IL PRIMATO DELLE VIRTU’

Una società civilizzata per essere definita tale da un punto di vista organizzativo, sociale, economico e politico necessariamente deve dotarsi, tramite gli organi preposti deputati a tale funzione, di leggi e norme ben precise. I componenti della stessa, sia essi cittadini e corpi istituzionali sono chiamati a rispettarle per il perseguimento dell’ordine e di fini condivisi. Di fatto non bastano la proclamazione imperativa delle regole o delle leggi stesse affinché vengano rispettate dal corpo sociale nel suo insieme, soprattutto in Italia, possiamo aggiungere il detto notoriamente in voga “fatta la legge, trovato l’inganno”. Sappiamo altrettanto, in riferimento a quanto affermato, che la moltiplicazione delle norme e il ginepraio di regole di cui la nostra società è trasudante hanno un’effetto nella loro applicazione alla stessa stregua delle “grida” di fattura manzoniana.

In questa dissertazione, condivisa o meno, non si vuole certamente contestare il bisogno e la necessità di norme e provvedimenti legislativi atti alla regolazione della vita sociale di un Paese. Il tutto diventa, frustrante e alienante se alle norme non corrispondono forme di comportamento spontanee, condivise e autentiche affinché il senso della norma, della legge, del provvedimento legislativo non avessero nel loro fondamento l’etica o un fine educativo-formativo nei confronti della comunità stessa.

A questo punto irrimediabilmente arriviamo a una considerazione di fondamentale importanza che va a toccare quell’intimo della persona che porta a coniugare il senso della norma con il senso della coscienza di sé. Da qui la necessità di contare non solo sul rispetto e l’obbedienza alle leggi, ma sulla formazione delle coscienze, in modo che si sappia perché si deve agire in un determinato modo e come si possono acquisire le capacità per compiere quello che richiedono le norme di comportamento. Da sempre la filosofia, nei suoi rappresentanti, ha cercato nelle opere e dissertazioni degli stessi di cogliere la sorgente di queste capacità operative umane nelle virtù morali, quali la volontà, il senso della giustizia, la padronanza di sé, la perseveranza, la lealtà, l’affidabilità e la capacità di agire nel modo e nel momento opportuno.

Non c’è legge imposta, sanzione imperativa di fronte a quanto affermato affinché possa realizzarsi se non c’è accettazione interiore, identificazione e condivisione. Da un punto di vista dell’impegno spirituale in quanto affermazione di se stesso possiamo affermare che il frutto dello spirito è amore gioia, pace, pazienza, fedeltà, bontà, mansuetudine, autocontrollo; contro questi aspetti non c’è legge. Tutto ciò ci serve per comprendere che sono indispensabili questi aspetti morali-interiori perché le leggi vengano non solo implicitamente temute, applicate, servite, ma addirittura partecipate globalmente con condivisa soddisfazione. Torna utile in questo frangente l’insegnamento di Tommaso d’Aquino il quale imposta la sua morale nella Summa theologiae; nel suo studio egli non parte dalla considerazione delle leggi e comandamenti fine a se stessi, ma pone l’attenzione alle finalità dell’agire umano identificato in quel patrimonio valoriale che costituiscono gli scopi ultimi della vita umana. Il filosofo attraverso due strade, considera il raggiungimento della consapevolezza dell’agire stesso umano, l’una che guida l’uomo dall’esterno ed è costituito dalle leggi; l’altra quella via che dona all’uomo le disposizioni giuste per procedere in modo adeguato nella vita ed è costituita dall’insieme delle virtù. Così il trattato dell’etica tomistica viene suddiviso in base alle virtù e non in base alle leggi; i dieci comandamenti trovano così la loro collocazione all’interno del capitolo dedicato alla virtù della giustizia, perché rappresentano le indicazioni da seguire per esercitare “la volontà di dare a ciascuno quello che gli spetta”.

Obbiettivamente una tale impostazione del concepimento della legge e delle regole nella comprensione del loro senso educativo-formativo ci trova d’accordo e sotto questa base organizzativa tutti gli squilibri che ledono l’integrità della società sarebbero superati o quanto meno una presa di coscienza degli stessi sarebbe maggiore. Formazione morale, educazione civile, cultura sono i pilastri nei quali una società deve orientare l’agire i quali formano l’anima di uno stato e di un ordinamento politico, l’emanazione concreta di quanto poc’anzi affermato.

Ribadiamo il nostro intento volto esclusivamente a ritrovare un’anima identitaria, un patrimonio valoriale che contraddistingua il senso di comunità, dove un popolo sia tale nel senso della sua storia, dei suoi valori, della sua cultura e non un’agglomerato informe permeato di approssimazione, superficialismo, perbenismo fittizio destinato ad essere soltanto mercato di conquista di quelle mentalità anti umane liberal-capitaliste. Se ogni corpo sociale continuerà a non coltivare un’adeguata cultura dell’etica e se non verranno promosse le virtù civili, morali e spirituali, la realtà sarà l’espressione asettica e inapplicata delle dichiarazioni d’intenti delle carte costituzionali con il risultato che si avranno da una parte proclamazioni di diritti inalienabili della persona umana e dall’altra le più gravi trasgressioni contro questi stessi diritti fondamentali.

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