INTERVISTA AL PORTAVOCE DEL CENTRO STUDI SOCIALISMO NAZIONALE

1. Come si pone il SN nei confronti dell’immigrazione? E del razzismo?

SN è da tempo impegnato a spostare la focalizzazione del problema migratorio a monte e non a valle, nel senso che urge la necessità di ridistribuire equamente i profitti a favore dei Popoli a danno delle oligarchie economiciste apolidi che detengono illegalmente attraverso la legalizzazione planetaria dell’usura finanziaria la massa principale delle ricchezze e risorse mondiali soprattutto in ambito delle materie prime. Nel frattempo però la goccia sta facendo traboccare il vaso e diventa giorno dopo giorno insostenibile la pressione numerica degli immigrati nel contesto delle realtà autoctone europee e specialmente in quelle di frontiera come l’Italia.
Il rischio è una guerra tra poveri che non giova a nessuno tranne che ai detentori del potere oligarca. Occorre riformulare il concetto di autodeterminazione dei Popoli che devono essere capaci – ognuno nella propria Terra – di riappropriarsi della Dignità del Lavoro e dello scambio equo e solidale di risorse tra Stati Sovrani e per fare questo devono disfarsi di classi politiche inquinate dall’arrivismo e dalla sete di potere eliminando gli anelli corrosi dei corruttori e dei corrotti. Ogni Popolo deve anche imparare a recuperare la validità concettuale che non ci sono lavori “dignitosi” e lavori “infami” perché il Lavoro nella sue essenza etica è un Valore a prescindere e deve essere riconosciuto e retribuito in modo tale che ognuno abbia dignità di vita. Noi siamo razzisti nel senso più alto del termine perché riconosciamo in ogni razza della specie umana – come insegna la Natura – una sua corretta collocazione in ordine al Creato purché possa progredire nel proprio ambito e territorio premiando la specificità di ognuno senza che altri debbano ritenersi superiori in senso biologico. Certamente la Storia ha determinato la valenza di Stirpe secondo una scala di promozione morale ed etica rispetto alla Civiltà prodotta ma questa viene meno – ed è sempre la Storia ad insegnarcelo – se non si riesce meritocraticamente a mantenerla viva portando necessariamente alla decadenza chi non sa o non è in grado di reggere il confronto con nuovi Popoli emergenti o è in grado di assorbirne intelligentemente le nuove forze propulsive. Roma docet.

2. Il SN come si pone nei confronti del problema ebraico? Del sionismo?

Berlusconi in Israele ha compiuto il canto del cigno che gli è stato richiesto al crepuscolo della sua esistenza politica e non vale nemmeno la pena insistere sulla figura servile a cui è stato costretto dalla sua smodata ambizione per la quale ha dovuto saldare le cambiali in bianco firmate alla plutocrazia, anche se pare ciò non sia sufficiente tanto da spingere le forze anti-nazionali a cercare un’………”altro cavallo”.
SN non ritiene che esista un problema ebraico ma semmai un problema giudaico. Il popolo di religione ebraica in realtà consiste in una dispersione di soggetti in varie parti del globo che sono accomunati da una tradizione religiosa formale che spesso e volentieri sono stati capaci di innestarsi senza particolari traumi nella società di quelle Nazioni che li hanno accolti. Storicamente e ciclicamente però è accaduto che ad un certo momento l’elite giudaica che ritiene – attraverso il talmudismo messianico – di essere “Popolo eletto” ( e non voglio qui entrare oltre nell’ambito di tipo teologico) inizia un esasperante ed arrogante cammino di prevaricazione degli ordinamenti e delle regole delle Nazioni in cui risiedono che provoca infine un risentimento popolare estremo da parte di chi li aveva accolti con sincera fratellanza. Oggi questo giudaismo è rappresentato nella sua forma più fanatica e paradossalmente “laica” dal movimento sionista che è bene ricordare è una dottrina politica e non è la rappresentazione sic et stantibus del popolo semitico che tra l’altro comprende anche la radice ismaelitica, quella che oggi identifichiamo come “araba”. E’ evidente perciò che il sionismo è la radice oscura che determina dal 1948 una condizione di instabilità geostrategica in un’area delicata come quella del vicino oriente attraverso l’imposizione di uno stato che ha consentito lo sfruttamento delle risorse petrolifere sulla base di alleanze costruite in uno scenario di paura permanente. Temo però che la situazione stia sfuggendo di mano a tutti e se non si pone rimedio si rischia la catastrofe planetaria; la soluzione sarebbe la volontà di imporre ai popoli fratellastri (ognuno discendente da figli dello stesso padre e di due madri differenti) la condivisione di convivenza unitaria tra ebrei e popolo di Palestina in un contesto reale di UNA NAZIONE LAICA (“aramaica” ?) in cui ognuno determina i propri destini al di fuori della disputa di primato religioso e di primato di insediamento territoriale. Ma oggi chi può imporre in modo terzo questa ipotesi se una buona parte del mondo è indebitato con i detentori della titolarità di signoraggio delle monete e per l’altra metà è ricattabile dall’arma energetica del petrolio in mano all’altra parte contendente !?
Svincolarsi dall’uno e dall’altro cappio consentirebbe per esempio ad una Europa unita militarmente e politicamente di far valere di nuovo il peso della propria Autorità Civilizzatrice e rendere possibile il suo arbitraggio super partes.

