UN SOGNO POSSIBILE ?

Negli ultimi tempi si fa di nuovo un gran parlare della “nouvelle droite” di A. De Benoist in merito al superamento effettivo di ogni barriera non solo spazio-temporale ma anche e di più in termini strettamente ideologici, o come preferiamo dire noi, “ideali”, e credo si faccia una confusione di fondo di non poco conto. Si identifica infatti il superamento di queste “barriere” ricorrendo impropriamente alla necessità di “modernizzarsi” superando ogni “nostalgismo” – cosa che di per sé non sarebbe assolutamente cosa errata – additando al pubblico ludibrio coloro i quali, secondo una vulgata assai diffusa lanciata nei recinti mediatici, tentano semplicemente di camuffare la loro “nostalgia” reazionaria con parole e battaglie proprie invece dei rivoluzionari e delle loro battaglie (e qui chiosiamo dicendo che sarebbe ancora necessario dover comprendere bene chi sono stati veramente i Rivoluzionari !).

Ma tralasciamo volutamente questa “querelle” che non tange le nostre convinzioni, sapendo che l’origine della nostra idealità trae le sue Idee-forza proprio da Rivoluzionari di prim’ordine come furono i sindacalisti, gli anarchici, i socialisti che con “l’interventismo” promossero – in Italia prima di ognidove – lo stravolgimento del piccolo mondo borghese ottocentesco. Noi infatti, non usiamo “mimetizzarci” semplicemente rivendicando il primato di quelle feconde esperienze che dalle trincee della prima guerra mondiale arrivarono a conquistare l’Europa intera. Noi vogliamo andare OLTRE.

Oggi molta di quella “intellighenzia” a cui accenavamo é al servizio di interessi sicuramente anti-nazionali  proponendo la cosiddetta “rivoluzione liberalfuturista”  di diretta origine guarda caso proprio dalle fila della succitata “Nuova Destra”; non é pertanto un caso che tali movimenti appaiono”trasversali” nella loro specificità di attraversare gli schieramenti emiciclici fermandosi però solo ed esclusivamente alla forma ma non propriamente alla sostanza.

In definitiva giocare sull’ambiguità pur di agguantare fette di potere che non sono – come é evidente – il fine strategico di “conquista del potere”, ovviamente la cosa più difficile ma assolutamente indispensabile se si volesse veramente cambiare il paese, il continente, il globo e ridare vigore all’alternativa di sistema.

Da qui la logica consequenziale; chi oggi può avere i mezzi, i media, il palcoscenico per interpretare il falso superamento del dualismo “destra/sinistra” ?

Non vogliamo metterci nella posizione di fare anche i conti con il “bon ton” per non urtare la suscettabilità dei circoli “radicali” della sinistra orfana dell’utopia sconfitta, sconfitta manifestata dall’implosione di sistemi perdenti  sia nel campo economico sia  nella gestione della Comunità.

Ed allora per veleggiare veramente in mare aperto acquisendo senza “furberie” il consenso della fascia più proletaria e genuina dell’esperienza rivoluzionaria di stampo marxista-leninista noi abbiamo in mente una pazza idea.

Dimostrare in termini culturali, storici, sociali e- passatemi il termine – pure “antropologici” che il vero “nemico” non é stato quello erroneamente combattuto in supporto all’invasore americano; mostrare al mondo che la Storia é sempre possibile renderla ciclica in senso viciano in special modo nel momento in cui si é fortemente identitari e protesi alla difesa delle proprie radici.

Collaborazione dunque tra chi é rivoluzionario sul serio e senza richieste di “abiure” a nessuno e quindi creando, questo sì vero futuro, sintesi eccellente delle progettualità di fondo.

Utopia !?

Può darsi ma dal “socialismo utopico” (e non dall’utopia del socialismo) qualcosa di buono fu prodotto.

Maurizio Canosci

Si fa di nuovo un gran parlare della "nouvelle droite" di A. De Benoist in
merito al superamento effettivo di ogni barriera non solo spazio-temporale
ma anche e di più in termini strettamente ideologici, o come preferiamo dire
noi, ideali e credo si faccia una confusione di fondo non di poco conto.
Si identifica infatti il superamento di queste "barriere" ricorrendo
impropriamente alla necessità di "modernizzarsi" superando ogni
"nostalgismo" - cosa che di per sé non é un male - additando al pubblico
ludibrio coloro i quali, secondo una vulgata assai diffusa lanciata
nell'aria, tentano semplicemente di camuffare la loro "nostalgja"
reazionaria con parole e battaglie proprie invece dei rivoluzionari a tutto
tondo (che ancora bisognebbe comprendere chi sono stati veramente !).
Ma tralasciamo volutamente questa "querelle" che non ci tange sapendo che
l'origine della nostra idealità trae le sue Idee-forza proprio da
rivoluzionari di prim'ordine come furono i sindacalisti, gli anarchici, i
socialisti che con "l'interventismo" promossero - in Italia prima di ogni
dove - lo stravolgimento del piccolo mondo borghese ottocentesco - e non
usando "mimetizzarci" semplicemente rivendicare il primato di quelle feconde
esperienze che dalle trincee della prima guerra mondiale arrivarono a
conquistare l'Europa intera - per arrivare al punto.
Oggi molta di quella "intellighenzia" é al traino dell'uomo al servizio di
interessi sicuramente anti-nazionali che promuove la cosiddetta "rivoluzione
liberalfuturista"  ed essa proviene guarda caso proprio dalle fila della
succitata "nuova destra"; non é pertanto un caso che essi appaiono
"trasversali" come si vorrebbe indicare la specificità di attraversare gli
schieramenti emiciclici fermandosi però solo ed esclusivamente alla forma ma
non alla sostanza.
In definitiva giocare sull'ambiguità pur di agguantare fette di potere che
non sono - come é evidente - il fine strategico di "conquista del potere"
cosa più difficile ma assolutamente indispensabile se si volesse veramente
rivoltare il mondo come un calzino e ridare vigore all'alternativa di
sistema.
Da qui la logica consequenziale; chi oggi può avere i mezzi, i media, il
palcoscenico per interpretare il falso superamento del dualismo
"destra/sinistra" ? Non certo - e purtroppo aggiungiamo noi - qualche
laboratorio politico che deve fare anche i conti con il "bon ton" per non
urtare la suscettabilità dei circoli "radicali" della sinistra orfana
dell'utopia sconfitta dall'implosione di sistemi perdenti nell'economia come
nel gestire la Comunità.
Ed allora per veleggiare veramente in mare aperto acquisendo senza
"furberie" il consenso della fascia più proletaria e genuina dell'esperienza
rivoluzionaria di stampo marxista leninista noi abbiamo in mente una pazza
idea.
Dimostrare in termini culturali, storici, sociali e- passatemi il termine -
pure "antropologici" che il vero "nemico" non é stato quello erroneamente
combattuto in supporto all'invasore americano e che la Storia é sempre
possibile renderla ciclica in senso viciano nel momento in cui si é
fortemente identitari anche e soprattutto nella difesa delle proprie radici.
Collaborazione dunque tra chi é rivoluzionario sul serio e senza richieste
di "abiure" a nessuno e creando, questo sì vero futuro, sintesi eccellente
delle progettualità di fondo.
Utopia !? Può darsi ma dal "socialismo utopico" (e non dall'utopia del
socialismo) qualcosa di buono fu prodotto.
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