che di centro-sinistra, sono tutti appiattiti su quelle che sono le prerogative, aspettative, della BCE o della commissione europea. (tra le altre cose, non rappresentativa politicamente poiche’ non leggittimamente e democraticamente eletta da nessuno, la “famigerata” commissione Ue; non pubblica o statale la BCE, infatti e’ un’ istituto privato che vanta categorici diritti sulla “res” pubblica).
    Tutti i benpensanti della piccola italietta, non fanno altro che confermare ormai del tutto allo scoperto, che l’ economia privata, la finanza internazionale, hanno preso il sopravvento sulla politica, quindi sulla nostra Repubblica democratica fondata un tempo sul lavoro.
    La democrazia ha ceduto il passo alle “oligarchie” economico-finanziarie e all’ aristocrazia imprenditoriale. (quando si dichiara che i politici di entrambi gli schieramenti sono i camerireri del mondo finaziario, lo si dichiara soprattutto grazie a vicende oggettive, concrete, visibili quotidianamente su tutti i giornali e i mezzi d’ informazione in generale).
    Ebbene si, cari cittadini Italiani, la classe politica “gioca” ormai a carte scoperte e dichiara alla luce del sole che il “pensiero unico”, gli “illuminati” del neo-liberismo, elevato alla massima potenza, hanno vinto ideologicamente, si sono imposti ed hanno sconfitto, tutte le altre idee d’ opera e d’ intrapresa. (tra le idee/ideologie battute piu’ famose il “Socialismo”).
    Risulta ovviamente chiaro il motivo per il quale molti cittadini dichiarano di non vedere, oggettivamente, politicamente, piu’ alcuna differenza programmatica tra i due/tre (includendoci il centro) schieramenti politici, daltra parte il maggioritario ed il bipolarismo non sono serviti a semplificare il sistema politco e le istituzioni, cosi’ come a suo tempo vollero farci credere, ma molto piu’ semplicemente, riuscirono ad abbattere il sistema democratico delle idee, delle ideologie.
    E’ singolare infatti, in questi ultimi anni, l’ aver letto, ascoltato, sentito, da parte dei “dotti” della politica “aristocratica” del nostro paese, che le ideologie sono morte. A costoro dovremmo pubblicamente chiedere di quali ideologie stanno parlando, poiche’ il loro credo religioso, l’ “iper-liberalismo”, non ha forse politicamente applicato quelle che erano le loro prerogative economiche, sociali, etc., mosse nell’ azione da un abominevole idea delle idee?
    Hanno tentato di diffondere in tutta la nazione il principio malsano, per il quale costoro affermano che non c’e’ altra verita’ all’ infuori della loro, da qui la necessita’,ribadisco, attraverso il bipolarismo ed il maggioritario, di distruggere i veri partiti politici, portatori sani di idee, ideologie, superbamente contrastanti la loro.

    Ecco uno dei motivi per il quale hanno tentato di annientare il giovane, (storicamente), Partito Socialista Italiano e con esso tanti altri movimenti politici, dediti alla salvaguardia economica e sociale, dei lavoratori e del popolo Italiano a trecentosessantagradi.

    Movimento NazionalDemocratico del Popolo Italiano

    Mario Guido

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