3. Crisi economica. Quali sono stati i fattori e come il SN gestirebbe tale situazione?

Difficile dare una risposta esaustiva attraverso una intervista. Per semplificare diciamo che ci poniamo a difesa dell’Essere contro ogni logica dell’avere. Una visione dell’Uomo identificabile nel compendio tra materia e trascendente rispetto ad un abuso dell’uomo quale produttore e consumatore al pari di un semplice tubo digerente. Ciò significa che i fattori scatenanti di questa crisi, come di crisi precedenti, risiede tutta nell’avidità del possesso e della prevaricazione dei mezzi di produzione sulla valorialità di ogni singolo individuo che ha un cuore, un’anima ed un cervello. Un piccola parte dell’umanità detiene oltre l’80% della ricchezza di tutta l’umanità ed avendo in mano le leve di gestione dei mezzi di produzione impone ad altri la schiavizzazione globale.

4. Bioetica. Come si pone il SN riguardo i nuovi problemi della bioetica generati dall’avvento delle nuove tecnologie mediche (aborto, accanimento terapeutico, testamento biologico..).

Riteniamo necessaria da parte della Nazione come autorità riconosciuta una gestione dell’ordinamento giuridico sulla base delle nuove tecnologie mediche purché ciò non delimiti la libertà e la sensibilità (anche religiosa) dei cittadini che devono essere in grado di essere correttamente informati ed usufruire in egual modo delle opportunità così come poterle rifiutare senza impedimenti “classisti” o di genere.

5. Vaticano e Italia. Il SN prende atto di ingerenze del Vaticano nella politica Italiana? Se si cosa ne pensa?

SN prende atto più semplicemente che non viene attuato il disposto degli accordi tra Stato d’Italia e Chiesa Apostolica Romana sanciti dai Patti Lateranensi ( a meno che non modificati successivamente nel riordino tra Chiesa Conciliare e governo della repubblica italiana – presidente del consiglio Bettino Craxi ) che prevede per la “Città del Vaticano” la concessione alla determinazione di Stato e dunque senza riconoscimento ufficiale di governi esteri purché non si ponesse in atto alcuna ingerenza di tipo temporale negli affari interni dello Stato d’Italia. Queste condizioni sono venute meno da sessanta anni a questa parte e dunque dovrebbe venire meno questo riconoscimento da parte dell’Italia per ovvia inadempienza di uno dei contraenti con tutte le conseguenze utili e necessarie. Il Papa, ancorché a capo della Chiesa universale in termini spirituali, in termini pratici e temporali sarebbe solamente – per l’Italia in quando ordinamento statuale – il primate di Roma a rappresentare le istanze spirituali dei fedeli cattolici italiani.

6. Riforme sociali. Il SN per quali riforme sociali intende battersi ?

SN è un Centro Studi e dunque non opera politicamente ma intende portare la sua pietra al cantiere di un acculturamento nel merito della realizzazione di una socializzazione dell’economia e dunque della conseguente socializzazione della società al fine del raggiungimento del progetto alternativo di modello di sviluppo riconoscibile ed attuabile in uno Stato Nazionale del Lavoro.

7. Bipolarismo. Come si pone il SN nei confronti del bipolarismo? E’ favorevole?

SN è più avanti ancora non riconoscendo alcuna polarità che non sia la rappresentanza organica delle categorie e delle competenze alla base della socializzazione che vede nella Comunità di Popolo una unicità etica non corrosa dalle fazioni partitiche.

8. Concetto di Europa e trattato di Lisbona. Cosa ne pensa il SN dell’Unione Europea e del trattato? E’ a conoscenza delle affermazioni di Jean Monnet: “Le nazioni europee dovrebbero essere guidate verso il superstato senza che i popoli sappiano cosa stia accadendo…”?

