MACCHINE DA PROPAGANDA

Vi proponiamo questa dissertazione del noto filosofo linguista Noam Chomsky, valente studioso del potere della propaganda mediatica del mondo occidentale. Trattasi di un’interessante riflessione che come sempre sia da stimolo a coloro che non amano vivere di ciò che viene propinato normalmente dalla televisione e quant’altro e che vive del desiderio di ribellarsi a quel pensiero omologante di un mondo globalizzato che inebedisce le menti rendendole labili, prive di ogni spirito di critica e di sintesi della vitae di tutto ciò che è connesso ad essa. Noi in questa lotta culturale auspichiamo sempre, nella ricerca dell’uomo nuovo, la liberazione del suolo patrio e i suoi cittadini affinchè siano popolo e non massa informe da sfruttare, da tutti quei condizionamenti mentali e psicologici che da più di sessant’anni inchiodano il Paese verso un’effettiva e reale rinascita.

Mi interesso alla cultura intellettuale, all’ideologia. Buona parte del mio lavoro riguarda il sapere (scholarship), cosa non facile da presentare e da divulgare; il che spiega perché ci si concentri soprattutto su quel che dico dei media. Ciò detto, dato che costituiscono un elemento importante del sistema ideologico d’indottrinamento, vale la pena di osservarli più da vicino. Riguardo ai media, per quanto mi consta, quel che vale per gli Stati uniti vale anche per il Canada, la Francia e tutti gli altri paesi. Esistono studi comparati, ma sono poco numerosi, ed è interessante notarlo: il lavoro di critica dei media viene effettuato essenzialmente negli Stati uniti. Nell’intelligentsia vige l’illusione di essere al di sopra della mischia, di essere liberi e indipendenti.

Negli Stati uniti si nutrono meno illusioni a riguardo e quindi c’è un maggior lavoro di analisi critica. Ciò avviene anche altrove, naturalmente, ma in misura molto minore. Insieme al collega Edward Herman ho scritto un libro dal titolo Manufacturing Consent (1)e abbiamo studiato un’ampia casistica. Uno di questi studi, nella fattispecie è un lavoro di Herman, mirava a raffrontare il modo in cui i media americani avevano presentato le elezioni in Nicaragua e in Salvador, elezioni che erano state più o meno concomitanti (2). Il governo americano aborriva le elezioni in Nicaragua, e voleva impedirle; adorava peraltro le elezioni in Salvador e le presentava come un avvenimento straordinario. I due casi venivano dunque trattati secondo criteri differenti.

In Salvador, l’intervento dei guerriglieri veniva presentato come qualcosa d’orribile, in Nicaragua, l’intervento dei guerriglieri ( i “Contras”) significava la libertà. Le lunghe file di attesa in Nicaragua dimostravano che si viveva sotto una dittatura, in Salvador invece erano un indice di democrazia. La domanda che abbiamo posto era la seguente: i media hanno utilizzato gli stessi criteri per giudicare entrambi i casi, oppure, conformandosi alla posizione del governo hanno adottato criteri contrastanti? Non ci vuole molto a dimostrare che si sono allineati al pensiero ufficiale. Un ricercatore olandese ha ripreso lo stesso modello e l’ha applicato con attenzione maggiore di noi a 14 quotidiani europei. Si trattava semplicemente di sapere se si attenevano agli stessi criteri in entrambi i casi, o si contentavano di riproporre il punto di vista del governo americano. Ha potuto così stilare una graduatoria.

Il giornale più onesto è risultato The Guardian di Londra; la stampa conservatrice tedesca era relativamente onesta; il peggiore di tutti è risultato il quotidiano parigino Libération, all’epoca reaganiano ad oltranza, che superava i peggiori giornali Usa nella sua adesione alla propaganda del governo americano. Per la verità, non sono sorpreso più di tanto. Se prendessimo il caso del Canada, suppongo che riproporrebbe questa stessa gamma di posizioni. Non leggo regolarmente la stampa canadese, ma l’anno prima del ciclo di conferenze che ho tenuto in Canada, e che hanno portato al film Necessary Illusions per curiosità mi sono abbonato al quotidiano di Toronto Globe and Mail. Volevo avere un’immagine aggiornata giorno per giorno, nell’arco dell’anno.

Non sono rimasto molto impressionato. Somigliava a un buon giornale locale statunitense, che forniva informazioni soprattutto sul mondo degli affari; la maggior parte delle informazioni pubblicate erano riciclate dagli Stati uniti. Vi erano anche alcune cose non pubblicate negli Stati uniti; a volte, in effetti, venivano riportatati punti di vista indipendenti e vi si leggevano cose interessanti che negli Stati uniti non sarebbero state pubblicate. Ma, nel complesso, non è risultato tanto diverso rispetto alla stampa americana; e spesso vi ho ritrovato praticamente le stesse baggianate riportate da quella stampa.

note:
* Docente al Massachusetts Institute of Technology (MIT) Boston (Stati uniti), autore tra l’altro di Anno 501, la conquista continua, Gamberetti Editrice, 1993, Illusioni necessarie. Mass media e democrazia, Eleuthera, 1995 e Il potere. Natura umana e ordine sociale, Editori riuniti, 1997.
Questo testo è tratto da unintervista con Normand Baillargeon, pubblicata dalla rivista Rebelles, Montréal, n./ 42, primavera-estate 1998(casella postale 205, succursale C, Montréal, H2L 4K1. e-mail: rebelles@eureka.qc.ca).
NDR:
(1) Noam Chomsky, Edward Herman, Manufacturing Consent, the Political Economy of the Mass Media, Pantheon, New York, 1988.

(2) Quando nel febbraio del 1984 il governo sandinista annuncia che si terranno le elezioni richieste a gran voce dalla Casa bianca fin dal 1980, il dipartimento di stato reagisce dichiarando che “le elezioni saranno truccate”. Il Coordinamento democratico del Nicaragua (Cdn) e il suo leader Arturo Cruz, (dell’opposizione) subito dopo aver annunciato la partecipazione al voto, boicottano le urne il 4 novembre, su richiesta di Washington, per delegittimarne i risultati. In Salvador, mentre l’esercito e gli squadroni della morte hanno fatto 5670 morti nel 1983 fra la popolazione civile, la Cia investe 2,1 milioni di dollari nella campagna del democratico-cristiano Napoleon Duarte (che verrà eletto il 6 maggio 1984), per legittimare un regime “democratico” in cui sono in realtà i militari che detengono il potere.

Noam Chomsky

 http://www.tmcrew.org/archiviochomsky/macchine.html

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