SETTORE OLIVICOLO. ANCHE DA QUI PASSA IL NOSTRO FUTURO…

Attivare subito un tavolo regionale e nazionale della filiera olivicola per definire nuove strategie ed azioni per il rilancio del settore olivicolo toscano. Questo l’impegno che dovrebbero prendersi le istituzioni nazionali ma soprattutto locali toscane. Prima che sia troppo tardi e l’olivicoltura toscana chiuda i battenti. Il settore olivicolo è di fronte ad una crisi colossale senza precedenti  per questo sono necessari sforzi ed un impegno straordinario da parte delle istituzioni pubbliche e dei soggetti privati dell’intero sistema olivicolo regionale.

Un chiaro segnale di allarme  arriva dal “capitolo” reddito dei produttori, sempre più a rischio per un progressivo calo dei prezzi di vendita dell’olio, che per il prodotto IGP Toscano (Indicazione geografica protetta) ha raggiunto l’irrisoria e offensiva cifra di 4-4,5 euro al kg, che vuol dire abbandono diretto degli oliveti, dal momento che una soglia di sopravvivenza per i produttori è almeno di 8-9 euro al kg.

Insomma per ogni litro di olio venduto, al produttore manca almeno il 50 per cento per coprire i costi di produzione. Per non parlare dell’olio biologico, a cui almeno in Toscana non vine riconosciuto nessun valore aggiunto di fronte al prodotto convenzionale.
Un’anomalia, apparentemente incomprensibile, se si considera che la filiera olivicola è sufficientemente strutturata anche attraverso un forte ruolo commerciale del sistema cooperativo tramite il quale transita gran parte della produzione olivicola toscana.

Servono dunque interventi capaci per rimuovere da una parte le dis-economie della filiera e dall’altra una maggiore valorizzazione delle produzioni certificate toscane in primis, ma anche biologiche. In tale direzione occorre un ruolo più incisivo ed efficace da parte degli stessi produttori e delle loro organizzazioni economiche.
Servono strategia ed innovazione, ma anche investimenti ed una migliore organizzazione della filiera, e poi rilancio della promozione, ricerca e marketing, tracciabilità e certificazione della qualità. Ma non c’è un attimo da perdere, perché sostenere e salvare l’olivicoltura toscana, significa salvare un’economia importante ed il nostro paesaggio ed ambiente. Ambienti sempre più in abbandono a causa di redditi pessimi, a cui gli olivicoltori non possono più sottacere.
Sosteniamo che sia opportuno un tavolo regionale di filiera che metta in primis in evidenza i punti di forza e di debolezza di ogni segmento delle filiera; nonché una disponibilità a mettere in discussione ruoli ed equilibri esistenti a beneficio di una prospettiva di interesse generale, partendo dal riequilibrio dei redditi dei produttori olivicoli toscani.
Il “luogo o la sede” dove avviare la riflessione dovrà essere il Consorzio di tutela dell’olio extravergine IGP Toscano, che riveste un ruolo fondamentale perché rappresenta gli interessi di tutti i soggetti della filiera olivicola, e contemporaneamente, ha come missione principale la tutela e la valorizzazione del prodotto, attraverso l’innovazione e il rilancio dell’intero sistema olio-toscano.
E’ necessario riadattare la strategia toscana del settore adottando quanto prima un programma di filiera, per individuare gli interventi più urgenti, intraprendere iniziative nel lungo periodo, e creare le condizioni per il rilancio del settore partendo dalle aree cosiddette marginali della regione, dove rafforzare il tessuto economico significa anche salvaguardare quello sociale, sostenibilità dell’ambiente e valorizzazione del paesaggio.

G.C.

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