Siamo per una Europa confederata di Popoli i cui rappresentanti designati per competenza e conoscenza attraverso un gerarchia socializzata inseguano la volontà unitaria di sovranità militare, politica ed economica nel confronto pacifico e collaborativo con le altre realtà continentali omogenee.

9. Festa della liberazione. Che senso ha per il SN la festa del 25 Aprile? E cosa pensa, in breve, dell’esperienza della Repubblica Sociale Italiana ?

Il 25 aprile rappresenta la divisione e l’odio tra italiani. LA RSI ha rappresentato la punta di lancia di una visione alternativa al modello di sviluppo liberalcapitalista e marxista che deve essere recuperata nell’attualità di oggi e riconosciuta dagli italiani come difesa estrema della integrità nazionale contro l’invasione della barbarie atlantica.

10. Basi nato, missioni all’estero. Il SN risulta favorevole alle missioni di pace? E come si pone al problema delle basi americane e Nato in Italia (Vicenza)? Adotta una linea atlantista?

Le missioni di pace se veramente fossero tali sono una giusta misura di conforto solidaristico che una Nazione degna deve e può portare a chi ha effettivo bisogno in luogo di una tragedia o di una catastrofe umanitaria. Se sono mascheramenti di volontà egemoniche etero dirette devono essere rifiutate a priori. Gli Stati Uniti d’America sono occupanti che mantengono un diritto bellico da vincitori; sta a noi come popolo determinare la fine di tale occupazione, nessun altro. L’atlantismo è una formula geostrategica che può essere mutata solo da una nuova realtà e fino a che l’Europa non si ribella siamo costretti a subirla. Noi lottiamo culturalmente perché si pongano in atto le condizioni civili atte a determinare questo cambiamento epocale e facciamo la nostra parte perché possa avvenire al più presto con la coscienza di una Liberazione Nazionale Europea.

11. Concetto di rivoluzione. Nel SN vi sono idee rivoluzionarie o riformiste? Se si quali.

SN si propone di mantenere continuità ideale con le grandi rivoluzioni nazionali e sociali che consentirono ai Popoli di Europa di riprendere in mano il proprio Destino nell’ottica della trasformazione sociale – tra fine dell’evo moderno e inizio dell’era industriale e tecnologica – a misura dell’Uomo persona e lavoratore e non succube dell’economicismo alienante.

12. Considerazione della nazione. Come considera il SN la nazione, il patriottismo o, semplicemente, l’attaccamento alla propria terra?

SN è per la difesa della Tradizione del Popolo Italico che ha oltre duemila anni di percorso di unità nella identità di realtà territoriali omogenee. Dunque siamo Nazionalisti legando alla Nazione il concetto etico di Comunità e di Stirpe che si raccorda con le patrie (la terra dei padri) di ogni territorio con proprie caratteristiche culturali e di radici tradizionali proprie.
Rifiutiamo invece la declassificazione portata dall’ipocrisia “patriottarda” di questi valori quando si estrinsecano in riti formali vuoti e retorici.

13. Decadenza dei costumi. Il SN riscontra o meno una decadenza culturale nella società moderna? Se si come intende operare per bloccare tale processo?

La decadenza dei costumi è figlia legittima proprio della decadenza culturale e del vuoto pneumatico in cui è costretto il popolo senza esempi di virtù da seguire che siano promosse da autorità moralmente ed eticamente ineccepibili.
I giovani specialmente non trovano modelli e punti di riferimento credibili capaci di ridare loro entusiasmo e fiducia.
Un esempio per tutti: nell’attentato di Nassirya, nello sventramento dell’edificio che alloggiava i nostri militari molti sono stati i soloni di turno che esecrarono la foto che ritraeva sopra la branda di uno dei militari l’esposizione fiera della bandiera italiana con l’aquila ed il fascio della Repubblica Sociale Italiana. Nessuno però si è domandato come mai un militare italiano in missione all’estero – di fatto dentro una guerra – non poteva avere che come riferimento di espressione combattentistica quella bandiera onorata dal sangue di Caduti per l’Onore piuttosto che il tricolore promosso dal tradimento e dall’ignominia dell’8 settembre di un esercito allo sbando.
Ricominciamo a recuperare TUTTA la nostra Storia, senza faziosità, e ricominceremo ad avere un senso comune che può indicare un percorso virtuoso e non scivolare nel circolo vizioso della divisione tra “buoni” e “cattivi” che ci sta portando solo al naufragio completo ed alla decadenza senza ritorno.

Realizzata da Centro Studi l’Arco e la Clava


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